Terrorismo, torna libero il talebano americano John Walker Lindh. Polemiche negli Usa

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Terrorismo, torna libero il talebano americano John Walker Lindh. Polemiche negli Usa
Tutti lo conoscono come “il talebano americano”, in realtà si chiama John Walker Lindh. Viene dalla California, ha 38 anni e da giovanissimo si è convertito all'islam. Arruolatosi tra le file dei talebani in Afghanistan, è stato catturato nel 2002, poco tempo dopo gli attentati dell'11 settembre, e condannato per sostegno alla jihad e possesso di armi. Ma ora ha scontato la sua pena e oggi, salvo clamorose sorprese, uscirà dal carcere di massima sicurezza dove ha passato gli ultimi 17 anni, in Indiana.  Per lui sarà libertà vigilata, ma in America la polemica infuria. John è un recidivo per gli esperti dell'antiterrorismo, secondo cui non ha mai abbandonato le posizioni radicali, sposando anche le tesi dell'Isis. È invece un traditore per la famiglia dell'agente della Cia che fu ucciso dopo averlo interrogato, durante la rivolta in un carcere afghano. Anche se mai sono state trovate le prove di un coinvolgimento di Lindh nell'assassinio.

Appena adolescente, John fu folgorato dall'Islam, convertendosi e abbandonando casa e famiglia a soli 17 anni per andare a studiare arabo in Yemen. Partito con i libri, nel 2000 si ritrovò ben presto in Afghanistan in un campo di addestramento di Al Qaida come volontario talebano, dopo una breve permanenza in Pakistan. Ai giorni dell'arresto risalgono le sue ultime immagini: sporco, emaciato, esausto. Se fosse stato un afgano o un arabo, sarebbe certamente finito a Guantanamo come tanti altri talebani e qaedisti catturati in quei giorni. Ma Lindh è un cittadino americano, e per questo gli è stato concesso un regolare processo davanti a una corte federale statunitense. Davanti ai giudici al momento della sentenza pianse e rinnegò il terrorismo in tutte le sue forme, definendo gli attentati di Osama bin Laden «assolutamente contrari all'Islam». Poi però negli anni in carcere non ha mostrato particolari segni di pentimento, e diversi rapporti lo descrivono come una figura ancora ambigua.

Prigioniero diligente, dedito allo studio, ma anche freddo, riservato, distaccato. Una scheda redatta nel 2017 dall'antiterrorismo lo descrive come uno che non ha cambiato idee, che continua a invocare la jihad globale e si diverte a tradurre testi violenti ed estremisti. Sempre nel 2017 le autorità carcerarie svelano come Lindh abbia più volte espresso sostegno allo Stato islamico. In tanti contestano la sua scarcerazione, convinti che rappresenti una minaccia alla sicurezza nazionale. Anche se a John sarà vietato navigare online, avere un telefono con accesso al web, comunicare in lingue che non siano l'inglese, viaggiare all'estero. Non sarà facile il reinserimento sociale. Come non lo sarà per le decine di prigionieri arrestati nel post 11 settembre e che saranno liberati nei prossimi anni: il governo - denunciano molte associazioni per i diritti civili - è del tutto impreparato, e per gli ex jihadisti non esistono programmi di riabilitazione.
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Mercoledì 22 Maggio 2019, 23:21






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2 di 2 commenti presenti
2019-05-26 00:45:11
Ecco perchè in certi casi non bisogna mai fare prigionieri.
2019-05-23 11:04:30
…….forse era piu' sicuro in galera….!...ma parolin….cosa ne pensa…..?