Panjshir, ultimo atto. I Talebani: «È nostro, ora la guerra è finita»

Martedì 7 Settembre 2021 di Valentina Errante
Panjshir, ultimo atto. I Talebani: «È nostro, ora la guerra è finita»

Chiamano a raccolta la stampa per dirlo al mondo: «La valle del Panjshir è stata interamente conquistata. La guerra ora è finita». Dopo due settimane di combattimenti, i Talebani annunciano che l'ultimo baluardo di resistenza in Afghanistan è nelle loro mani. Ma, mentre il portavoce, Zabihullah Mujahid, avvisa: «L'Emirato islamico è molto sensibile alle insurrezioni. Chiunque tenti di portarne avanti una sarà colpito duramente. Non ne permetteremo un'altra», il Fronte della resistenza rilancia un disperato appello alla rivolta.

«Ovunque voi siate, dentro o fuori, vi invito a iniziare un'insurrezione nazionale per la dignità, la libertà e la prosperità del nostro Paese», ha detto in un messaggio audio ai media il suo comandante, Ahmad Massoud. I ribelli panjshiri hanno assicurato di aver mantenuto «posizioni strategiche» e promesso che «la lotta contro i Talebani e i loro partner continuerà», puntando il dito contro il Pakistan. Il successo dell'avanzata dei mullah è testimoniato anche dagli osservatori che si trovano sul posto e i social sono stati invasi da foto e video con la bandiera bianca, simbolo degli studenti del Corano, che sventola sugli edifici pubblici nella valle, su del governatore, nel capoluogo Bazarak.

 

 

IL GOVERNO

La svolta militare apre la strada all'atteso annuncio del governo talebano che, ha precisato il portavoce Mujhaid, sarà comunque ad interim per permettere eventuali cambi in corsa. Segno che la partita del potere tra le diverse anime del movimento fondamentalista è tutt'altro che chiusa. La sfida principale coinvolge la linea presentata come dialogante e aperta alle formule più «inclusive» del mullah Abdul Ghani Baradar, negoziatore con gli Usa a Doha e capo politico in pectore, e quella più radicale della rete degli Haqqani, appoggiata dagli 007 di Islamabad e vicina ad Al Qaeda. Ma le decisioni importanti, ha assicurato ancora il portavoce, sono ormai state prese. L'annuncio dovrebbe arrivare a giorni.

Da Kabul sarebbero partiti anche i primi inviti ai governi stranieri a partecipare alla cerimonia di insediamento, rivolti, secondo Al Jazeera, a Turchia, Cina, Russia, Iran, Pakistan e Qatar. Ma proprio nei rapporti con i vicini emergono i primi nodi strategici per i Talebani. Dopo le iniziali aperture di credito del presidente fondamentalista Ebrahim Raisi, da Teheran è giunta una «ferma» condanna dell'offensiva contro il Panjshir. «Notizie davvero inquietanti», le ha definite il portavoce della diplomazia Saeed Khatibzadeh, lanciando poi un avvertimento contro «ogni ingerenza straniera» in Afghanistan, in un apparente riferimento al Pakistan, che a Kabul ha inviato il capo dei servizi segreti.

 

LE PARTENZE

Nel Paese, intanto, la vita quotidiana riprende con una parziale riapertura delle banche e la riattivazione di collegamenti aerei interni, mentre il Qatar continua a lavorare alla riapertura al traffico internazionale dell'aeroporto di Kabul. E qualcosa comincia a muoversi anche sul piano delle evacuazioni degli stranieri rimasti bloccati dopo il ritiro Usa. Da Washington i repubblicani denunciano che sei aerei, con cittadini anche statunitensi a bordo, non sono riusciti a decollare e paventano una possibile «crisi degli ostaggi», intanto i primi quattro americani hanno lasciato l'Afghanistan via terra con il consenso dei Talebani.

Malgrado le promesse di maggiore moderazione, gli effetti del nuovo corso dei sedicenti studenti coranici cominciano ad avere effetti anche sulla condizione femminile. Mentre, a Mazar-i-Sharif, nel nord del Paese, tra le minacce, è andata in scena una nuova protesta delle coraggiose attiviste, sui social è circolata la foto del primo giorno di lezioni all'università Ibn-e-Sina di Kabul, che uomini e donne hanno seguito separati da una tenda installata in mezzo all'aula.
 

Ultimo aggiornamento: 8 Settembre, 10:10 © RIPRODUZIONE RISERVATA