Post contro Maometto, in India scoppia la rivolta: tre morti e 100 feriti

Giovedì 13 Agosto 2020 di Francesca Pierantozzi
Post contro Maometto, in India scoppia la rivolta: tre morti e 100 feriti

Il post all’origine della guerra è stato fatto sparire. Ieri i media indiani lo hanno prudentemente definito «potenzialmente offensivo nei confronti del profeta Maometto». Le poche frasi sono circolate appena qualche ora su Facebook, forse anche meno, ma abbastanza per incendiare Bangalore. La capitale della Silicon Valley del sud dell’India, tredici milioni di abitanti e una forte comunità musulmana, ha preso fuoco come una polveriera: prima la casa di Akhanda Srinivasamurthy deputato del Congresso, quando si è sparsa la voce che l’autore del post blasfemo fosse sua nipote Naveem; poi il commissariato del quartiere di KG Halli, nella parte orientale della città, quando si è sparsa la voce che Naveem era stato arrestato e si trovava in cella lì dentro. La polizia si è trovata assediata da una folla armata di spranghe e ordigni incendiari.

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Gli agenti hanno cercato di disperdere la folla con i lacrimogeni, poi hanno cominciato a sparare. Con armi da guerra. Tre manifestanti sono morti, oltre cento i feriti, tra cui, ha precisato la polizia, almeno sessanta agenti. La guerriglia è andata avanti fino a notte fonda, quando le forze dell’ordine sono riuscite a respingere l’assalto e a imporre il coprifuoco. All’alba le immagini hanno mostrato quartieri sventrati, con carcasse di auto carbonizzate, incendi non del tutto spenti, alcune abitazioni distrutte. A Bangalore, nel popoloso quartiere di Kaval Byrasandra, indù e musulmani coabitano da sempre.

LE TENSIONI
Le relazioni sono più difficili da quando il governo nazionalista indù del premier Modi ha approvato una legge sulla cittadinanza considerata discriminante per i musulmani. Ieri le strade di Kaval Byrasandra erano deserte, disseminate di lamiere bruciate. Secondo un residente, che ha parlato con la radio francese Rfi, tutto è cominciato dal post, una foto con un testo breve, ma incendiario: «Un membro della famiglia di Akhanda Srinivasamurthy ha pubblicato una foto che offendeva il profeta Maometto. Subito i musulmani si sono radunati davanti alla sua casa per manifestare la loro rabbia. La situazione è degenerata, e hanno bruciato la villa, poi il commissariato. Per strada non si poteva più stare, c’era fuoco dovunque, mi sono barricato in casa». Secondo alcuni, le cose avrebbero potuto andare anche peggio, come nel 1986, quando per un articolo ritenuto offensivo per Maometto scoppiarono tumulti e rivolte che durarono una settimana. Ieri, mentre i quartieri est di Bangalore bruciavano, un centinaio di musulmani ha creato una catena umana attorno al famoso tempio indù di Hanuman. «Siamo qui per proteggerlo - hanno dichiarato alcuni musulmani presenti - non accettiamo gli insulti verso il profeta e pretendiamo che il colpevole venga punito». Secondo altri testimoni però il post blasfemo sarebbe stato soltanto un pretesto e la rivolta preparata da tempo, nonostante le misure di contenimento anti-Covid ancora in vigore: secondo la polizia i musulmani che hanno attaccato il commissariato erano pronti con le loro armi ore prima che l’offesa contro Maometto finisse su Facebook. In carcere, con l’autore del post, e un centinaio di manifestanti, è finito anche il socialista Muzamill Pasha, secondo le forze dell’ordine il vero ispiratore della sommossa. 

Ultimo aggiornamento: 08:56 © RIPRODUZIONE RISERVATA