Ex Ilva, governo stretto tra due fuochi

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Ex Ilva, governo stretto tra due fuochi

di Jacopo Orsini

Governo in affanno sulla crisi dello stabilimento siderurgico di Taranto. La cancellazione delle tutele legali collegate alla realizzazione del piano ambientale per i vertici del gruppo, voluta dai 5 stelle, rischia di spingere ArcelorMittal verso il disimpegno. Nonostante le continue rassicurazioni del governo.

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La siderurgia è «fondamentale per Taranto e tutto il Paese, non possiamo abbandonare la produzione di acciaio», ha ribadito ieri il titolare dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, dopo aver incontrato con al fianco il ministro del Sud, Giuseppe Provenzano, i sindacati al tavolo sull'ex Ilva. Lo sfoggio di compattezza dell'esecutivo giallorosso tuttavia non è servito a diradare le preoccupazioni per il futuro dell'impianto pugliese. «Siamo intenzionati a garantire la continuità produttiva, chiederemo all'azienda di rispettare il piano industriale e ambientale», ha insistito Patuanelli. «Da nessuna parte è previsto un disimpegno del governo sul settore».

I sindacati hanno ascoltato le rassicurazioni ma non sono usciti rinfrancati dalla sede del ministero. «La preoccupazione è altissima», ha detto il segretario generale della Fim-Cisl, Marco Bentivogli. «L'amministratore delegato Morselli - ha sottolineato - ha davanti due strade: consolidare la produzione di acciaio a 4 milioni di tonnellate annue, che significa ridurre l'organico di 5 mila persone o, dopo il pasticcio fatto al Senato sullo scudo legale, fare letteralmente le valigie. Non esistono altri scenari». E i tagli al personale, ha aggiunto, al momento sono «paradossalmente lo scenario migliore. Ma non permetteremo altri 5 mila esuberi. Non consentiremo di aggiungere a una bomba ambientale una sociale».

I due ministri al tavolo si sono impegnati a garantire la continuità produttiva dell'ex Ilva. Ma la situazione è peggiorata rispetto agli accordi siglati nel 2018. Per quest'anno era prevista infatti una produzione di 6 milioni di tonnellate, ma quella effettiva a fine anno dovrebbe attestarsi a 4,4 milioni. E lo stabilimento di Taranto, secondo quanto riferito dai sindacati, perde 2 milioni di euro al giorno. Senza contare che da luglio ci sono quasi 1.400 lavoratori in cassa integrazione.

LO SCUDO
A questa situazione già critica dal punto di vista industriale si aggiunge il pasticcio delle tutele legali, cancellate dal decreto salva imprese ora all'esame della Camera. ArcelorMittal senza scudo potrebbe infatti decidere di fare un passo indietro mettendo a rischio circa 8 mila posti di lavoro. Ieri Patuanelli ha spiegato che sulle tutele «nel caso vi fossero dubbi interpretativi si possono fare ragionamenti complessivi, che non riguardano per forza solo Taranto». Insomma si può pensare non a un nuovo provvedimento specifico, che lo stesso ministro non considera praticabile perché non passerebbe in Parlamento per l'opposizione dei grillini, ma a «una norma di ampio respiro» che non valga solo per l'ex Ilva.

«Vorremmo intervenire in modo organico», ha detto ancora il titolare dello Sviluppo. «Se ci fossero dei dubbi sul fatto che l'applicazione di una norma, come un piano ambientale, possa portare ad azioni giudiziarie, nel caso sarà chiarita l'applicazione di questo dispositivo», sono state le parole di Patuanelli. Il riferimento è all'articolo 51 del codice penale, in base al quale, secondo il ministro Provenzano, «chiunque agisce nell'adempimento di un dovere come per il piano ambientale non è punibile». Una tesi contestata però dai sindacati secondo i quali la norma non ha impedito di indagare sui vertici e nemmeno sugli impiegati di settimo livello. Fra le ipotesi sul tavolo del governo c'è dunque l'idea di rafforzare il principio sancito dall'articolo 51 non solo per Taranto ma per tutte le imprese. Come però è ancora da vedere.

Un impegno in ogni caso giudicato insufficiente dai sindacati. «Siamo insoddisfatti per quanto riguarda la soppressione delle tutele legali perché non c'è stata una reale presa in carico da parte dell'esecutivo nel risolvere la questione», ha detto Rocco Palombella della Uilm. «Indipendentemente dal tema dell'immunità, il piano industriale è a rilento rispetto all'accordo», ha aggiunto Francesca Re David della Fiom. Un nuovo tavolo con i vertici di ArcelorMittal verrà convocato nella seconda settimana di novembre.

Intanto l'ex ministro per il Sud e senatrice 5 stelle, Barbara Lezzi, in prima linea per far cancellare lo scudo legale, ribadisce la linea dura dei grillini e va all'attacco dei ministri Pd accusandoli di essere «troppo proni alle multinazionali». Infine il sindacato Usb protesta per essere stato estromesso dal confronto al ministero e annuncia uno sciopero di tutti i dipendenti ArcelorMittal per il 5 novembre con manifestazione sotto la sede del Mise.
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Sabato 26 Ottobre 2019, 09:41






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