ArcelorMittal, i commissari: «Mancano condizioni per il recesso». Slitta deposito dell'atto di citazione

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ArcelorMittal, ricorso dei commissari:
«Mancano condizioni per il recesso»
Le condizioni giuridiche del recesso del contratto di affitto dell'ex Ilva, preliminare alla vendita, non ci sono e quindi ArcelorMittal deve andare avanti. È questo il cuore del ricorso con urgenza e cautelare, ex articolo 700, che verrà presentato in settimana in Tribunale a Milano dai legali dei commissari straordinari del siderurgico di Taranto in risposta all'atto con cui la multinazionale franco-indiane chiede di lasciare, restituendoli allo Stato, lo stabilimento pugliese e tutti gli altri siti sparsi per l'Italia.

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Una procedura, quella dello scioglimento del contratto, che ha formalmente preso il via lo scorso 5 novembre, con la notifica agli stessi commissari - avvenuta alle 4 di mattina - dell'atto di citazione nel quale si chiede la cessione del ramo d'azienda e che verrà depositato, salvo sorprese, domani mattina al Tribunale del capoluogo lombardo. Una volta che l'atto di citazione arriva a destinazione, il procedimento dovrà essere iscritto a ruolo dalla cancelleria centrale civile che poi trasmetterà la causa al presidente dello stesso Tribunale Roberto Bichi il quale, secondo il criterio tabellare, la assegnerà alla sezione specializzata delle imprese.

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Nel ricorso cautelare e d'urgenza, che si è reso necessario in quanto, secondo la procedura, che si basa sull'articolo 47 della legge 428 del 1990, i termini per la retrocessione scadono nei successivi trenta giorni, si sostiene che il venire meno dello scudo penale non è una condizione che consente lo scioglimento del contratto. Inoltre si contesta un altro dei punti fondamentali su cui 'battè Arcelor Mittal, e cioè lo stop di Afo2: al contrario l'altoforno, è un anticipazione, non è spento ma funziona perfettamente. In definitiva, secondo il ricorso che dovrebbe essere presentato verosimilmente tra mercoledì o giovedì vengono a cadere in diritto e in fatto i presupposti del recesso del contratto come richiesto dal colosso mondiale dell'acciaio.

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I commissari quindi, a breve, caleranno la loro carta in una partita che, sul piano giudiziario, è ancora tutta da giocare e che potrebbe aprire nuovi scenari e cancellare la mossa del gruppo che ha il suo quartier generale in Lussemburgo. Ora quindi la parola passa a una delle due sezioni specializzate del Tribunale delle imprese, quella a cui verrà affidata la delicatissima vicenda sulla quale si gioca il destino di 10.700 operai occupati direttamente nelle acciaierie ex Ilva, di tutti i lavoratori coinvolti nell'indotto e forse dello stesso Governo.
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Lunedì 11 Novembre 2019, 13:22






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2 di 2 commenti presenti
2019-11-11 16:29:38
Amburgo ti sei dimenticato di dire che il poltronato nr.1 si e' recato a Taranto per dire agli operai: contro la decisione di ArcelorMittal non posso farci niente e che con i suoi NO il poltronaro nr.2 ha decretato il fallimento dell'ILVA
2019-11-11 15:58:15
Della vicenda di questi giorni che riguarda in prevalenza la perdita del lavoro di oltre 5.000 persone, molte anche con famiglia, quello che apprezzo di più è il modo di agire coscienzioso e responsabile del nostro Presidente del Consiglio, l'Avv. Giuseppe Conte. Un vero Signore, un grande Statista. Di fronte alla decisione dei vertici aziendali di abbandonare l'Italia, l’Avv. Giuseppe Conte si è attivato immediatamente a difesa delle migliaia di lavoratori sia nell’incontro avvenuto a Palazzo Chigi con la delegazione di Arcelor Mittal , sia recandosi di persona a Taranto dove ha incontrato la popolazione. Mi chiedo: quante sono le Figure di spicco dei Partiti che, per esempio, in questi ultimi 10 anni si sono recate nel capoluogo pugliese e hanno, non solo promesso, ma si sono anche impegnate concretamente per sostenere l’Occupazione e tutelare la salute dei Cittadini di Taranto? Penso nessuno. Teniamocelo stretto l’Avv. Giuseppe Conte perché se a Palazzo Chigi dovesse subentrare qualcun altro, forse chi da un periodo a questa parte fa solo chiacchiere e promesse, come si dice dalle mie parti “sarebbero dolori” per la gran parte degli italiani.