La via della seta ostacolata
dalla chiusura del Cra di Padova

PER APPROFONDIRE: oro, progetto, seta
La via della seta ostacolata
​dalla chiusura del Cra di Padova

di Paola Gonzo

BASSANO/NOVE – Seta e oro. Un'unione insolita ma possibile grazie ad un ambizioso progetto di innovazione avviato dall'azienda orafa D'Orica di Nove e già premiato a Bruxelles come uno dei migliori a livello europeo. La scommessa di un riavvio, dopo oltre cinquant'anni di assenza, della produzione di una seta 100% italiana rischia però di arenarsi ancor prima di iniziare a causa della probabile imminente chiusura del Cra-Api di Padova che, con le sue 60 varietà di gelso e il seme bachi di circa 200 razze in purezza, è la più importante banca genetica dell'Europa occidentale del baco da seta.



Tutto ha avuto inizio circa un anno fa, quando Giampietro Zonta, il titolare di D'Orica, capofila delle imprese coinvolte nel progetto, ha portato al Cra un collarino in oro e filato realizzato dalla moglie, Daniela Raccanello, con l'obiettivo di sostituire il comune filato utilizzato per l'occasione con vera seta made in Italy. Dal bozzolo al filato, però, il percorso è lungo, e Zonta ha quindi deciso di investire nel progetto acquistando la filandina presente nella cooperativa sociale agricola Campoverde di Castelfranco per poter compiere la trasformazione, arrivando a produrre inizialmente, con grande soddisfazione, circa 800 grammi di seta derivante da bozzoli completamente italiani.



«Tra oro e seta - spiega Zonta - il vero made in Italy è il secondo prodotto. A noi piace definirci come sarti dell'oro, crediamo nel valore etico di questo progetto nel rispetto sia dell'ambiente che di quanti sono coinvolti nella produzione, dal contadino fino all'ultimo componente della filiera. Per questo - prosegue - acquistiamo i bozzoli solo da tre cooperative biologiche in cui lavorano persone diversamente abili».



Il progetto ha richiamato l'attenzione dei media locali e nazionali fino a giungere ai vertici di Bruxelles e venire premiato pochi mesi fa, preannunciando anche un sostegno europeo dal punto di vista finanziario.



In un tale contesto è quindi giunta come un fulmine a ciel sereno la notizia della prossima probabile chiusura del Cra di Padova che, si vocifera, potrebbe venir trasferito a Bologna o a Firenze. «Una tale scelta da parte del Ministero dell'Agricoltura - sostiene vivamente Zonta - andrebbe a snaturare un progetto capace di mettere in risalto la produzione italiana, nello specifico veneta, e potenziale creatore di opportunità e nuovi posti di lavoro».



Il destino del centro motore per la rinascita della via della seta, produttore nel 2015 di 2 milioni di bachi, è quindi, per dirla con una metafora ad hoc, appeso ad un filo. Le risorse economiche sulle quali il Cra può contare sono misurate fino al prossimo settembre, dopodiché si vedrà. Nel frattempo sono numerosi anche i politici locali che si stanno schierando a favore del progetto della seta in quella che sembra una lotta appena agli inizi.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Mercoledì 24 Giugno 2015, 22:49






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