Una chiesa trasformata in moschea:
è già un caso l'opera della Biennale

Chiesa trasformata
in moschea:
è già un caso l'opera della Biennale

di Michele Fullin

Una moschea nella più che millenaria storia di Venezia non si era mai vista. Nonostante l’architettura e la storia della Serenissima riflettano i costanti e antichi rapporti con l’Oriente islamico, la città non ha mai ospitato un luogo di culto. Dove i secoli non sono arrivati, ci è riuscita l’arte attraverso il padiglione nazionale islandese della Biennale, inaugurato oggi. Non in un luogo qualunque, ma all’interno della chiesa (fondata nel X secolo e chiusa al culto dal 1969) di Santa Maria della Misericordia, nel sestiere di Cannaregio, che è stata trasformata in una vera moschea, con un grande tappeto rivolto verso la Mecca, sulle pareti pannelli con i versetti del Corano e il Mirhab a occultare il crocifisso.







La trasformazione, che durerà il tempo della Biennale, quindi fino al 22 novembre, è frutto dell’idea dell’artista svizzero-islandese Christoph Büchel, noto per le sue provocazioni a carattere politico. Nel mirino dell’artista è l’islamofobia dilagante in seguito alla crescita del Califfato. L’idea è stata fatta propria dal commissario Björg Stefansdottir e dalla curatrice Nina Magnusdottir, che hanno coinvolto anche le Comunità islamiche di Reykjavik e di Venezia.



E si è creato un caso che ieri mattina è approdato in Prefettura. Perché, se è vero che per un’installazione (di questo si tratta, anche se vi si può pregare per davvero) le autorizzazioni sono semplici da ottenere, l’apertura temporanea della "moschea" è destinata ad alimentare forti polemiche, essendo la città in piena campagna elettorale. All’attenzione delle forze dell’ordine ci sono due tipi di questioni: evitare possibili infiltrazioni di estremisti ed evitare reazioni scomposte dall’altra parte, quella che di moschee non ne vuole proprio sentir parlare.



Lo scopo dichiarato di "The Mosque" è aprire un dialogo, come spiega il ministro dell’Istruzione islandese, Illugi Gunnarsson: «Mi auguro che il nostro padiglione alla Biennale porti un contributo positivo a livello internazionale. Nel nostro Paese il dialogo è aperto».



Con il contributo delle Comunità islamiche saranno previste iniziative di interscambio culturale, aperte a tutti i visitatori. «Questo progetto - dice il presidente della Comunità veneziana Mohamed Amin Al Ahdab, residente a Venezia da trent’anni - è un gesto che supera l’effetto di cento conferenze sul dialogo tra culture». Il Comune precisa di non avere autorizzato l’apertura di un luogo di culto ma solo di una mostra, vietando anche scritte religiose all’esterno dell’edificio. Aspetto ribadito anche dalla Biennale: «Il progetto del padiglione islandese è stato approvato come installazione artistica, alla condizione che sia realizzato come luogo espositivo visitabile da tutti». Sta di fatto che chi vuole può ritrovarsi a pregare.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Venerdì 8 Maggio 2015, 15:57






Condividi su Google+ Commenta
<< CHIUDI
CONDIVIDI LA NOTIZIA
Una chiesa trasformata in moschea:
è già un caso l'opera della Biennale
CONDIVIDI LA NOTIZIA
DIVENTA FAN
SEGUICI SU TWITTER
COMMENTA LA NOTIZIA
5 di 41 commenti presenti
2015-05-09 11:57:40
Mi complimento, concordo e dico che per prima cosa la loro forza è fortemente motivata dalla nostra debolezza.....soprattutto quella laica che fa alleanze col diavolo pur di dare contro il cristianesimo....ma vedremo quando imporranno la loro ideologia.
2015-05-09 10:50:46
Gli atei "patentati" dovrebbero astenersi dall'esprimere giudizi di tolleranza laica, in quanto per il cristiano è lotta di sopravvivenza, culturale e fisica, per loro (gli atei) è vocazione al martirio. Forse sperano che di fare una fine diversa dai miscredenti, sventolando la loro laicità? L'articolo parlo di provocazione culturale, io direi che è una forma di tortura tendente a vedere il grado di sopportazione dell'occidente e dei Veneziani in particolare. Avete già digerito i morti di Charlye Hebdo? Gli attentati alle sinagoghe francesi? I cristiani gettati a mare in quanto tali? I cristiani etiopi decapitati sulle spiagge libiche dall'Isis? I gay palificati o buttati giù dai palazzi? Le donne rese indistinguibili dai cammelli burqa munite dalla testa ai piedi? Bene, se non li avete dimenticati siete affetti da "islamofobia".
2015-05-09 09:42:27
SACRO E PROFANO .... Venezia soffre soprattutto delle conseguenze di una cultura che tende ad estrapolarla, a farne qualcosa che non appartiene più alla vita, ma soltanto ai sogni dei poeti (dei cattivi poeti, tuttavia, giacché i poeti veri hanno, e come!, il senso del rapporto tra l'arte e la vita).
2015-05-09 07:38:25
La Chiesa s'era illusa di "cristianizzare" i musulmani e invece sta accadendo l'esatto contrario, come Aveva previsto la grande e compianta Oriana Fallaci. Stiamo raccogliendo il frutto di una politica scellerata di globalizzazione con mescolanza di razze e di culture che portano inevitabilmente alla perdita dell'identità, che non è cosa di poco conto, in cambio della multiculturalità, fiore all'occhiello dei cattocomunisti, che abbiamo visto come è andata a finire nei paesi più sviluppati del nostro.
2015-05-09 06:30:56
l'importante è che fuori ci sia un bar, una pasticceria..un negozio di fiori...una rosticceria, una sala slot..ecc