Il museo della tortura di San Gimignano

Venerdì 10 Luglio 2020 di Nicole Cavazzuti
ph. Nicole Cavazzuti

Dagli strumenti di umiliazione psicologica e corporale inflitti agli studenti somari nel medioevo ai dispositivi di tortura escogitati per estorcere l’ammissione di colpa alle donne incriminate di essere streghe anche solo a causa di un’imperfezione della pelle ai tempi della Santa Inquisizione.
Come l’asinello di legno con borchie di ferro affilate su cui il bimbo birichino doveva montare. Il tutto, davanti ai compagni di classe che lo schernivano e con il volto nascosto da un cappuccio con orecchie lunghissime. O come le maschere dell’infamia, in ferro, dalle forme fantasiose e inquietanti, pensate per compromettere la possibilità di mangiare e quindi fare morire di fame le persone.

Ecco solo alcuni dei numerosi oggetti esposti al Museo della Tortura e della Pena di Morte di San Gimignano. Che sono stati raccolti non per gusto del macabro, ma per educare alla tolleranza e contribuire alla formazione di una coscienza solidale e al rispetto del credo e delle opinioni diverse dalla propria. Ve lo raccontiamo nel nostro video servizio.

Da sapere: il museo occupa due edifici. Nel primo sono raccontati i metodi di tortura diffusi in tutto il mondo, nel secondo gli strumenti inventati per la pena di morte: dalla ghigliottina alla sedia elettrica, fino alla camera a gas. Ricostruzioni, ma anche pezzi d’eccezionale rarità, risalenti al XVI, XVII e XVIII secolo.

Museo della Tortura e Museo della Pena di Morte
Via San Giovanni 125 e 82
San Gimignano
Info: +39 0577 940526

Ultimo aggiornamento: 17:52 © RIPRODUZIONE RISERVATA