Nadia Toffa, Enrico Lucci: «Era insofferente alle ingiustizie. E non mollava mai»

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Nadia Toffa, Enrico Lucci: «Era insofferente alle ingiustizie. E non mollava mai»

di Ilaria Ravarino

Volto storico de Le Iene, lasciate nel 2016 dopo vent'anni, il giornalista e conduttore Enrico Lucci era il mito di Nadia Toffa. In più di un'occasione Toffa aveva ribadito la grande stima che nutriva per lui, tra le prime persone ad accoglierla quando, nel 2009, entrò per la prima volta in squadra.

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Ricorda la prima volta di Toffa a Le Iene?
«Era come una bimba al luna park. Aveva una gran voglia di emergere, ma non nel senso in cui tanti lo intendono oggi, cioè mettersi in vetrina. Lei, da subito, è sempre stata una persona che voleva mettersi al servizio della comunità. Voleva rendersi utile. Mi ha sempre ricordato una guerrigliera comunista insofferente a ogni ingiustizia. Era questo Nadia, a volte anche con una veemenza che poteva sembrare eccessiva. E usava quella stessa forza di fronte a un caso clamoroso come a un qualsiasi rompiscatole che le si parava davanti. Era un'indignata sincera, non una dei tanti professionisti dell'indignazione di oggi. Di fronte all'ingiustizia si sentiva male, e partiva in tromba col Kalashnikov».
 


Qual è stata la prima volta che hai pensato che era brava?
«Quando ho capito che era una che non mollava mai. Le avevo detto di moderare i toni, di essere più razionale: quando i giovani venivano a Le Iene volevano subito spaccare, anche io all'inizio lo facevo. Ma la moderazione dà più valore a quello che fai. Ero convinto che la sua azione sarebbe stata più efficace, razionalizzandola».

E lei?
«Mi ha ascoltato. Ma aveva uno spirito così rivoluzionario che era incontenibile».

Ha condiviso la sua scelta di rendere pubblica la battaglia contro il cancro?
«Non mi sono infilato per niente in quella vicenda. Non frequento i social né tantomeno le migliaia di bestie che circolano sul web. Ovviamente non sono tutti così, ma tra i milioni di persone civili ci sono bestie frustrate che vanno sui social a scrivere. Mi faceva tenerezza per essersi esposta. Credo che si trattasse di un nuovo motivo di vita per cui andava semplicemente sostenuta. Era un nuovo obiettivo, perseguito in condizioni che sono sempre state drammatiche. Il mio atteggiamento è stato di rispettosissimo silenzio».

Qual è l'ultima volta che l'ha sentita?
«Al suo compleanno, ci siamo scambiati qualche messaggio affettuoso. Ci sentivamo periodicamente. Ho sempre cercato, per quanto possibile, di essere delicato e di evitare quello sguardo morboso su qualcosa che si sta consumando. Ma la delicatezza, ahimè, è una qualità molto rara oggi».
 
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Mercoledì 14 Agosto 2019, 09:33






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