Tokyo 2020, cerimonia di inaugurazione: partono le Olimpiadi. Gare senza spettatori, tra nuove discipline e incubo Covid

Venerdì 23 Luglio 2021 di Gianluca Cordella
Tokyo 2020, cerimonia di inaugurazione: partono le Olimpiadi. Gare senza spettatori, tra nuove discipline e incubo Covid

dal nostro inviato

TOKYO Resilienza. Parola terribile, di moda ai limiti del fastidioso, usata spesso a caso. Ma sulla quale forse, da oggi, sarebbe quasi d’obbligo apporre quella piccola C circondata che indica il Copyright, la tutela del diritto d’autore. Perché il concetto è diventato proprietà intellettuale del Giappone. Al di là delle critiche sulle gaffe organizzative e del dibattito sulla necessità di queste Olimpiadi, si fa davvero fatica a immaginare un’altra realtà in grado di andare dritta all’obiettivo in questo modo, nonostante il contesto. «Organizzare la gestione dei Giochi, prendendo al tempo stesso tutte le possibili misure contro il Covid, è stato un compito tutt’altro che facile».

 

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Tutto il candore e l’onestà del mondo nelle parole dell’imperatore Naruhito. Che, in attesa del discorso che oggi lo vedrà protagonista nel corso della cerimonia di apertura di Tokyo 2020, ieri ha parlato con il presidente del Cio Thomas Bach. Ripercorrendo con lui tutte le difficoltà affrontate per arrivare al fatidico momento, l’accensione del braciere che segna l’inizio delle Olimpiadi. «Vorrei rendere omaggio a tutti quelli che hanno partecipato a questa gestione per i loro sforzi nei vari siti», ha aggiunto il sovrano. Resilienza, appunto: la capacità di assorbire un urto senza rompersi. Quanti ne ha subiti sin qui il Giappone, a cominciare dal rinvio di un anno fa nella speranza di poter poi essere simbolo di ripartenza. E poi quella ripartenza stessa che diventa fardello, della serie “se molliamo adesso l’effetto sarà opposto e raddoppiato”. Tokyo non ha mollato e, a dispetto dell’ennesima gaffe ormai marchio di fabbrica dello show di apertura, oggi alle 13 italiane lancerà al mondo il suo messaggio: “Ce l’abbiamo fatta”.

 


POLEMICHE
Per fortuna è il giorno della cerimonia. Che continua a perdere pezzi. Dopo il direttore creativo Hiroshi Sasaki accusato di body shaming, il compositore delle musiche Keigo Oyamada reo di atti di bullismo compiuti in gioventù e rispolverati dai media, le dimissioni sono toccate al direttore artistico Kentaro Kobayashi, che oltre 20 anni fa fece battute demenziali sull’Olocausto. Da domani, si è detto, la fortuna è che si possa parlare di sport ma anche che si possa smettere di parlare di tutto questo. Intanto dalle prove della cerimonia è trapelato che poi tanto small non sarà. Nonostante i discorsi asciutti e le delegazioni ridotte si è calcolato che alla fine potrebbe durare comunque sulle tre ore abbondanti. 


SULLO SFONDO
Poi sarà la volta degli atleti che, dopo l’antipasto di softball e calcio di questi giorni e il debutto odierno delle batterie del canottaggio e dei tornei di qualificazione maschile e femminile del tiro con l’arco, da domani lotteranno per le prime attesissime medaglie. E siccome non c’è miglior testimonial di una medaglia d’oro, il Coni, insieme con il ministro della Salute Roberto Speranza, lancerà una campagna di sensibilizzazione al vaccino anti-Covid con i volti degli azzurri che si laureeranno campioni olimpici. Un’iniziativa, annunciata ieri dal presidente del Comitato olimpico italiano Giovanni Malagò all’inaugurazione di Casa Italia, che fa il paio con il video, sempre con le stelle azzurre protagoniste, che il Comitato olimpico nazionale realizzò mesi addietro per ringraziare gli operatori sanitari impegnati in prima fila contro il Coronavirus. 

PAURA 
Il tema delle vaccinazioni, d’altra parte, continua a essere sensibile, essendo il Giappone per sua cultura uno dei Paesi meno inclini ai vaccini. Non a caso i contagi nel Paese, nonostante il quarto stato di emergenza, continuano a crescere. Come, in scala ridotta, aumentano i casi legati alle Olimpiadi. Che adesso sono diventati 87 – il monitoraggio è partito il 1° luglio – con 12 nuovi casi scoperti nelle ultime 24 ore, tra cui due atleti: la skater olandese Candy Jacobs e il pongista ceco Pavel Sirucek. L’allarme è ancora lontano e forse, con questa resilienza, non scatterà mai. Almeno questa è la speranza di tutti. 

 

 

 
Ultimo aggiornamento: 10:06 © RIPRODUZIONE RISERVATA