L'Europa League si veste da Champions: non è più la coppa di scorta

Mercoledì 15 Settembre 2021 di Benedetto Saccà
L'Europa League si veste da Champions: non è più la coppa di scorta

Nel tempo di un’estate è cambiata un’era. La giovane Europa (League) è diventata grande, ormai ha dodici anni e certo non è più la coppetta di scorta, il trofeo vissuto e giocato, specie in Italia, come un peso, e una noia, e un misero disturbo caduto lì a separare due giornate di campionato. Non esiste soltanto la Champions, ché il pallone non è solo appannaggio reale di un’élite, ma si è democratizzato in ossequio allo zeitgeist sportivo, allungandosi fino ai lembi più remoti del continente. Insomma. L’Europa League cui prenderanno parte la Lazio di Maurizio Sarri e il Napoli di Luciano Spalletti, sarà senz’altro una competizione di livello superiore rispetto al passato e va annotato che la crescita è intrecciata alla nascita della Conference League: che, nei fatti, ha stretto i bulloni delle classifiche delle varie leghe e ha aumentato la competitività. Del resto si cresce in regime di concorrenza – e non di monopolio. Così, nella fase a gironi pronta e in partenza, la Lazio si misurerà con tre avversari che nei decenni passati avrebbe serenamente potuto incontrare in Champions. La Lokomotiv Mosca del tecnico Marko Nikolic, ad esempio, può contare su un’intelaiatura prevalentemente russa (ovviamente), nobilitata comunque da elementi di prospettiva e di valore come il brasiliano Murilo Cerqueira.
C’È FERNANDO
Del Galatasaray, invece, i biancocelesti conoscono alla perfezione il portiere (e capitano): vale a dire Fernando Muslera, che tra il 2007 e il 2011 ha vestito proprio la maglia della Lazio. E poi non si possono non citare giocatori di spessore come il turco Arda Turan oppure l’algerino Sofiane Feghouli. Al Marsiglia di Jorge Sampaoli non mancano di sicuro l’ambizione e i mezzi per convertire i sogni in risultati. Dimitri Payet, Steve Mandanda, gli ex romanisti Gerson e Cengiz Under, l’ex napoletano Arkadiusz Milik. I nomi confessano un tasso tecnico e una grana tattica di qualità nettamente superiore alla media europea. E, a rifletterci, nessuno si stupirebbe di trovare una rosa del genere (almeno) nella prima fase della Champions League – ma proprio stasera stessa.
I PALPITI
E non è tutto, figurarsi. Tanto per avere un’idea, il girone G decolla con il doppio scontro che opporrà il Bayer Leverkusen al Ferencvaros e il Betis al Celtic. Una promessa di spettacolo, e palpiti, e fantasia – fino a qualche tempo fa impensabile nel secondo torneo d’Europa. Incuriosisce e affascina, poi, il duello tra Rangers e Lione, che contrapporrà il calcio di concetto germanico degli scozzesi al verbo tattico di stampo franco-olandese proposto dall’allenatore del Lione, Peter Bosz. Al Napoli il destino ha offerto in sorte un terzetto di rivali incidentalmente – e non esaustivamente – sintetizzabili in una parola sola: seccanti. Il Leicester City, lo Spartak Mosca e il Legia Varsavia sono certo abbordabili, d’accordo, è vero: però, specie in casa, hanno armi e risorse per far deragliare qualsiasi treno. E al gran ballo parteciperanno anche squadroni come il Monaco e il Psv, l’Eintracht Francoforte di Schick e il Fenerbahçe.
LA NEONATA
E poi. E poi debutta, timida timida, la Conference League. L’Italia sarà rappresentata dalla Roma di José Mourinho. E, nell’andare del torneo, l’alto e il basso si mescoleranno in una danza caleidoscopica che avvicinerà squadroni tipo il Maccabi Tel Aviv, il Gent, Basilea e il Tottenham a piccole realtà come l’Anorthosis o gli armeni dell’Alaskert. Oppure: il Lincoln Red Imps Football Club, una squadra – niente meno che – di Gibilterra, fondata nel 1978 e capace di arrampicarsi fino ai gironi. Gli storici annotano garruli che è la prima gibilterrina in grado partecipare alla fase a raggruppamenti di una qualsivoglia competizione europea. Nella rosa compare anche un certo Kike Gomez, nato a Siviglia, però di nazionalità filippina. Lo spazio Schengen è già stretto.


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