Variante Delta, con il vaccino Pfizer «ridotte del 90% le conseguenze gravi»

Martedì 6 Luglio 2021 di Mauro Evangelisti
Variante Delta, con il vaccino Pfizer «ridotte del 90% le conseguenze gravi»

Israele, il Paese che per primo e più velocemente ha vaccinato la sua popolazione (il 57,2 per cento ha già ricevuto la doppia dose), ha verificato che l’efficacia di Pfizer sulla variante Delta scende al 64 per cento. Nel Regno Unito la mutazione, esplosa inizialmente in India, è ormai dominante e i casi positivi giornalieri hanno superato quota 27mila nonostante il fatto che oltre il 50 per cento dei cittadini abbia completato la vaccinazione. Con le riaperture confermate per il 19 luglio, il governo britannico si aspetta un raddoppio dei contagiati, si toccherà quota 50mila per arrivare anche a 100mila ogni 24 ore. Questi dati, messi in fila, sono un rumoroso campanello d’allarme anche per l’Italia, tanto più che nella vicina Spagna i segnali di nervosismo sono evidenti: la Catalogna impone nuove restrizioni ai locali al chiuso e tutta la Penisola vede un evidente aumento dei contagi tra i giovani, la parola d’ordine è limitare “el ocio nocturno”.

 

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Variante Delta, i dati da Israele

Anche nel nostro Paese, la variante Delta è ormai al 30 per cento perché è più veloce nel diffondersi della inglese. Secondo il fisico Giorgio Sestili c’è una risalita dei positivi concentrata soprattutto in otto regioni. In Abruzzo, secondo l’Istituto zooprofilattico la Delta è responsabile del 90 per cento dei casi. Eppure, ogni giorno ci sono oltre 500 mila vaccinazioni, anche se sono soprattutto richiami. Ieri è proseguita la timida crescita dei contagi: stabile il tasso di infezione, allo 0,47 per cento, ma i 907 nuovi casi (per un terzo in Lombardia, Sicilia e Campania) sono il 33 per cento in più del martedì della settimana precedente. Al contempo, il dato dei decessi è in discesa (24) e nei reparti, rispetto a sette giorni fa, c’è il 25 per cento in meno di pazienti Covid. In sintesi: siamo in una fase di rialzo della curva, ma non travolgente, allo stesso tempo non è ancora prevedibile quanti casi gravi causerà, visto che a contagiarsi sono soprattutto i giovani e le categorie fragili sono in gran parte protette dai vaccini (ma restano quasi 2,5 milioni di over 60 ancora senza immunità).

 

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E poi c’è il dato che arriva da Tel Aviv: il vaccino Pfizer ha una efficacia ridimensionata al 64 per cento con la variante Delta secondo uno studio diffuso dal Ministero della Salute. I numeri di Israele, però, vanno contestualizzati e ciò che sembra una problema serio - la ridotta efficacia del vaccino - in realtà va ridimensionato. Non a caso a Tel Aviv non hanno deciso nuove chiusure drastiche ma solo correttivi (si parla di mascherine al chiuso e ritorno del green pass per andare al ristorante), nonostante il Paese sia sempre stato estremamente prudente e i casi giornalieri siano aumentati del 50 per cento (lunedì sono stati 501, il dato più alto da cinque mesi). Il Ministero della Salute ha anche spiegato: sì, l’efficacia del vaccino Pfizer contro l’infezione con la variante Delta è scesa, ma quella di prevenzione dei ricoveri ospedalieri e dei sintomi gravi è solida, ancora al 93 per cento. In effetti, come racconta il Jerusalem Post, l’aumento dei malati è molto basso, «ieri i pazienti gravi erano 33; il dato minimo di metà giugno era di 21. Ad aprile, con un numero simile di casi positivi, Israele aveva oltre 100 pazienti gravi e al culmine della pandemia a gennaio 1.200». Dal 13 giugno c’è stato solo un decesso. In sintesi: la variante Delta è più rapida e può aggirare il vaccino, ma gli effetti su decessi e ricoveri, quanto meno in Israele dove gran parte della popolazione più fragile è stata protetta, sono per fortuna modesti. Tuttavia, le autorità sanitarie del Paese stanno pensando di organizzare una terza somministrazione nei prossimi mesi, una dose di rinforzo del vaccino che vada ad alzare un muro più solido contro la diffusione del virus. Commenta il professor Massimo Galli (ospedale Sacco di Milano): «Il problema non è il vaccinato, perché se si infetta non sviluppa la malattia grave, tranne in un numero molto basso di casi. Il vero problema è sapere quanti e chi sono i vaccinati che non rispondono proprio al vaccino. Loro, insieme ai non vaccinati, rappresentano l’ambito di maggior preoccupazione».

 

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Scommessa

Il Regno Unito, con una percentuale di popolazione protetta con doppia dose più bassa (ricordiamolo, 57,2 a Tel Aviv, 50,4 a Londra), ma soprattutto con una circolazione molto più intensa (28.733 mila casi in un giorno rispetto ai 501 israeliani), si prende un rischio evidente. Boris Johnson rinuncia a limitare la circolazione del virus (chiede ai cittadini senso di responsabilità, ma le immagini dei festeggiamenti a Londra dopo la vittoria dell’Inghilterra contro l’Ucraina erano da “liberi tutti”). Il segretario alla Salute, Sajid Javid, ha fatto questa sintesi, nel prospettare l’ipotesi che si possa arrivare anche a 100mila casi ogni 24 ore: «Ci aspettiamo che le infezioni continuino ad aumentare, entro il 19 luglio potrebbero essere già 50.000». Perché allentare le misure di contenimento allora? «Il vaccino è un “muro di difesa”. Il rapporto tra casi, ricoveri e decessi è stato fortemente ridotto dalla vaccinazione. Con 27.000 nuove infezioni, ci sono poco meno di 2.000 pazienti Covid. L’ultima volta che le infezioni erano state così alte, i ricoverati erano 20.000».

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 8 Luglio, 10:10 © RIPRODUZIONE RISERVATA