Long Covid nei bambini: sintomi, come riconoscerlo e quali cure sono necessarie. Le indicazioni dell'Iss

Domenica 25 Luglio 2021
Long Covid nei bambini: sintomi, come riconoscerlo e quali cure sono necessarie

Dopo il Covid si può non tornare indietro. È il caso del Long-Covid: «una condizione clinica caratterizzata dal mancato ritorno da parte del paziente affetto da coronavirus allo stato di salute precedente all'infezione acuta», come indicato dall'Iss. Non si conoscono i motivi che portano una parte della popolazione contagiata a sviluppare sintomi nel lungo periodo. Ma non ne sono esenti i bambini. I Long Covid è infatti in grado di accentuare in maniera esponenziale le difficoltà fisiche e psichiche dei più piccoli potendone danneggiare lo sviluppo cognitivo e la salute mentale nel medio-lungo periodo. È bene allora saperne riconoscere sintomi per poter monitorare l'infezione.

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Long Covid bambini, i sintomi

Il numero dei bambini che ha avuto esperienza del Long Covid è confortante, ma il fenomeno non va sottovalutato. Al di sotto degli 11 anni di età, chi contrae l’infezione da COVID-19 «ha una minor probabilità di sviluppare una malattia grave durante la fase acuta, così come nelle settimane successive alla diagnosi», riporta l'Iss. Ci sono però alcuni sintomi da tenere sott'occhio. E sono:

  • febbre; 
  • disturbi gastro-intestinali;
  • nausea;
  • affaticamento persistente;
  • mal di gola;
  • manifestazioni cutanee;
  • cefalea;
  • artromialgie;
  • astenia;
  • cambiamenti del tono dell’umore;
  • disturbo del sonno;
  • difficoltà di concentrazione;
  • vertigini;
  • palpitazioni;
  • sensazione di fame d’aria;
  • disfunzioni cognitive

 

 

 

Le differenze

I sintomi appena indicati potrebbero però anche non essere una conseguenza del Long Covid. Ma dovuti alle conseguenze indirette del COVID-19 nel lungo periodo: fra cui l’isolamento sociale e le ricadute socioeconomiche della pandemia sulle famiglie. La salute dei bambini può risultare profondamente influenzata da modifiche delle condizioni di vita, del reddito familiare, disoccupazione, problemi di istruzione e di accesso ai servizi sanitari, con conseguente maggior rischio di abbandono e violenza domestica.

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Come curarlo

Nel caso in cui si verifichino alcuni sintomi tra quelli indicati per un periodo persistente è allora opportuno contattare il proprio pediatra: il primo interlocutore dei genitori. È anche importante un supporto psicologico dei bambini, degli adolescenti e delle loro famiglie, attraverso l’attivazione di percorsi di supporto psicologico e neuropsichiatrico a loro dedicati. Oltre ad aiutare nella fase acuta potrebbe ridurre i rischi di sintomatologie post-traumatiche perduranti nel tempo.

 

 

Ultimo aggiornamento: 26 Luglio, 10:53 © RIPRODUZIONE RISERVATA