Covid, Oms: «Fase acuta pandemia può finire nel 2022, nell'ultima settimana 100 casi ogni tre secondi, un morto ogni 12»

Ieri erano due anni precisi da quando l'Organizzazione mondiale della Sanità ha dichiarato l'emergenza sanitaria

Lunedì 24 Gennaio 2022 di Stefania Piras
Covid, Oms: «Nell'ultima settimana 100 casi ogni tre secondi, serve urgente cambio di paradigma»

La pandemia Covid non è finita ed è pericoloso considerarla al capolinea finché non si vaccina almeno il 70% dei gruppi a rischio. Lo ha detto il direttore generale dell'Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus che oggi ha riunito i componenti del comitato esecutivo dell'Organizzazione. 

Ha detto anche che la fase più acuta della pandemia potrebbe finire nel 2022 ma serve vaccinare almeno il 70% delle persone della popolazione a rischio entro metà anno. Inoltre non ha escluso l'arrivo di nuove varianti. Si possono tracciare diversi scenari sull'evoluzione della pandemia, ha detto, ma «è pericoloso presumere che Omicron sarà l'ultima variante o che siamo alla fine». Al contrario, a livello globale le condizioni sono ideali per l'emergere di più varianti. Per cambiare il corso della pandemia, dobbiamo cambiare le condizioni attualì. Così il direttore dell'Organizzazione mondiale della sanità Tedros Adhanom Ghebreyesus in apertura dell'Executive Board.

«Possiamo porre fine alla fase acuta della pandemia: possiamo porre fine al Covid-19 come emergenza sanitaria globale e possiamo farlo quest'anno», ha detto. Poi, la ricetta per uscire dall'emergenza: «Questo significa - ha spiegato Tedros - vaccinare il 70% della popolazione di ogni Paese, con un focus sui gruppi più a rischio; significa ridurre i decessi con una forte gestione clinica, a cominciare dall'assistenza sanitaria di base, e un accesso equo a diagnosi, ossigeno e antivirali; significa aumentare test e sequenziamento; significa saper calibrare l'uso delle misure sanitarie e sociali; significa ripristinare i servizi sanitari essenziali (circa la metà della popolazione mondiale non ha ancora accesso ai servizi sanitari essenziali, dirà in un passaggio del discorso); significa definire nuove soluzioni senza aspettare la fine della pandemia. I vaccini da soli non sono il «biglietto d'oro» per uscire dalla pandemia, ma non c'è via d'uscita se non vacciniamo il 70% della popolazione di ogni paese entro la metà di quest'anno». 

Il discorso pronunciato da Ghebreyesus serve per capire a che punto siamo. 

«Questa domenica segna due anni da quando ho dichiarato un'emergenza sanitaria pubblica internazionale - il più alto livello di allarme secondo il diritto internazionale - sulla diffusione del Covid-19. All'epoca, c'erano meno di 100 casi e nessun decesso riportati fuori dalla Cina. Due anni dopo, sono stati riportati quasi 350 milioni di casi e più di 5,5 milioni di morti - e sappiamo che questi numeri sono una sottostima. In media la scorsa settimana, sono stati segnalati 100 casi ogni tre secondi, e qualcuno ha perso la vita a causa di Covid-19 ogni 12 secondi», ha detto Ghebreyesus. 

L'impressionante velocità di Omicron - Da quando Omicron è stato identificato per la prima volta solo nove settimane fa, più di 80 milioni di casi sono stati segnalati all'OMS: più di quanti ne siano stati segnalati in tutto il 2020. «Finora, l'esplosione dei casi non è stata accompagnata da un'impennata dei decessi, anche se le morti stanno aumentando in tutte le regioni, soprattutto in Africa, la regione con meno accesso ai vaccini», ha detto.

Quindi a che punto siamo? Dove siamo diretti? E quando finirà?

«È vero che vivremo con il Covid- 19 per il prossimo futuro, e che dovremo imparare a gestirla attraverso un sistema sostenuto e integrato per le malattie respiratorie acute, che fornirà una piattaforma per la preparazione a future pandemie», ha risposto Ghebreyesus.

Gli altri Paesi quanto stanno vaccinando?

«Allo stato attuale - ha detto il direttore dell'Oms -  86 Stati membri in tutte le regioni non sono stati in grado di raggiungere l'obiettivo dello scorso anno di vaccinare il 40% delle loro popolazioni - e 34 Stati membri, la maggior parte dei quali in Africa e nella regione del Mediterraneo orientale, non sono stati in grado di vaccinare nemmeno il 10% delle loro popolazioni. L'85% della popolazione dell'Africa deve ancora ricevere una sola dose di vaccino».

«Solo una settimana fa, COVAX ha consegnato la sua miliardesima dose. Nelle ultime 10 settimane, COVAX ha spedito più vaccini che nei precedenti 10 mesi messi insieme. Le sfide di approvvigionamento che abbiamo affrontato l'anno scorso sono ora sostituite dalla sfida di distribuire i vaccini il più velocemente e il più lontano possibile. L'OMS e i nostri partner stanno lavorando con i paesi tutto il giorno per superare queste sfide», ha aggiunto

Cos'è Covax

È un'iniziativa multilaterale dell'Onu, ed è uno dei tre pilastri del programma Access to COVID-19 Tools Accelerator (ACT). Lanciato in aprile 2020 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la Commissione Europea e la Francia, il programma ha creato una collaborazione globale per accelerare lo sviluppo, la produzione e la parità di accesso per tutti i paesi a strumenti innovativi di diagnosi, trattamenti e ai vaccini contro il COVID-19. In particolare, Covax mira ad accelerare lo sviluppo e la produzione di vaccini COVID-19 e ad assicurarsi che raggiungano i paesi più poveri del mondo. 

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Ultimo aggiornamento: 25 Gennaio, 08:14 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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