Gualtieri chiude al M5S: «Non avranno assessori». I grillini filo-dem divisi

Mercoledì 6 Ottobre 2021 di Lorenzo De Cicco
Gualtieri chiude al M5S: «Non avranno assessori». I grillini filo-dem divisi

Non sarà un Campidoglio rosso-giallo. Destinati a traslocare dopo la débâcle di Virginia Raggi, i grillini non rientreranno nella sala dei bottoni del Comune via Pd. «Non ci saranno assessori del M5S», conferma Roberto Gualtieri. La partita del ballottaggio per il candidato del centrosinistra è sul filo del fuorigioco tra gli schieramenti: sa che per battere Michetti deve pescare dal bacino di Raggi e di Calenda, ma senza sbilanciarsi su un fronte a discapito dell’altro. Il leader di Azione insiste su un punto: niente pentastellati al governo di Roma. E Gualtieri ribadisce: i grillini non ci saranno. «E noi siamo abituati a fare ciò che diciamo».

Che l’aria fosse questa era chiaro già dall’inizio della campagna elettorale. Ma confermare il concetto ieri, pubblicamente, dopo l’ennesimo pungolo di Calenda, serve a dare l’idea di un gioco di sponda, della convergenza con quel 20% di elettorato che ha scelto l’ex ministro dello Sviluppo. Che non a caso rilancia la dichiarazione, cinguettando: «Bene». Poi in serata, ecco il sostegno, dopo quello di Renzi: «Voterò Gualtieri». Il candidato dem ringrazia. «Con Calenda ci stiamo sentendo, scambiamo messaggi - rivela - Su molti punti del programma ci sono convergenze».

Calenda: «Voterò Gualtieri, Michetti incapace». Lite tra Conte e il leader di Azione

C’è anche il campo grillino da coltivare. Gualtieri lunedì incontrerà Raggi, per parlare dell’Expo (la sindaca ha invitato pure Michetti, venerdì). E guarda a Giuseppe Conte. «Gualtieri è un ministro che ha lavorato bene», ripete l’ex premier. L’obiettivo, trapela dal quartier generale del Pd, è arrivare al «voto personale» del presidente dei 5 Stelle, che è residente a Roma. Una preferenza da esprimere pubblicamente, ovvio, con una formula simile a quella usata da Calenda. Altro segnale: con i grillini potrebbe esserci un patto di non-belligeranza nel VI municipio, Tor Bella Monaca, l’unico distretto dove il Movimento è approdato al ballottaggio, contro il centrodestra. È ancora presto per ufficializzare la convergenza, il Pd locale ha mancato il secondo turno per 9 voti ed è in piena battaglia legale per sovvertire l’esito del primo spoglio: ieri si è riunita la commissione elettorale, il candidato dem Fabrizio Compagnoni non molla la presa.

Ma è questione di ore e arriverà il verdetto. A quel punto, se a Torbella sarà confermata la corsa centrodestra vs M5S, «sarebbe naturale sostenere il candidato 5 stelle», confida un esponente di peso del Pd. Anche perché questa «unità contro le destre» è la stessa che evoca l’ex ministro per portare a dama la scalata al Campidoglio. Certo l’uscita di ieri sui grillini fuori dalla giunta non è piaciuta a tutti, nel Movimento. Ha storto il naso Roberta Lombardi, madrina del patto rosso-giallo alla Regione Lazio: «Mentre il M5S è pronto al dialogo, Calenda e Gualtieri si affannano a commentare su un fantomatico ingresso in giunta del Movimento, cosa peraltro mai chiesta - attacca la “faraona” stellata, leader degli anti-Raggi romani - una certa sinistra radical chic continua a guardare con senso di superiorità il M5S. Ma gli elettori non sono una mandria di buoi».

Uno strappo da ricucire. È intervenuto anche Conte: «Gualtieri non ha detto nulla di più di quello che riteniamo, non avendo mai pensato di avere assessori, non era all’ordine del giorno». Sull’appoggio al candidato dem, qualche grillino viene allo scoperto. Per esempio Alessandra Todde, viceministro allo Sviluppo in quota M5S: se abitasse a Roma, ha detto ieri, voterebbe Gualtieri. È un personaggio minore, certo, ma fa capire che un pezzo di Movimento non si nasconde più.

 

SFIDA IN PIAZZA

A dieci giorni dalla riapertura dei seggi, si pensa agli ultimi comizi. Ieri Gualtieri era con il senatore Raffaele Ranucci e Alessandro Onorato, il coordinatore della sua lista civica, che si è affermata come seconda forza della coalizione, oltre il 5,4% (quasi quanto la Lega, il doppio della sinistra). Ci sarà, nei prossimi giorni, Enrico Letta, che archiviata la partita di Siena (con Milano, Napoli e Bologna senza ballottaggi) si concentrerà su Roma e Torino. Si farà sentire Nicola Zingaretti. E dopo la chiusura del primo turno in uno spiazzo a San Basilio con 200 militanti, più altri 3mila sparpagliati in 14 municipi, il Pd prepara l’ultimo raduno, formato maxi, a San Giovanni, il 15 ottobre. Una chiusura di piazza vecchio stile sul prato del concertone.
 

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