Roma, spaccio e summit nei bar: il prefetto chiude 21 locali. La mappa

Il bilancio delle revoche alle attività in parte legate alla criminalità organizzata

Martedì 10 Maggio 2022 di Camilla Mozzetti
Roma, spaccio e summit nei bar: il prefetto chiude 21 locali

La droga nascosta nei frigoriferi oppure nei magazzini al fianco delle scatole di pelati, le armi in alcuni casi occultate in cassetti ricavati nelle scale mentre seduti ai tavolini - pure con un caffè davanti - non c’erano dei “normali” clienti. Quelli che ci si aspetta di incontrare, in fondo, in un bar. Non è un meccanismo nuovo: le attività commerciali (nel novero ci sono anche ristoranti, centri massaggi, tabaccai) che prestano il fianco a bande e gruppi criminali, che vengono rilevate con uno scopo preciso, ovvero quello di trasformarle in basi di stoccaggio della droga, di spaccio o in centri idonei per i “summit” di mala è storia nota fin dai tempi della banda della Magliana. Di nuovo ci sono le licenze revocate dalla Prefettura a locali “macchiati”, in odore di camorra, ‘ndrangheta, o al servizio della criminalità albanese. Durante lo scorso anno da Palazzo Valentini sono arrivati 21 provvedimenti di revoca licenze o Scia per altrettante attività. Tra queste oltre a quella per il “Bar Moccia” di via Giovanni Castano, usato come base di spaccio, ci sono anche due attività di Dragoncello finite nell’operazione “Alta marea” della Squadra Mobile. Il “Grease” di via Ottone Fattiboni e l’ “Oly & Stè” di via Ottaviano Ubaldini. Entrambi gli esercizi erano usati come “basi logistiche” per lo spaccio da parte di un’articolata associazione per delinquere in rapporti con la criminalità organizzata albanese e campana. 

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Centri di summit

Ancora: nell’elenco c’è pure l’attività di cura della persona “New Elisir” di via Degas 83 alle spalle della Casilina usata come luogo di summit da parte di diversi pregiudicati per estorsione aggravata dal metodo mafioso. Il titolare è risultato affiliato alla ‘ndrina degli Alvaro. A chiudere poi anche il bar “Swuami” di via Fiuminata - perché da qui uno dei gruppi criminali più consolidati a San Basilio spacciava droga senza soluzione di continuità - e il bar “Dalila” di via dell’Archeologia 75 dove oltre allo spaccio e al consumo di droghe andò in scena anche un regolamento di conti tra delinquenti di Tor Bella Monaca. “Piazze” di spaccio camuffate da bar sono state individuate con seguente revoca della licenza anche in via del Fosso di Santo Spirito per il “486 Gioco Denise”, in via Metastasio a Zagarolo per il “Bar Simona”, in via Pietro Gasparri per l’ “Hosteria da Pietro”. Da contare poi i sequestri messi a segno dal Nucleo investigativo dei carabinieri per le indagini contro il clan Moccia, in “Enclave” contro il clan degli Alvaro e in una delle ultime indagini “Tritone” contro il clan Gallace-Madaffari-Perronace. Complessivamente ad essere sequestrati sono stati un tabaccaio di via Casal del Marmo, una tavola calda nella stessa strada, un autospurgo di via del Melograno ad Anzio e un ristorante di piazza dei Coronari.

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Le altre irregolarità

Tra le revoche firmate dalla Prefettura anche quella contro il centro massaggi di via Sebastiano Ziani finito al centro di un’operazione dei carabinieri della compagnia di Frascati per sfruttamento della prostituzione. Senza contare tutti quei provvedimenti firmati per sospendere l’attività di minmarket, soprattutto nel quartiere di San Lorenzo, perché responsabili della “malamovida” del quartiere oppure perché non rispettosi delle norme varate in piena emergenza sanitaria sul contenimento della pandemia da Covid-19.

Ultimo aggiornamento: 11 Maggio, 13:38 © RIPRODUZIONE RISERVATA