«Parnasi potrebbe ancora fuggire»: il gip conferma l'obbligo di firma

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«Parnasi potrebbe ancora fuggire»: il gip conferma l'obbligo di firma

di Michela Allegri

Pericolo di fuga e rischio di inquinamento probatorio: potrebbe scappare o fare sparire alcune prove a suo carico. Le esigenze cautelari per l'imprenditore Luca Parnasi non si affievoliscono nemmeno in vista dell'udienza preliminare. Il costruttore, imputato per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, per il giro di tangenti e di illeciti finanziamenti elargiti a politici e funzionari del Campidoglio per la realizzazione del Nuovo stadio della Roma a Tor di Valle, non potrà allontanarsi dalla Capitale e dovrà continuare a presentarsi alla polizia giudiziaria con cadenza settimanale. Il gip Costantino De Robbio ha respinto l'istanza con cui i difensori di Parnasi hanno chiesto la revoca delle misure cautelari. L'imprenditore resterà sottoposto all'obbligo di dimora nel Comune di Roma e all'obbligo di firma. Anche perché, visto che la società Eurnova - di Parnasi - ha appena concluso con James Pallotta un accordo che prevede la vendita del pacchetto stadio per 110 milioni di euro, il rischio è che questa consistente disponibilità economica gli consenta di fuggire.

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Le pm Barbara Zuin e Luigia Spinelli, titolari del fascicolo sull'affaire Tor di Valle, avevano dato parere negativo alla cessazione della misura. La procura tiene il punto mentre l'inchiesta che ha travolto l'ex presidente di Eurnova, i suoi collaboratori e una lunga lista di politici e funzionari capitolini arriva al momento cruciale: il 2 aprile ci sarà l'udienza preliminare durante la quale il gup deciderà se rinviare a giudizio i 15 imputati, come chiesto dagli inquirenti. Le accuse vanno, a seconda delle posizioni, dall'associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e ad altri delitti contro la pubblica amministrazione - contestazione mossa solo a Parnasi e ai suoi collaboratori -, al finanziamento illecito ai partiti, al traffico di influenze illecite. A rischio processo, oltre all'imprenditore e al suo entourage, anche l'ex vicepresidente del Consiglio della Regione Lazio di FI, Adriano Palozzi, l'ex assessore regionale del Pd, Michele Civita, e il Soprintendente ai Beni culturali di Roma, Francesco Prosperetti. Nel capo d'imputazione si legge che Parnasi - «capo e organizzatore» dell'associazione - avrebbe cercato di pilotare in favore della sua società Eurnova le «procedure amministrative legate al masterplan».

LANZALONE
Nel frattempo, due giorni fa, si è aperto il processo a carico dell'ex superconsulente della sindaca Virginia Raggi, l'avvocato genovese Luca Lanzalone, ingaggiato senza contratto ufficiale, ma incaricato di seguire i dossier più delicati, in particolare quello su Tor di Valle. Ribattezzato il sindaco ombra, è una delle figure chiave dell'inchiesta. Per lui, per il suo socio Luciano Costantini e per il commissario straordinario dell'Ipa, Fabio Serini - le accuse sono corruzione e traffico d'influenze -, la procura ha ottenuto di procedere con rito immediato. Ma dopo l'udienza del 2 aprile verrà discussa un'eventuale riunione dei procedimenti: Parnasi e Lanzalone potrebbero trovarsi uno accanto all'altro sul banco degli imputati. Intanto, il Campidoglio si è costituito parte civile contro l'avvocato genovese e la Raggi è stata citata come testimone dai pm. Per la procura, potrebbe essere uno dei principali testi d'accusa contro l'ex braccio destro.
Per i magistrati, Lanzalone avrebbe agevolato Parnasi e in cambio si sarebbe aggiudicato una serie di consulenze. La procura gli contesta anche di avere fatto ottenere a Serini la nomina come commissario straordinario dell'Ipa, intercedendo direttamente con la sindaca, e di avere ottenuto in cambio almeno due incarichi.
 
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Giovedì 7 Marzo 2019, 07:48






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