Omicidio prostitute a Roma, caccia al killer sulle chat di incontri. Si cerca il Dna sul corpo delle vittime

Marta Castano, 65 anni, si prostituiva per mantenere sua figlia. Le altre due vittime sono due prostitute cinesi di 40 e 20 anni

Venerdì 18 Novembre 2022 di Veronica Cursi
Serial killer prostitute a Roma, Marta Castano uccisa con un pugnale durante un rapporto sessuale: chi sono le vittime

Uccisa con uno stiletto al torace, forse durante un rapporto sessuale con il suo assassino. Sarebbe morta così Marta Castano Torres, in arte Yessenia, la donna colombiana uccisa nel quartiere Prati a Roma. Sarebbe lei la prima vittima (anche se il suo corpo è stato scoperto per ultimo nel seminterrato di via Durazzo) del serial killer che da ieri ha fatto perdere le proprie tracce.

La prima a essere uccisa, secondo quanto si apprende, sarebbe stata la donna colombiana di sessantacinque anni, che da quanto emerge si prostituiva per mantenere la figlia, colpita con diverse coltellate al petto durante un rapporto. A distanza di poco tempo sono state poi uccise le due donne cinesi nell'appartamento al primo piano di Riboty. Le due, quando sono state trovate, avevano entrambe la gola tagliata: la prima, trovata sul pianerottolo, aveva 40 anni. L’altra trovata sotto il letto, solo venti.

L'autore del duplice omicidio, un cliente, secondo quanto ricostruito finora, ha colpito prima la ragazza cinese con cui si sarebbe appartato per avere un rapporto sessuale e successivamente la seconda donna intervenuta in soccorso. In quel momento la ragazza cinese, ancora nuda, avrebbe tentato di scappare ma è stata raggiunta sul pianerottolo dove è stata poi trovata senza vita dal portiere. Sul corpo delle due cittadine cinesi, via Riboty, sono stati individuate ferite alla gola, al torace e alla schiena. Ma di loro nessuno è andato a chiedere conto dopo la notizia della morte.

Caccia al killer

E adesso è caccia al killer. Al vaglio degli investigatori impegnati nelle indagini ci sarebbe anche una chat su una piattaforma di incontri a cui era iscritta la sessanticinquenne colombiana uccisa nel seminterrato di via Durazzo. Al momento non c'è traccia dell'arma usata per uccidere le tre donne e si stanno passando al setaccio anche i cassonetti presenti nella zona. Dalle testimonianze raccolte finora non sarebbe emerso un identikit dell'aggressore. Su questo punto l'analisi delle telecamere presenti nel quartiere e dei tabulati potrebbe fornire elementi utili, così come  l'esame delle impronte rilevate ieri dalle Polizia scientifica. Al vaglio anche eventuali tracce di dna presenti sul corpo delle vittime. Dalla modalità con cui sono stati compiuti gli omicidi, avvenuti a breve distanza, in un arco temporale ristretto e con ferite simili, non si esclude che possa essersi trattato di un piano premeditato. 

 

L'autopsia

L'autopsia sui corpi delle tre donne verrà affidata nelle prossime ore. I pm della Capitale hanno formalmente aperto due fascicoli per omicidio volontario aggravato. L'esame autoptico punta anche a chiarire se le ferite mortali sul corpo delle tre vittime siano state inferte con lo stesso tipo arma. 

Serial killer Roma, la vita dentro casa delle due 40enni uccise: «Uscivano soltanto per fare la spesa»

Serial killer a Roma, Prati si risveglia nel sangue con l'incubo di via Poma: «Servono più controlli»

Le donne cinesi restano "sconosciute"

Marta Castano nel quartiere era conosciuta e ben voluta, nonostante gli sguardi indiscreti perché «tutti sapevano come si guadagnava da vivere». A trovarla nello stabile di via Durazzo è stata sua sorella. È l'ultima persona che l'ha vista prima del suo omicida. L'ha trovata distesa nel letto in una pozza di sangue e ha contattato la polizia, che adesso indaga sull'accaduto scandagliando il cellulare in cerca del contatto che potrebbe ricondurre al killer.

Da capire se la sua morte sia collegata a quella delle altre due donne trovate senza vita a meno di un chilometro di distanza. Anche loro prostitute, però cinesi. Ospitavano i clienti al civico 28 di via Riboty e a differenza di Marta Castano non erano molto amate dai vicini, che si erano lamentati del gran via vai che si vedeva ogni giorno. La loro identità è ancora sconosciuta, la polizia è al lavoro per dare un nome anche a loro. 

 

I 3 omicidi

Giovedì mattina alle 11 la Questura ha ricevuto la prima chiamata dal portiere dello stabile di via Riboty. «C'è il cadavere di una donna sul pianerottolo», dice. La polizia arriva in fretta e trova la prima delle due donne cinesi uccise. Dentro l'appartamento dove viveva, viene poi scoperta la seconda vittima. Entrambe erano nude e sgozzate. Sarebbero state uccise poco prima del ritrovamento, a metà mattinata. Alle 12.49 arriva la chiamata che denuncia la terza vittima. Al telefono è la sorella di Marta Castano Torres, colombiana che viveva in via Durazzo. È stata lei a ritrovarla in una pozza di sangue. Dietro i tre omicidi ci sarebbe un'unica mano, secondo gli inquirenti. Ad aiutare le indagini potrebbe essere il registro delle chiamate. Le tre donne avrebbero preso appuntamento con il loro aguzzino, che una volta entrato le avrebbe poi uccise.

 

 

Ultimo aggiornamento: 19 Novembre, 00:27 © RIPRODUZIONE RISERVATA