Marco Liorni: «Dopo il Grande Fratello per 4 anni non ho più lavorato. I miei malesseri? Forse un trauma da bambino»

Il conduttore di Reazione a Catena: "Ero un ultrà della Roma. Ho fatto anche a botte in curva".

Domenica 11 Settembre 2022 di Andrea Scarpa
Marco Liorni: «Dopo il Grande Fratello per 4 anni non ho più lavorato. I miei malesseri? Forse un trauma da bambino»

Una vita da mediano, per dirla con Ligabue, che dopo quasi trent'anni è diventata da centravanti di lusso. Marco Liorni, romano, 57 anni, tre figli, è il dominatore incontrastato della fascia preserale con il suo Reazione a catena (al concorrente Gerry Scotti, conduttore di Caduta libera su Canale 5, ogni giorno dà dieci punti di share di distacco, 26-27 a 17-18, più o meno 3 milioni e 300 mila spettatori contro 2 milioni e 200 mila, ndr). Insomma, di strada il cronista che nel 1995 iniziò a Gbr, storica emittente romana, per poi passare a fare l'inviato di Canale 5 (Verissimo, Grande Fratello, Speciale Padre Pio etc.), la spalla di Mara Venier su Rai1 (La vita in diretta) e via elencando, ne ha fatta tanta. E dal 17 settembre, alle 17, tornerà al timone di Italia sì, che dal 19 novembre andrà in onda alle 14. Il pomeriggio in tv è suo.

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Su The Post International c'è scritto che da brutto anatroccolo si è finalmente trasformato in cigno: che cosa è successo?
«Ahahahaha... Brutto a me, e dai... Chi l'ha detta sta cosa?».


Seriamente: che cosa c'è voluto per arrivare fin qui?
«Fortuna. La vita è così. Uno fa le sue cose impegnandosi come sempre e poi a un certo punto, chissà come, succede qualcosa. Di sicuro non ho mai ragionato per obiettivi, non sono quel tipo di persona. Faccio un lavoro che mi piace e che sognavo di fare da ragazzino, questo sì. Per il resto, è solo questione di opportunità, caso, capacità di farsi trovare pronti al momento giusto. A volte va bene, a volte va male. Più o meno dicono così anche i calciatori...(ride)».


A proposito, è vero che lei - tifosissimo della Roma - da ragazzo era un ultrà?
«Sì, certo. Ero nel Commandos Ultrà Curva Sud. La Roma è la Roma».


Faceva trasferte? Si è mai trovato coinvolto in risse?
«Sì, è successo. Poche volte. Niente di grave, però».


Tornando al cigno: deve aver contato anche il fattore Lucio Presta, il suo potentissimo agente (in scuderia ha Amadeus, Paolo Bonolis, Antonella Clerici etc.)?
«Certo. Lui fa bene il suo lavoro, anche se della sua agenzia con me lavora da sempre un'altra persona, Gina Cilia, donna a cui devo davvero tanto. Quando ho lasciato Grande Fratello, nel 2007, per quasi quattro anni sono stato fermo. Lei mi è stata vicino».


In quel periodo di crisi pensò a un Piano B?
«Fare altro? No. Buttai giù idee, piccoli format, poi realizzai documentari per il canale di viaggi Marcopolo. Una cosa molto piccola, sia chiaro, non ci mangiavo».


Ha detto che non si è mai dato obiettivi: da ragazzo che cosa sognava?
«Quello che sto facendo oggi. Seguivo l'istinto e il piacere di giocare, approccio che con il tempo non è cambiato più di tanto. Non farsi divorare dalla ricerca del risultato a tutti i costi fa vivere meglio. Per centrare degli obiettivi bisogna fare ragionamenti, sforzi mentali, finzioni: tutte cose che mi portano a essere diverso da quello che sono. Io voglio avere l'animo leggero».


Ha corso il rischio di appesantirlo?
«Sì. E non voglio che si ripeta. Non voglio farmi distrarre dalle cose importanti: famiglia, amore, amici. Il resto è così aleatorio...».


Adesso, a 57 anni, a che punto è della vita?
«È troppo presto per fare bilanci. Di sicuro sono più sereno. Ho capito che conta ascoltarsi, capirsi e comportarsi di conseguenza. Io l'ho fatto quando ho messo a fuoco che dovevo smetterla di essere troppo razionale. È stato come un flash. Passeggiavo vicino a piazza Re di Roma e, travolto dall'ansia e dallo stress, all'improvviso ho detto basta. Mi è sembrato chiaro che dovevo lasciarmi andare e mettermi a nudo».


Che origine aveva il suo malessere?
«Forse un trauma da bambino, qualcosa che mi aveva impaurito a tal punto da spingermi a cercare di controllare ogni cosa. Sempre. È terribile, anche perché ovviamente non ce la fai mai. E stai male».


Si è fatto aiutare da un terapeuta?
«Nel 2000, no. Ho fatto tutto da solo. Nel 2014, dopo la morte di mio padre, sì. Una bravissima psicologa, che purtroppo adesso non c'è più, mi ha aiutato con il metodo Emdr per il superamento dei traumi. Così ho imparato a convivere con il lutto e a superarlo. Con mio padre c'erano delle cose irrisolte, forse è da lì che nascevano i miei problemi. Comunque mi sono sentito liberato».


E prima è mai stato equivocato, preso per quello che non è?
«Non lo so, forse. Di sicuro, alla lunga, radio e tv rendono trasparenti. A chi ti segue da casa arriva comunque quello che sei davvero. Io credo di essere diventato professionalmente adulto nel 2011, con La vita in diretta. E oggi, valutando il lungo percorso, posso ringraziare il destino perché quando lavoro ancora mi diverto».


Lei si è sposato due volte: con la prima moglie quando vi siete lasciati avete fatto la guerra?
«All'inizio, sì. Per il distacco credo sia quasi necessaria, la conflittualità, per poi fare la pace con più convinzione e consapevolezza. Insieme abbiamo un figlio, Niccolò, che ha 27 anni ed è un bioinformatico. Non vuole lavorare in tv e neanche la vede. Con lui vorrei fare un lungo viaggio».


Vi dovete dire qualcosa?
«Quando ci si separa succedono cose dolorose. Ora mi piacerebbe fare delle chiacchierate con lui senza interruzioni, impegni, orologi da guardare. Me l'ha chiesto anche lui di recente».


Qual è l'errore più grande fatto finora?
«Non voglio fare il fenomeno: ne ho fatti tanti, come tutti».


Il peggiore?
«Ho litigato e ho preso posizioni in famiglia che oggi non sosterrei mai».


È lunga la lista delle cose che non rifarebbe?
«So solo che sarei uno scemo se rifacessi tutto allo stesso modo. Con le esperienze maturate, e con quello che uno ha capito con il tempo, non avrebbe alcun senso».


L'ultimo cosa che l'ha stupita?
«Ritrovarsi a parlare tanto in famiglia durante il lockdown. Le mie figlie, Emma e Viola, 18 e 12 anni, mi hanno detto di aver nostalgia di quei giorni. Che meraviglia quelle due ore di chiacchiere dopo cena...».


Amici veri ne ha?
«Penso proprio di sì: Luca, Marco e Roberto. Ci vediamo almeno una volta al mese. Ci capiamo al volo e andiamo subito al sodo delle questioni che ci interessano. Insomma, ci vediamo ed è subito rutto libero (ride)».


Lo sfizio da togliersi?
«Andare in Giappone. Non ci sono mai stato».


A Sanremo pensa mai?
«Non è assolutamente nella mia traettoria. Non fa per me. Ci vuole gente competente che sappia scegliere le canzoni. Per questo Amadeus ha fatto la differenza».


La cosa che le viene meglio, fra le tante fatte?
«La diretta, la forma più alta e impegnativa della tv generalista. Lì gioco in casa».


È vero che da giovane ha scritto per Penthouse, il giornale erotico?
«Facevo il correttore di bozze. Le foto erano meravigliose, ma i testi erano di grandi firme».


A 57 anni è un figurino: è uno di quelli che a pranzo e a cena mangiano due foglie di insalata e una galletta di riso?
«Per niente. Evito solo i picchi glicemici. Sì a un dolce a fine pasto, no dopo».


Sport?
«Cammino tantissimo. Mi fa bene alla pancia e alla testa: rimetto a posto i pensieri e relativizzo tutto. E una volta a casa uso un po' di pesi ed elastici. Il tempo passa...».


Appunto. I capelli se li tinge o è un miracolo?
«Ma quale miracolo. Uso un demicolor castano sopra la fronte perché ho un ciuffo bianco che se non lo tingessi sembrerei Cristiano Malgioglio».

Ultimo aggiornamento: 12 Settembre, 07:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA