Vanessa Scalera è ancora Imma Tataranni: «Io al successo in ritardo? C'è chi non arriva mai»

Lunedì 25 Ottobre 2021 di Ilaria Ravarino
Vanessa Scalera è ancora Imma Tataranni: «Io al successo in ritardo? C'è chi non arriva mai»

No, non è Il Commissario Montalbano che apparecchia la prima serata per 10 milioni di italiani. Ma Imma Tataranni non è nemmeno come gli altri investigatori tv, che di quella ricca tavola si prendono solo le briciole. Nata dalla penna della materanese Mariolina Venezia, e su Rai 1 da domani con otto nuove puntate in prima serata, Imma Tataranni - Sostituto Procuratore è sul podio sotto a Montalbano come il miglior giallo tv, con ascolti sui cinque milioni nella prima stagione (due in più di Rocco Schiavone, quasi il doppio di Coliandro) e repliche vincenti anche su Zalone.
Gran parte del merito va alla protagonista Vanessa Scalera, attrice salentina di 44 anni, veterana del teatro, le cui quotazioni, dopo la fiction, cominciano a salire: un bel ruolo ne L'Arminuta di Giuseppe Bonito, una parte in Diabolik dei fratelli Manetti, una in Corro da te di Riccardo Milani. Scalera, riservata e antidiva, non vuole sentir parlare di successo. «Non mi riconoscono nemmeno per strada», dice. E la cosa sembra non darle alcun fastidio.

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Tataranni soffre per amore. Il giallo diventa rosa?
«No, il giallo resta giallo e il format non cambia. Nella prima stagione c'è stato un bacio (tra Tataranni e il suo giovane assistente, ndr) e quindi se ne sentiranno le conseguenze. Ci sarà, diciamo, una certa elettricità sul posto di lavoro».


Recita anche il suo compagno, il regista Filippo Gili. Che ruolo ha?
«Fa un piccolo cameo in una puntata. Ma sul set non ci siamo mai incontrati».


Mariolina Venezia è contenta della sua Tataranni?
«Credo di sì, ma non mi ha fatto sapere niente».


E lei non è curiosa?
«Non vorrei che sembrasse spocchia, ma non le chiedo niente. E se non le fossi piaciuta? Perché devo complicarmi la vita? La mia Imma è diversa: lei l'aveva immaginata bassa e tracagnotta. L'unico dettaglio che abbiamo conservato sono i capelli rosso Biscardi. Per il resto c'è molto di mio».


Per esempio?
«La malinconia, perché è scritta nel mio volto: tutti gli occhi in giù, a pesce lesso come i miei, sono malinconici. E poi l'umanità. È dolce con i deboli e con le vittime».


Anche lei lo è?
«Sto facendo il santino di me stessa? Odio autocelebrarmi».


I fan la celebrano?
«No, perché sono irriconoscibile. I fan di Imma si aspettano una panterona rossa, e invece trovano me. Mi riconoscono giusto a Matera, perché abbiamo girato là. Ma non ho i fan sotto casa, neanche al paese (Mesagne, in provincia di Brindisi, ndr) mi fermano per strada».


Le dispiace?
«Per niente, è giusto così. Imma è solo una maschera. Io non baso la mia vita professionale sulla popolarità».


Una terza stagione la farebbe?
«Se qualcuno ne parlasse, sarei contenta di continuare con la stessa squadra».


Il ruolo non la schiaccia?
«Il problema è prematuro. Sto facendo tante cose, sono al cinema con L'Arminuta, sono stata in Romulus, ho recitato in calabrese per Lea di Marco Tullio Giordana e sarò una segretaria, con un costume pazzesco, in Diabolik. Sto lavorando abbastanza per non preoccuparmene. Almeno adesso».


Avrebbero potuto scoprirla prima?
«La vita va così, il mio percorso evidentemente doveva essere questo. Sono fatalista, il fatalismo ti salva. Ci sono talenti che non verranno mai scoperti. Meglio tardi che mai».


Cosa vorrebbe per coronare la carriera?
«Non penso al futuro, guardo al presente. Assisto al mio spettacolo da spettatrice».


Neanche guadagnare di più?
«A me interessa fare il mio mestiere. Uno pensa sempre che gli attori debbano sacrificare chissà cosa per fare il loro lavoro. Io volevo fare questo. Volli fortissimamente volli. La mia vita è il mio mestiere».


Per essere come Toni Servillo cosa le manca: essere un uomo o incontrare Paolo Sorrentino?
«Magari potessi lavorare con Paolo Sorrentino. Ringrazio del paragone, che mi onora, ma Servillo è un gigante inarrivabile, un interprete di cui ammiro tutto. Incluso la serietà con cui affronta il lavoro».

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