Bruce Willis così scoprì di essere malato. Gli incidenti sul set e le domande alla troupe: «Che ci faccio qui?»

Prima di annunciare di essere malato di afasia, l'attore 67enne ebbe diversi problemi sui set dei suoi film.

Venerdì 1 Aprile 2022 di Veronica Cursi
Bruce Willis così scoprì di essere malato. Gli incidenti sul set e le domande alla troupe: «Che ci faccio qui?»

Pochi giorni prima di presentarsi sulla scena di uno dei suoi ultimi film d'azione, Out of death, il regista Mike Burns aveva inviato alla produzione una richiesta urgente: «Tagliare la parte di Bruce Willis». «Dobbiamo ridurre il copione di Bruce di circa 5 pagine», aveva scritto Burns, in un'email del giugno 2020 allo sceneggiatore del film.  «Dobbiamo anche abbreviare un po' i suoi dialoghi in modo che non ci siano monologhi», diceva il regista senza aggiungere altro. Perché già molto prima di svelare al mondo intero di essere malato di afasia, ossia la perdita della capacità di produrre il linguaggio, Bruce Willis, 67 anni, indimenticabile attore di film storici come Die Hard, era rimasto coinvolto in alcuni incidenti su set che avevano fatto molto preoccupare registi e colleghi. Lo scrive il Los Angeles Times. L’afasia è un disturbo neurologico che impedisce la normale comprensione e creazione del linguaggio verbale, disturbo che per Bruce ha avuto delle ripercussioni pesanti sul set. L’annuncio fatto dalla ex moglie Demi Moore ha sconvolto Hollywood, anche se alcuni segnali preoccupanti erano già emersi durante lo scorso anno.

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I problemi sul set

Alcuni registi hanno descritto scene strazianti in cui la star di Pulp Fiction aveva problemi di lucidità e non riusciva a ricordare i suoi dialoghi. Secondo diverse fonti, Willis aveva bisogno di un attore che gli suggeriva le battute attraverso un auricolare. Inoltre la maggior parte delle scene d'azione, in particolare quelle con sparatorie, venivano girate usando una controfigura. Una scelta non usuale per un attore che ha iniziato la carriera come stuntman. Ma non è tutto.

Lo sparo 

Due anni fa l'attore, sul set del film Hard kill a Cincinnati, avrebbe inaspettatamente sparato con una pistola caricata con veri proiettili invece che a salve, un po’ come capitato ad Alec Baldwin durante le riprese di “Rust”. Nessuno è rimasto ferito. Il produttore del film ha comunque negato l'accaduto, lasciando molto turbati sia gli attori che i membri della troupe.

In quattro anni 22 film

Il regista Mike Burns era una delle poche persone che sapevano dei problemi di memoria di Willis, ma ha detto di non essere a conoscenza della gravità delle condizioni dell'attore fino a giugno 2020, quando stava dirigendo il suo primo film, Out of death. Uno tra i 22 film che Willis ha girato in quattro anni. «Dopo il primo giorno di lavoro con Bruce, ho potuto vederlo in prima persona e ho capito che c'era un problema grave, ecco perché avevo chiesto di accorciare le sue battute» ha detto Burns, a cui era stato chiesto di comprimere tutte le scene di Willis - circa 25 pagine di dialoghi - in un solo giorno di riprese, cosa che secondo lui era estremamente difficile.

Il suo management, che include un gruppo di agenti della potente Creative Artists Agency, si erano assicurati che le riprese del film fossero limitate a due giorni. I contratti dell'attore prevedevano che non lavorasse più di otto ore al giorno, ma spesso rimaneva solo per quattro, secondo fonti della produzione.

 

Quando chiese: "Perché sono qui?"

Nel frattempo, i fan dell'attore avevano iniziato a chiedersi perché Willis stesse realizzando così tanti film a basso budget, la maggior parte dei quali veniva stroncato dalla critica. Il gruppo dietro i Razzie Awards, che ogni anno compila un elenco dei peggiori film del settore, a febbraio ha creato un'intera categoria per i film di Willis. Alcuni registi hanno detto di essere rimasti sorpresi dalle condizioni di Willis nell'ultimo anno. Jesse V. Johnson, che ha diretto il film a basso budget White elephant, ha lavorato per la prima volta con Willis decenni fa, quando era uno stuntman. Ma quando il regista e l'attore si sono incontrati brevemente prima dell'inizio delle riprese in Georgia lo scorso aprile, Johnson era rimasto colpito: "Era chiaro che non era il Bruce che ricordavo", ha detto.

Preoccupato per lo stato mentale di Willis, ha spiegato di essersi rivolto al team dell'attore - guidato dal suo assistente Stephen J. Eads - e di aver chiesto senza mezzi termini informazioni sulle reali condizioni dell'attore. "Hanno detto che era felice di essere lì, ma che sarebbe stato meglio se avessimo finito le riprese entro l'ora di pranzo per lasciarlo andare via presto", ha raccontato Johnson. E due membri della troupe hanno aggiunto che durante le riprese Willis ha chiesto ad alta voce: "So perché tu sei qui, ma perché io sono qui?". E nonostante gli venissero suggerite le battute "lui non capiva cosa significasse. Era come un burattino". "Un finale di carriera triste" Il regista, ha detto che successivamente gli era stata offerta l'opportunità di girare altri due film con Willis e ne aveva discusso con il suo team creativo. "Dopo la nostra esperienza con White elephant abbiamo deciso che non ne avremmo fatto un altro. Siamo tutti fan di Bruce Willis, ma la cosa sembrava sbagliata. Era un finale piuttosto triste per una carriera incredibile, con il quale nessuno di noi si sentiva a proprio agio". Ma grazie alla sua fama, il coinvolgimento di Bruce Willis nei film, anche se per pochi minuti, ha aiutato i registi indipendenti a basso budget a vendere i loro film a livello internazionale. Avere la faccia di Willis su una locandina di un film ha aiutato ad attrarre gli spettatori. Insomma, anche se la salute dell'attore peggiorava, il divo rimaneva molto richiesto.

 

Ultimo aggiornamento: 20:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA