Squarciate due bare per rubare dell'oro

Venerdì 13 Dicembre 2019
VILIPENDIO
UDINE Una tomba di famiglia profanata, due bare squarciate e i resti delle salme oltraggiati per rubare monili in oro. Sono senza precedenti gli atti di vilipendio commessi nel cimitero urbano di San Vito a Udine nei giorni scorsi. Il sepolcro violato appartiene a una famiglia di origini nomadi: Braidich/Hudorovich. In Friuli non ci sono faide tra clan che possano giustificare una simile azione e la famiglia non ha motivo di temere ritorsioni perchè è ben integrata nel tessuto sociale cittadino. «Sono tutti sotto choc - spiega l'avvocato Piergiorgio Bertoli, che sta seguendo la vicenda - Hanno una particolare attenzione per i defunti, per loro oltraggiare i morti è una maledizione, nessuno avrebbe osato fare una cosa del genere». La profanazione è stata scoperta mercoledì. Un membro della famiglia è andato in cimitero e ha scoperto che la pesante lastra di granito era stata spostata (ci vogliono almeno tre persone per rimuoverla). Nella cripta sottostante, scavata nel terreno, qualcuno aveva rotto la copertura di due loculi ed estratto le bare. Una volta spaccato il coperchio in legno, le casse di zinco sono state tagliate come fossero scatolette.
LA CRIPTA
Le bare profanate appartengono alla nonna che ha unito le due famiglie, deceduta otto anni fa, e a una bambina mancata sedici anni fa. I ladri cercavano oro. L'anziana era stata sepolta con i monili con cui amava ornarsi, in particolare delle collane che sono sparite. Qualche orecchino e anello sono stati ritrovati all'interno delle bare, a conferma che i ladri hanno agito di notte e probabilmente non avevano luce a sufficienza. Ieri mattina i poliziotti della Scientifica hanno eseguito i rilievi. Hanno cercato impronte ed elementi utili alle indagini. Ultimati gli accertamenti, sono intervenuti alcuni operai per ripristinare la cripta. Sotto le macerie - calcinacci e mattoncini con cui erano stati sigillati i loculi - è stata trovata una mascherina, come quelle in uso al personale sanitario, probabilmente usata dai ladri per proteggersi le vie respiratorie durante lo scempio. È stata raccolta e repertata dal consulente per la prevenzione del crimine a cui si è rivolto l'avvocato Bertoli, Edi Sanson. Sarà messa a disposizione degli investigatori della Questura di Udine: se fosse stata usata dai ladri, potrebbe conservare qualche traccia di saliva da cui ricavare un Dna.
NESSUNA RITORSIONE
Sia Bertoli che Sanson rimarcano che i componenti della famiglia non sono oggetto di ritorsioni. Sono arrivati a Udine 70 anni fa, abitano in case di proprietà, alcuni di occupano di recupero di metalli, altri hanno una ditta specializzata in sfalci e potature che lavora anche per enti pubblici. «Quando si parla di furti nei cimiteri - osserva Sanson - siamo abituati ai furti di rame. È successo che dalle tombe delle famiglie di origini rom siano stati rubati portafiori e oggetti in rame con cui loro arricchiscono le tombe. Ma simili violazione in Friuli non si sono mai verificate».
LA SICUREZZA
Bertoli è indignato. «Quello che è successo è intollerabile - tuona il legale udinese - È una modalità odiosa e il Comune è responsabile, non può permettere questi raid. Oggi è toccato ai nomadi e domani? Chi ha fatto il furto sapeva che avrebbe trovato dell'oro. Questa è una famiglia tranquilla e adesso vive nel terrore che qualcuna possa ancora profanare i suoi defunti». Bertoli sposta inevitabilmente l'attenzione sulla sicurezza del cimitero urbano di San Vito. Le telecamere funzionano? Sono sufficienti?
Cristina Antonutti
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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