Evasione del Veneto, i due svizzeri patteggiano

Martedì 26 Novembre 2019
Evasione del Veneto, i due svizzeri patteggiano

IN AULA
VENEZIA Escono di scena con un patteggiamento - e la sospensione della pena - i due faccendieri svizzeri coinvolti nell'inchiesta sulle centinaia di milioni di euro che dal Veneto avrebbero preso la strada della Svizzera o di altri paradisi fiscali. Un presunto mega riciclaggio di denaro, frutto di evasione fiscale, che avrebbe interessato anche una parte di quello che la Procura di Venezia ritiene essere il tesoro estero dell'ex presidente della Regione Veneto, Giancarlo Galan, uscito con il patteggiamento per corruzione dallo scandalo Mose. Ad aprile la Procura lagunare aveva disposto i primi sequestri. E sotto inchiesta, per un presunto riciclaggio da quasi 12 milioni di euro, erano finiti i commercialisti Paolo Venuti, Christian e Guido Penso dello studio Pvp di Padova.
Ma ancora prima dell'estate le loro posizioni sono state trasmesse, per competenza territoriale, a Padova, dove l'indagine sta continuando. A Venezia è rimasto lo stralcio riguardante i due intermediari svizzeri - Bruno De Boccard e Filippo San Martino di San Germano D'Agliè - per cui l'accusa è di esercizio abusivo di attività finanziaria: avrebbero raccolto e gestito il denaro di decine e decine di imprenditori attraverso la costituzione di società fiduciarie in Svizzera e altri paradisi fiscali, senza averne titolo. Secondo la Procura lagunare, non ci sarebbe, però, la prova che i due fossero a conoscenza anche della provenienza illecita di quei fiumi di denaro che facevano transitare. Ed ecco la sola contestazione dell'esercizio abusivo e l'accordo per il patteggiamento della pena di ieri.
L'udienza si è tenuta davanti al giudice per l'udienza preliminare di Venezia, Andrea Battistuzzi. I due intermediari non c'erano. A rappresentarli l'avvocato Pinelli. Per la Procura c'era l'aggiunto Stefano Ancilotto, che ha coordinato la Guardia di Finanza anche in questa inchiesta. Il giudice ha applicato la pena di 6 mesi e 1800 euro a testa, convertita in 46.800 euro e comunque sospesa.
Proprio con il nome del consulente svizzero era chiamata la cosiddetta lista De Boccard, che gli uomini della Guardia di Finanza avevano dovuto decriptare per risalire agli imprenditori che si erano serviti di queste servizi. E decine erano stati gli imprenditori veneti ascoltati nei mesi scorsi. Tutti avevano ammesso di aver avuto fondi nascosti in qualche paradiso fiscale.
Roberta Brunetti
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