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Coronavirus, Crisanti (virologo): «Ora la situazione è gravissima, si facciano tamponi a tappeto»

Martedì 10 Marzo 2020 di Valentina Arcovio
Coronavirus, Crisanti (virologo): «Ora la situazione è gravissima, si facciano tamponi a tappeto»

«Tamponi a tappeto nelle regioni in cui ancora ci sono pochi casi e quarantena allargata a tutti i possibili contatti». Per Andrea Crisanti, professore di microbiologia e virologia dell’Università di Padova, nonché direttore dell’Unità complessa diagnostica di microbiologia della Asl di Padova, non c’è altro modo per fermare la diffusione del nuovo coronavirus.

Professore, non basta quello che stiamo facendo?
«Purtroppo i dati ci dicono di no. Bisogna rendersi conto che la situazione è gravissima. Bisogna rispettare rigorosamente le indicazioni del ministero della Salute. La quarantena è fondamentale e potrà salvare le regioni che non sono ancora state colpite e permettere in questo modo di concentrare le risorse verso regioni, come la Lombardia, chiamate a gestire un numero elevatissimo di casi gravi».

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Qual è di preciso la strategia che propone?
«Penso a una sorveglianza attiva generalizzata, seguendo quanto già stato fatto a Vo’. Se al momento Vo’ è l’unico posto in cui si è riusciti ad arrestare o quasi la diffusione del virus, allora potrebbe essere utile prenderlo a modello. Bisogna farlo coraggiosamente e con spirito di responsabilità e sacrificio».

In cosa consiste il modello dell’emergenza di Vo’?
«Inizio a dirle invece cosa non va oggi in Italia. E’ impensabile che un cittadino chiami il numero indicato per segnalare il sospetto di un contagio e che gli venga risposto semplicemente “stia a casa”. Questo non basta. Non bisogna temere di fare tamponi a tutta la popolazione se è necessario».

Fare i tamponi a tutti è la soluzione?
«Fare i tamponi laddove è necessario come è stato fatto in Veneto. Se una persona sospetta un contagio bisogna subito eseguire il test a lui e ai suoi contatti. Non solo stretti, cioè non solo le persone con cui vive e lavora. Non basta solo farlo ai vicini di casa o all’intero condominio, ma anche alle case che stanno attorno. Insomma, occorrono tamponi a tappeto».

É fattibile?
«Certo. É fattibile e necessario. Almeno nelle regioni in cui è ancora possibile contenere l’emergenza. Magari non può avere più senso farlo in Lombardia, ma nelle regioni del Sud dove si registrano pochi contagi bisogna farlo prima che la situazione degeneri. In questo modo possiamo concentrare sforzi e risorse laddove ormai il virus sembra incontrollabile».

Crede che gli italiani, in particolare quelli fuori dalle zone rosse, abbiano capito quanto sia grave la situazione?
«Purtroppo no. Questo, secondo me, dipende anche dal fatto che si fanno pochi tamponi. Stare a casa con il dubbio di essere contagiato o meno alla fine porta alla sottovalutazione del rischio. Invece, essere consapevoli di avere l’infezione responsabilizza di più e magari aiuta a prendere più coscienza delle azioni che si fanno».
 

Ultimo aggiornamento: 07:46 © RIPRODUZIONE RISERVATA