Il certificato verde in Parlamento: sì per il personale, ni per i deputati

Venerdì 17 Settembre 2021

LA POLEMICA
Alla fine è un coro (quasi) unanime di sì, anche perché persino i contrari per principio, sanno bene che a questo punto opporsi verrebbe catalogato sotto la voce casta. Dunque, anche per Camera e Senato è in arrivo l'obbligo di green pass. E per giunta il leghista Claudio Borghi - strenuo avversario della misura - pur annunciando la sua intenzione di fare ricorso alla Consulta, è costretto a precisare: «Non voglio che si pensi che sono contrario perché ritengo che il parlamentare debba essere privilegiato. Sono contrario all'estensione dell'obbligo a tutti i lavoratori. Mi sembra altrettanto grave. Lede un diritto costituzionale come il diritto al lavoro».
Quanto sarebbe impopolare agli occhi degli elettori un'eccezione per deputati e senatori è ben chiaro anche a Matteo Salvini che, infatti, si affretta a prendere le distanze e a sottolineare che «se la politica impone il green pass ai lavoratori, e addirittura a chi fa volontariato, è ovvio che i politici devono essere i primi a rispettare queste regole, a partire dal Parlamento. Punto».
MELONI
In fin dei conti sono le stesse argomentazioni che vengono avanzate da Fratelli d'Italia. Giorgia Meloni è convinta che l'obbligo di green pass sia una misura vessatoria, «a cose irragionevoli si aggiungono altre cose irragionevoli», afferma. Ma se questo dice il decreto - è il ragionamento - allora deve essere valido per tutti. Soddisfatti, anche perché da tempo chiedevano che il certificato verde fosse indispensabile per accedere in Parlamento, sono Italia viva, il Pd e anche Forza Italia. Sostegno alla decisione arriva poi dal M5s.
Non è tuttavia il decreto varato ieri dal Consiglio dei ministri a stabilire l'obbligo di green pass per Camera e Senato. Il provvedimento, fortemente voluto dal presidente del Consiglio, prevede infatti che la nuova misura oltre a essere valida per tutti i lavoratori del settore pubblico e privato vada estesa anche agli organi elettivi e istituzionali, quindi per esempio a sindaci, presidenti di Regione o ai consiglieri. Non però a deputati e senatori. E questo perché per il Parlamento, così come per la Corte costituzionale o la presidenza della Repubblica, vale la cosiddetta autodichia, quella sorta di potere, cioè di decidere autonomamente, ovvero di intervenire in proprio, senza ingerenze esterne. E, infatti, quello che è arrivato dal governo è una sorta di invito. Anche se, chi era presente alla cabina di regia convocata prima della riunione di governo, assicura che i toni con cui è stata posta la questione erano molto più perentori che esortativi.
In teoria c'è tempo fino al 15 ottobre per allinearsi al resto del mondo del lavoro. Ma è probabile che la decisione sarà presa molto prima. Attualmente, alla Camera e al Senato il green pass è richiesto a tutti, siano parlamentari, dipendenti, giornalisti o eventuali ospiti, solo per entrare in biblioteca e sedersi a ristorante o mensa. Insomma, sono state estese ai palazzi le stesse regole valide finora per il resto del Paese. Cambiato il riferimento normativo, non c'è ragione di non adeguarsi.
I TEMPI
Già la prossima settimana, infatti, sia a Montecitorio che a palazzo Madama la questione sarà affrontata nelle conferenze dei capigruppo. Sulla base delle decisioni assunte in quella sede, toccherà poi agli Uffici di presidenza, luogo deputato anche alle decisioni relative ai dipendenti, assumere le conseguenti determinazioni. Ma Gregorio Fontana, questore di Montecitorio, spiega che da decidere c'è solo il come, non il se. Mi pare scontato che le norme sul green pass si applicheranno anche alla Camera. Bisogna solo capire le modalità di attuazione, ma si tratta solo di un problema di intendenza' più che di sostanza.
Barbara Acquaviti
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