Autopsia sul corpo di Natasha. Aveva denunciato il compagno

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Natasha Chokobok
VERONA - Bisognerà attendere per conoscere le cause della morte di Natasha Chokobok, la donna ucraina di 29 anni il cui corpo è stato trovato ieri mattina in riva al fiume Adige a Canova, frazione di Legnago (Verona), dieci giorni dopo essere scomparsa dalla sua abitazione. Stefano Aresu, il sostituto procuratore della Repubblica di Verona che coordina l'indagine, oggi ha conferito ufficialmente l'incarico al medico legale per l'autopsia, che sarà eseguita dopo il ponte pasquale, secondo quanto si è appreso non prima del 24 aprile.

L'esame autoptico, che sarà effettuato all' Istituto di Medicina legale del Policlinico di Verona, consentirà di far luce sulla morte della giovane donna. Da una prima ispezione sul corpo, non sarebbero emersi segni di violenza. La 29enne, che lavorava saltuariamente come colf, lascia una bambina di 6 anni ed il compagno, un operaio romeno di 35 anni, che all'indomani della scomparsa aveva presentato denuncia. I parenti della donna - che aveva fatto due denunce per maltrattamenti contro il compagno, ma poi le aveva ritirate - non credono all'ipotesi di un allontanamento volontario e hanno lanciato accuse nei confronti dell'uomo.
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Sabato 20 Aprile 2019, 14:36






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