Il quartiere protesta per il rumore, il parroco si infuria e spegne le campane. Poi la marcia indietro

Sabato 25 Settembre 2021 di Alessia Pilotto
Il cartello affisso dal parroco a Udine
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UDINE - Lo hanno minacciato di rivolgersi alle forze dell’ordine per disturbo e il parroco, per tutta risposta, annuncia una “terapia del silenzio” e zittisce le campane per due settimane. E così, per 15 giorni, la chiesa e il quartiere di Sant’Osvaldo rischiavano rinunciare al suono che li accompagna quotidianamente ormai fin dal 1958, segnando le ricorrenze collettive, dalle messe, alle celebrazioni, ai funerali, e scandendo gli orari della giornata, la mattina, il mezzogiorno e l’Ave Maria. Alcuni residenti, infatti, nei giorni scorsi si sono rivolti a don Ezio Giaiotti protestando (a quanto pare vivacemente) per il rumore provocato dalle tre campane fuse 63 anni fa da Giovanni Battista De Poli; al don, evidentemente, non sono andate giù le lamentele e ha appeso un avviso da cui traspare tutto il suo disappunto: «Vista la violenta protesta telefonica nei miei riguardi ricevuta per telefono, con minaccia di denuncia per disturbo della quiete pubblica e visto l’accusa di una mia grande insensibilità verso ammalati e bambini – è il biglietto firmato dal parroco che si può leggere sulla bacheca della chiesa -, per venire incontro a tale disagio e tanta sofferenza invito la comunità a fare penitenza del suono che molti credono amico».

I FATTI

Don Ezio ha poi annunciato la sua decisione: «Per 15 giorni non suoneranno né per matrimoni, né per funerali, né per le domeniche e nemmeno per scandire la giornata come da antichissima tradizione presente nella Chiesa italiana. Questa terapia del silenzio – è la conclusione della lettera, tra l’amaro e il provocatorio –, sarà occasione per gli uni e per gli altri di meditare sulla presenza della chiesa in questo territorio». Poi però è tornato sui suoi passi. La notizia è circolata velocemente tra i residenti del quartiere, molti dei quali, quasi increduli per l’accaduto, non hanno affatto apprezzato le proteste contro le campane: hanno criticato chi si è lamentato, invitando il parroco a “rompere il silenzio” e a ripristinare lo scampanìo, sottolineando invece il valore della tradizione e il piacere del loro scandire la vita quotidiana e ribadendo che non apportano alcun disturbo. Qualcuno ha già lanciato l’idea di indire una raccolta firme in difesa delle campane, qualcun altro, provocatoriamente, ha annunciato di essere pronto a girare per il quartiere, la domenica, con le scarassole per avvisare che c’è messa. In Friuli, d’altronde, un caso di proteste per campane considerate moleste era già accaduto ed era finito addirittura nelle aule dei tribunali. Diversi anni fa, infatti, a Majano, alcuni residenti avevano firmato una petizione per il volume troppo elevato; fu fatto un esposto e anche l’Arpa andò a fare le misurazioni tanto che alla parrocchia arrivò una sanzione per violazioni in materia di inquinamento acustico (la notizia ebbe anche risalto nazionale). Ne scaturì poi una vicenda giudiziaria conclusasi con l’assoluzione piena del parroco.

 

Ultimo aggiornamento: 11:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA