Sanitari No vax, a Treviso in 220 già a casa con stipendio tagliato

Sabato 25 Settembre 2021 di Mauro Favaro
Sanitari No vax,

TREVISO - Sono 220 gli operatori della sanità della Marca già lasciati a casa, con relativo taglio dello stipendio, perché nonostante l'obbligo non si sono vaccinati contro il Coronavirus, senza un valido motivo. Il quadro sulle sospensioni è stato fatto ieri dall'Usl. Duecento sono operatori in servizio nell'ambito privato, compresi 24 medici (non dottori di famiglia), 38 biologi e 22 dentisti. Più 20 dipendenti di medici, 10 infermieri e 8 operatori sociosanitari. «Avevamo inviato 281 raccomandate ad altrettanti professionisti esterni all'Usl che non si sono vaccinati senza un valido motivo, dando loro dieci giorni di tempo specifica Francesco Benazzi, direttore generale dell'azienda sanitaria 81 sono corsi ai ripari facendo l'iniezione. E per gli altri è inevitabilmente scattata la sospensione». 

L'ULTIMATUM

Non è ancora finita. L'altro ieri l'Usl ha infatti inviato le raccomandate ad altri 121 dipendenti diretti non vaccinati, sempre senza un valido motivo, dando anche a loro dieci giorni di tempo. C'è un gruppetto di dottori. Tra questi, 4 medici di famiglia. Compreso Riccardo Szumski, il medico-sindaco di Santa Lucia di Piave riferimento dei No-Vax e Free-Vax. I conti verranno fatti all'inizio di ottobre. Chi non si sarà vaccinato verrà sospeso. I numeri assoluti non sono bassi. L'Usl, però, sottolinea che la commissione istituita ad hoc ha analizzato complessivamente la posizione di oltre 5mila sanitari che malgrado l'obbligo non si sono vaccinati. E sulla scrivania restano i certificati di altri 200 professionisti ancora da vagliare. «C'erano dentro tutti spiega il direttore generale nel frattempo molti hanno deciso di vaccinarsi. Altri hanno comunicato che avevano da poco attraversato l'infezione da Coronavirus. E altri ancora sono risultati effettivamente non vaccinabili». 

IL NODO REPARTI

In tutto ciò, se una parte consistente dei 121 dipendenti dell'Usl destinatari delle ultime raccomandate non si vaccineranno finirà a rischio anche la tenuta dei reparti degli ospedali. Dopo le sospensioni, alcuni potrebbero essere accorpati per carenza di personale. Questo proprio mentre si sta cercando di recuperare le visite e gli interventi chirurgici non urgenti rinviati nel picco peggiore dell'epidemia. Oggi nei reparti Covid ci sono 65 pazienti positivi. Sette in Terapia intensiva: 4 a Treviso, con la donna al settimo mese di gravidanza non ancora fuori pericolo, e 3 a Vittorio Veneto. «Ma la Terapia intensiva di Montebelluna si è svuotata rivela Benazzi e da lunedì riprenderemo a fare 30 sedute di chirurgia a settimana, come quando non c'era il Covid, per ridurre le liste d'attesa». 

LA TERZA DOSE

L'importante è che non manchi il personale. Il discorso vale anche per le case di riposo. A breve l'Usl incontrerà i sindacati per riorganizzare le attività nelle rsa che alla luce delle sospensioni di infermieri e operatori rischiano di rimanere sguarnite. Proprio ieri, però, Cgil, Cisl e Uil hanno messo in guardia tutti. «Nella situazione attuale, l'Usl non potrà far altro che tagliare i servizi dice Beniamino Gorza (Uil Pensionati) e questo a causa dei mancati investimenti sul personale nel corso degli anni». Intanto si prova a ridurre ulteriormente i contagi da Covid (oggi il 28% dei positivi ha meno di 12 anni) correndo sul fronte delle vaccinazioni. Da lunedì le terze dosi verranno somministrate a 13mila persone fragili, contattate dagli ospedali, nei centri vaccinali di Villorba, Godega e Vedelago. 

IL PUNTO ROSA

Martedì nel polo dell'ex Maber di Villorba verrà attivato un Punto rosa con ginecologo e ostetrica per rispondere ai dubbi delle donne incinte. Mentre negli altri distretti verrà messo a disposizione per lo stesso motivo un numero di telefono attivo per un'ora al giorno. Dal 7 ottobre, infine, partirà la campagna per la terza dose tra i 5.600 ospiti delle 54 case di riposo del trevigiano.

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