Coronavirus, contagiato dopo una serata di tango con spagnoli

Mercoledì 4 Marzo 2020 di Francesco Campi
Serata di tango, un contagiato a Rovigo
1
ROVIGO - I casi di Covid-19 in Polesine salgono a quattro. Ieri, infatti, è arrivato il riscontro della positività di tutti e tre i tamponi che erano stati eseguiti lunedì. I tre pazienti sono ricoverati nel reparto di Malattie infettive dell'ospedale di Rovigo, dove si trova anche il Paziente 1, il 50enne adriese che è stato scoperto venerdì scorso e che risulterebbe essere stato contagiato dal nuovo Coronavirus in un incontro a Saonara, con il proprio datore di lavoro, un uomo di Vo', il 20 febbraio. E due dei nuovi casi sono proprio amici, uno sempre di Adria e uno di Corbola, con i quali il 50enne adriese è stato insieme ad un'altra cena, il 22 febbraio, quando ancora non presentava sintomi.
TRADITO DAL BALLO
Il quarto paziente, invece, è un uomo, sempre di mezza età, residente a Lusia, che ha partecipato alla Ronda Estense, l'incontro per appassionati di tango milonguero che si è tenuto all'Hotel Astra di Ferrara dal 21 al 23 febbraio ed al quale hanno partecipato oltre 120 persone da tutta Europa. A dare l'allarme, uno dei partecipanti, spagnolo: «Due di noi si sono sentiti male giovedì 27 quando siamo tornati in Spagna. Abbiamo fatto dei test e il risultato sono state 3 persone positive a Covid-19. L'ho riferito all'organizzazione dell'incontro, subito dopo averlo saputo. Anche i Servizi di Epidemiologia della Spagna ci hanno chiesto sabato i dati sul luogo visitato, l'hotel e il volo di ritorno. Sono loro che hanno contattato il Dipartimento della Salute di Ferrara per avvertire e prevenire. Stiamo bene, solo 14 giorni di isolamento tutti in casa propria».
I CASI SOSPETTI
In questo momento, si attende l'esito di due ulteriori tamponi, eseguiti a un medico dell'Ulss Polesana e a sua figlia, sempre per un contatto a rischio che avrebbero avuto, fuori dal Polesine, a Crema. Al momento sono quindi 6 le presone ricoverate a Rovigo, quattro casi accertati e due in osservazione. Dall'inizio dei controlli sono state 36 le persone che sono state ricoverate a Rovigo, 30 però sono già state dimesse perché negative al test. Alle 12 di ieri, invece, le persone in isolamento domiciliare e sorveglianza attiva erano 120. Martedì erano 129. In numero di quelli che sono usciti dalla quarantena, è quindi superiore al numero di quanti vi sono entrati, come i contatti delle nuove persone risultate positive. Il direttore generale dell'Ulss 5 Antonio Compostella in una conferenza insieme al prefetto di Rovigo Maddalena de Luca, all'assessore regionale Cristiano Corazzari ed al presidente della Conferenza dei sindaci Franco Vitale, nell'incontro con i primi cittadini polesani, aperto alla stampa, ha spiegato che tutti e quatto i pazienti hanno la febbre, ma non hanno sintomi gravi e, soprattutto, non hanno sviluppato polmoniti e sono in condizioni stabili.
SETTIMANA DECISIVA
«Questa sarà la settimana cruciale nella quale si prevede la maggior espansione del contagio, che avviene a macchia d'olio. Non ci sono focolai polesani, ma tutti i contagi sono riferibili a cluster esterni preesistenti. Le condizioni generali restano le stesse, stiamo individuando tutte le persone potenzialmente a rischio ricostruendo le filiere dei contatti diretti. Per il paziente di Lusia abbiamo già individuato e posto in isolamento le sette persone frequentate in questi giorni. Il secondo paziente di Adria e quello di Corbola erano già in isolamento, da venerdì, come le rispettive mogli, proprio perché era stato ricostruito il contatto con il paziente 1. Lunedì hanno manifestato sintomi e sono stati sottoposti ai test e la ricerca da parte del Sisp si è allargata ai loro contatti. Il fatto che la cena con il paziente 1, sia stata il 22 febbraio, vuol dire che nell'arco di due giorni, dalla prima cena del 20 era già capace di determinare contagio pur non avendo sintomi, a conferma di come questo virus sia subdolo: meno aggressivo della Sars, ma più contagioso anche del virus influenzale e di come anche un portatore sano possa contagiare. Abbiamo anche nostro personale in isolamento e un medico ricoverato: questo potrebbe aggravare i carichi di lavoro. I nostri ospedali stanno reggendo bene, con Rovigo che sta sostenendo lo sforzo maggiore, non solo il reparto di Malattie infettive, ma anche con gli altri reparti che in questo momento sono pieni».
Francesco Campi Ultimo aggiornamento: 20:42 © RIPRODUZIONE RISERVATA