Abbandona il cane in strada, ma lui riesce a tornare: così lo uccide

Giovedì 11 Ottobre 2018 di Francesco Campi
Una foto di archivio di un cane della stessa razza
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CEREGNANO -  Rocki era un grosso cane nero, un Drahthaar, razza da ferma tedesca. Che ha dimostrato come, se i gatti hanno 7 vite, i cani ne hanno almeno un paio. Lui, infatti, è stato ucciso due volte. Prima abbandonato, venendo lanciato dal finestrino di un’auto. Poi, 11 giorni dopo, una volta tornato a casa, soppresso con un’iniezione intracardiaca di Tanax. La sua fine, però, non è rimasta impunita, visto che ieri il giudice Raffele Belvederi, ha condannato in primo grado il suo proprietario,
 
 il 92enne Gilberto Carlini, residente a Ceregnano, a un anno e 2 mesi per abbandono e soppressione di animale, e a un anno per la sola soppressione Diego Cesaro di Ospedaletto Euganeo, il veterinario che ha eseguito l’eutanasia, interdetto per un anno dall’esercizio della professione. Con la sospensione condizionale della pena subordinata al pagamento di un risarcimento di 3.500 euro nei confronti dell’Enpa che si era costituita parte civile.
Nella lunga udienza di ieri sono stati sentiti molti testimoni, alcuni dei quali, a supporto delle difese, sono stati anche richiamati dal giudice all’obbligo di dire la verità di fronte ad alcune risposte poco credibili e vacillanti. È emerso che Rocki non era un cane aggressivo, ma non riusciva a stare fermo. Scoppiava di vita. Era stato preso da cucciolo, poi affidato a un cacciatore mantovano e poi ripreso nuovamente nel maggio 2014. Il suo padrone, che all’epoca aveva 89 anni e una moglie malata, sette mesi dopo, il 5 febbraio, ha deciso di abbandonarlo buttandolo fuori dal finestrino dalla propria Punto mentre percorreva via Dossi, la strada che si snoda nell’aperta campagna di Gavello. Rocki, però, era un cane forte e in salute. Aveva tre anni. E dopo il “volo”, si era rialzato e aveva iniziato a cercare la strada di casa per tornare, fedelmente, dal proprio padrone.
Una donna lo aveva visto, zoppicante, e lo aveva soccorso. Rocki era stato poi accompagnato al canile di Fenil del Turco. Qui, grazie al chip sottocutaneo, attivando la polizia municipale, era stato rintracciato il proprietario. Al quale era stato poi riconsegnato proprio nelle stesse ore in cui una testimone era in Questura per denunciare il suo abbandono a Gavello.
La polizia, una volta scoperto che Rocki era tornato a casa, ma che lì non era al sicuro, visto che il suo proprietario aveva una Punto come quella che era segnalata nella denuncia, si è messa in moto. Quando si è presentata a casa dell’anziano, il cane era già morto. «Davanti a casa di mio padre c’erano delle anatre e lui diventava matto, scappava sempre per inseguirlo», hanno ripetuto i due figli dell’anziano durante la loro testimonianza. Che hanno detto entrambi di aver saputo che il padre avesse chiesto al veterinario di somministrare al cane un calmante. Il veterinario ha spiegato, invece, che gli era stato riferito di un cane molto pericoloso e per questo la siringa che gli è stata puntata nel cuore, il 16 febbraio, conteneva Tanax, il farmaco utilizzato per la “dolce morte” di cani e gatti. Che possono essere soppressi, ha spiegato un veterinario dell’Ulss, sentito come testimone, solo in presenza di gravi patologie o di comprovata pericolosità. Ultimo aggiornamento: 12:31 © RIPRODUZIONE RISERVATA