Le aziende e il Covid: senza il Green pass la mensa è fuori o per asporto

Martedì 24 Agosto 2021 di Serena De Salvador
Le aziende e il Covid: senza il Green pass la mensa è fuori o per asporto

PADOVA - Servizio per asporto, tavoli e panche all’aperto, se va bene sotto a una tettoia, buoni pasto. Con l’entrata in vigore dell’obbligo di Green pass per consumare seduti all’interno delle mense aziendali destinate ai lavoratori, società ed enti devono correre ai ripari e individuare modi e strategie alternative per garantire il pranzo ai dipendenti. Specie da ieri, con l’inizio dei rientri massivi dalle ferie e la ripresa a pieno ritmo delle attività.
L’alternativa, per forza di cose, è pasteggiare all’aperto. Cosa che per il momento è resa possibile dalle belle giornate, ma che in caso di maltempo e con l’arrivo dell’autunno e del freddo lascia tutti davanti non pochi interrogativi.
 

LE DITTE
«Qui paradossalmente possiamo anche dirci fortunati –raccontano alcuni dipendenti di Ikea–. Almeno siamo al coperto, quindi anche se piove riusciamo a riparaci un minimo. Peccato essere a pochi centimetri dal continuo viavai di auto nel parcheggio, ma con queste belle giornate c’è anche chi pur avendo il Green pass sceglie di pranzare fuori». Il colosso svedese è stato tra le prime realtà a Padova ad allestire una zona ristoro con tavolini e sedie all’ingresso del parcheggio coperto. Il ristorante sistema le porzioni in confezioni di cartoncino e i dipendenti senza pass pranzano fuori. «Io ce l’ho ma sto volentieri qualche minuto all’aria –racconta uno di loro–. L’organizzazione qui non manca. Certo però non potrà essere una soluzione per l’inverno, a meno che non installino dei sistemi di riscaldamento».


Situazione analoga allo stabilimento Safilo di via Settima Strada in zona industriale. «Siamo stati avvisati con una e-mail –racconta una dipendente–. Senza Green pass non si mangia dentro, ci si deve portare il pranzo da casa ma si può anche richiedere un cestino per il take away e mangiare fuori, dove ci sono alcuni tavolini. Per quanto provvisorio, almeno è un modo per provare a venire incontro a tutti». E lo stesso vale anche in molti altri luoghi di lavoro, come ad esempio in AcegasAps, dove è offerto il servizio per asporto e dove è anche sempre in vigore la convenzione con vari locali per pranzare con i buoni pasto. Sottostando in questo caso alle regole dei locali stessi.
La questione si pone anche al Maap, il mercato agroalimentare, dove però il grosso degli operai lavora di notte eliminando in parte il problema dei pasti. «Ci sono sei bar e un ristorante –spiega la direzione–. Chi non ha il pass consuma fuori. Per ora non ci sono problemi ma con il freddo dovremo vedere se le disposizioni statali resteranno quelle attuali e, se dovessero cambiare, dovremo capire esattamente quante persone non vaccinate ci sono in modo da poter calibrare le alternative».
 

LA SANITÀ
A soffrire meno l’impatto del Green pass per il momento è la sanità. Sia nel pubblico che nel privato la regola del certificato per consumare dentro le mense è invariata, ma dal momento che la carta verde è obbligatoria per il personale sanitario e che stanno arrivando le prime sospensioni per coloro che non si sono ancora vaccinati, quelli che devono accedere al servizio ristoro senza il pass sono un numero molto sparuto. Sia in Azienda ospedaliera che nelle altre realtà viene comunque data la possibilità di ritirare il pranzo per asporto e di consumarlo all’esterno. Il problema poi è ancor ameno sentito per ora nelle strutture di sanità privata.


LE LAMENTELE
Situazione diversa è quella in BusItalia, dove per il momento la possibilità di usufruire del cestino con il pranzo da mangiare all’aperto non è stata garantita. Di fatto dunque i lavoratori senza Green pass devono provvedere in modi alternativi: «Abbiamo chiesto che almeno ci fosse il take away, invece non c’è nemmeno un tavolo all’aperto e l’ingresso alla mensa è interdetto a chi non ha il certificato –spiega il sindacato Adl Cobas–. Sarebbe il minimo per concedere un quarto d’ora di tregua anche a chi il vaccino non solo non lo vuole, ma magari non può farselo. I buoni pasto non sono un’alternativa, perché anche al bar e al ristorante chi non ha il pass deve comunque consumare all’esterno».
 

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