Coronavirus, Wuhan città riaperta: ma in Cina preoccupa il contagio di ritorno `

Mercoledì 25 Marzo 2020 di Michelangelo Cocco

È la fine di un lungo incubo collettivo che ha sconvolto le vite di 60 milioni di cinesi. Dopo oltre due mesi, Wuhan uscirà dall'isolamento il prossimo 8 aprile, mentre già da oggi le draconiane restrizioni messe in atto per contenere il contagio del coronavirus saranno rimosse nel resto dello Hubei.

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PROVVEDIMENTI
Lo hanno annunciato ieri le autorità provinciali, ricordando le nuove misure per scongiurare una seconda ondata di infezioni. Chi vorrà uscire da Wuhan o dallo Hubei potrà farlo solo munito dell'apposito codice QR che ne certificherà (sullo smartphone) lo stato di salute: grazie a questo accorgimento, Shanghai e le più ricche province costiere sono pronte ad riaccogliere i lavoratori migranti dello Hubei. In attesa dell'8 aprile, a Wuhan si sanificano metropolitane e autobus fermi dal 23 gennaio scorso, vengono rimossi i check point e installati termoscanner all'ingresso di tutte le stazioni, mentre lungo i viali gli onnipresenti striscioni rossi invitano la popolazione a mantenere il distanziamento sociale e indossare la mascherina.
Secondo la task force guidata dal premier Li Keqiang, la trasmissione della pandemia nella metropoli e nella sua provincia è stata ormai interrotta, tanto che nella Detroit della Cina hanno riaperto anche le fabbriche della Toyota e della Honda, mentre stanno ripartendo i 20 mila medici che avevano aiutato il sistema sanitario locale al collasso. Le immagini degli eroi in camice bianco vengono proiettate sui grattacieli della città martire, su internet e in tv vengono celebrati i guardiani globali che secondo la propaganda contenendo l'epidemia in Cina hanno permesso al mondo di guadagnare tempo.

PREVISIONI
Sia come sia, per lo Hubei e per l'intero Paese si preannunciano mesi difficili: migliaia di migranti che negli ultimi anni avevano acceso un mutuo per acquistare un appartamento hanno perso il lavoro, mentre è crollata sia la domanda interna che quella dall'estero. Ma dopo 81.000 casi e 3.277 morti in Cina (la stragrande maggioranza dei quali concentrati a Wuhan e nello Hubei) finalmente gli abitanti potranno riprendere a lavorare, riabbracciare parenti e amici, uscire per strada liberamente, anche se tutto ciò avverrà per gradi. Dopo giorni senza alcun contagio a Wuhan ieri se n'è registrato uno, un medico dell'Ospedale del popolo.
Dopo aver vinto quella che i media cinesi dipingono come un'epica guerra di popolo contro il nuovo coronavirus, Pechino continua a combattere, questa volta contro i casi importati che potrebbero riattizzare in ogni momento il contagio.

I CASI
L'altro ieri 74 dei 78 nuovi casi di Covid-19 erano arrivati da fuori, quasi il doppio rispetto ai 39 registrati domenica. Da lunedì scorso, l'aeroporto internazionale di Pechino è chiuso ai voli in arrivo dall'estero che sono tutti dirottati su altri 12 scali, anche molto lontani dalla capitale. Al momento dello sbarco gli stranieri vengono tutti visitati: i negativi possono reimbarcarsi per Pechino, dove devono sottoporsi a due settimane di quarantena in strutture ad hoc; i positivi vengono immediatamente ricoverati. Testimoni italiani residenti in Cina hanno riferito che l'altro ieri all'aeroporto di Shanghai tre minori stranieri (tra i 6 e i 13 anni) risultati positivi al Covid-19 sono stati «immediatamente strappati alle famiglie e portati in isolamento in ospedale senza possibilità di essere assistiti da un genitore». Dell'episodio sono state informate le autorità consolari italiane, in vista del rientro in questi giorni di famiglie di connazionali con bambini che frequentano la scuola in Cina. Ma, quando vengono trovati casi positivi, scattano dispositivi rigidissimi, che le autorità applicano senza distinzioni: agli stranieri come ai cinesi.

Ultimo aggiornamento: 09:56 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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