Fiastra, nel paese di nonna Peppina, le donne del lago vincono persino il terremoto

Fiastra, nel paese di nonna Peppina la storia di quattro donne coraggiose: «Il lago più forte del terremoto»

di Rosalba Emiliozzi

Una gelateria, una caffetteria, un chiosco-bar, una spiaggia verde sul lago. La rinascita di Fiastra passa attraverso un gruppo di donne che, con le loro attività, sono il motore del piccolo centro terremotato sotto i Monti Sibillini. Il post sisma, in questo angolo di Marche che sembra il paesaggio incantato di una fiaba,  va un po' meglio. Perché? Hanno un talismano. «La nostra fortuna è il lago, quando i turisti che vengono a visitare il parco vedono l'acqua verde smeraldo se ne innamorano e passano una giornata qui, sulla riva a prendere il sole, a leggere un libro, a fare il bagno» dice Emanuela Leli, 48 anni, gestore della spiaggia erbosa che degrada nell'acqua pulitissima del lago di Fiastra, dove anche i cani hanno uno spazio e possono fare il bagno con i loro padroni.

E non a caso Fiastra è il paese di nonna Peppina, 96 anni, che ha tenuto il punto ed è voluta restare nel suo «paradiso», come chiama Moreggini, minuscola  frazione di San Martino, rasa al suolo dal sisma del 2016. Ed ha ispirato il decreto “salva Peppina” per sanare temporaneamente le abitazioni prefabbricate installate per superare l'emergenza e rimanere a vivere nei luoghi del sisma in attesa della ricostruzione. In paese Giuseppa Fattori è un esempio di forza e caparbietà. «Il nostro simbolo di resilienza» dice Emanuela Leli.

Un magazine belga ha definito il suo lido sul lago «la piccola spiaggia d’Europa» perché i maggiori frequentatori sono turisti stranieri. Anche ieri c'erano inglesi, belgi e qualche francese. «Amano i laghi, leggono, si rilassano - dice Leli - ma qui si può fare anche canoa, sup, noleggiare e-bike e girare lungo i percorsi sul lago, mangiare, il più richiesto è il panino al cinghiale». Anche Emanuela Leli è stata pesantemente toccata dal sisma del 24 agosto di due anni fa. «I turisti sono scappati, anche tutti i romani che abitavano le seconde case - racconta - io sono di Ussita e lì ho perso il ristorante, l'odore delle macerie è indimenticabile, dopo la scossa del 30 ottobre ricordo salì la nebbia, era densa di polvere di macerie». Ricorda i giorni da sfollata: «Siamo stati deportati al mare io, mio marito e due figli che oggi hanno 14 e 8 anni, per due mesi ho pianto sempre. E' stato mio marito Claudio a darmi la forza, mi ha detto: «Emanuela noi ci vogliamo bene, abbiamo due figli, siamo vivi, non piangere più». E così è stato. Emanuela è ripartita dalla spiaggia d'erba sul lago e ora vuole fare un centro benessere con i profumi di monti maceratesi: lanolina e lavanda. 

Profumi, ambiente, natura, produzioni di super nicchia, è questo il lungo filo invisibile che collega le attività al femminile di Fiastra. La gelateria di Emma Buonaiuto, 31 anni, sposata, mamma di un bambino e un secondo in arrivo, è un concentrato di eccellenze locali. Su tutte il latte di pecora sopravvissana, delicato e poverissimo di lattosio che si sposa con i frutti di bosco (tutti della zona), i pistacchi e il mistrà Varnelli, prodotto da un'azienda storica di Pievebovigliana, in pieno cratere sismico. «Nel 2012, quando ho aperto la gelateria, sono partita da zero, ho fatto corsi e utilizzato solo prodotti naturali e l'attività è cresciuta, quando è venuto il terremoto ero incinta di 5 mesi, era agosto e Fiastra era piena, quella mattina fuggirono tutti. La gelateria non ebbe grandi danni perché è sotto uno scoglio, ma in paese non c'era più nessuno. Nel 2017 abbiamo riaperto, è stata una bella stagione, molti tornarono perché incuriositi. Nel  2018 e anche in questo 2019 si sente la decadenza, un po' per il tempo che non è dei migliori e un po' perché non sono state ricostruite le case» dice Emma, che tiene aperta la gelateria da aprile e settembre, mesi clou luglio e agosto. «Questo lavoro mi piace, lo faccio con passione, ma è dura, non abbiamo strutture per i villeggianti, viviamo per lo più di turismo di passaggio». Allora Emma, con altri commercianti, si è rimboccata le maniche e ha fondato l'associazione “Vivi Fiastra” con lo scopo di promuovere le tante bellezze nascoste.

La barista Roberta Blanchi, 33 anni, con il terremoto ha perso il suo b&b, dichiarato inagibile. Anche il suo fidanzato nel 2016 perse lavoro e casa a causa del sisma. Così insieme hanno deciso di ripartire da Fiastra. Roberta ha preso in gestione il bar del paese partecipando al bando del Comune. «Ho aperto il 15 luglio del 2017. Come va? Qui la situazione è più fortunata rispetto ad altre zone colpite dal terremoto, abbiamo il lago, è molto apprezzato dai turisti - dice Roberta - prima del sisma qui si lavorava molto con le seconde case, con i romani, i nonni venivano a Pasqua e tornavano a Roma il ponte dei Santi, spesso c’erano anche i nipoti. Erano quasi residenti, si fermavano sei, sette mesi l'anno». Il terremoto, per ora, ha fermato questo tipo di stanzialità, ma nella vita di Roberta il sisma ha «accelerato tutto. Mi sono sposata con Damiano nell'ottobre del 2017 e ora aspettiamo un bambino».

Per Roberta andare a vivere a Fiastra, paesino di 700 abitanti, è stata una scelta di vita. «Ho lavorato per qualche anno come progettista per i fondi Ue, ma ho mollato tutto per tornare a Fiastra perché qui è tutto a misura d'uomo, non sei un numero, uno tra tanti ma sei una persona, un essere umano. E la natura è stupenda. Ci sono il lago, paesaggi meravigliosi, il contatto con gli altri, buon cibo, zero inquinamento e tutti i servizi essenziali. E' un buon compromesso tra la città e il totale distacco dalla civiltà».

Più a valle, vicino al parco avventura, un'area picnic e su uno spicchio di lago mozzafiato, lavora Valentina Mongoli, pugliese di 33 anni, da 12 vive a Fiastra dove dal 2015 ha aperto “I due Ponti”.  E' un «chiosco-bar» come lo chiama lei, aperto h24, di giorno per famiglie, la sera rivolto ai giovani con concerti e musica live in una zona dove i decibel non danno fastidio a nessuno. «E' un posto che si presta bene - dice - il locale era lanciato quando è arrivato il terremoto. Il turismo andava a gonfie vele, specie con l'apertura della superstrada che proprio nel 2016 collegò l'Umbria con le Marche. Con il sisma abbiamo perso l’indotto delle seconde case, una grande fetta di turisti, ma siamo caduti in piedi, il lago è una risorsa enorme: pesca sport, escursioni, passeggiate, la teleferica del parco avventura attirano molti stranieri e molti giovani. «Cosa serve? Una ricostruzione celere, farebbe bene a tutto il territorio, il popolo delle seconde case è più che dimezzato».

Per il sindaco Sauro Scaficchia «sono donne che rappresentano la speranza del paese, come la nuova famiglia che ha deciso di stabilirsi a Fiastra e aumentare così la popolazione residente. In testa a tutte c’è la caparbietà di nonna Peppina che è voluta rimanere a vivere dove è nata, si è sposata ed ha cresciuto le figlie, oggi vive a Moreggini con la bandante, sono le uniche residenti». Ma non sono mai sole.



 
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Sabato 20 Luglio 2019, 09:56






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