Consiglio d'Europa: «L'Italia ha violato il diritto delle donne alla parità sul lavoro»

Lunedì 29 Giugno 2020

«L'Italia non ha rispettato l'obbligo di adottare misure per promuovere il diritto alle pari opportunità delle donne nel mercato del lavoro». Lo sottolinea il Comitato europeo dei diritti sociali (Ceds) del Consiglio d'Europa esprimendosi sul reclamo presentato dall'ong University Women of Europe. Secondo Strasburgo «l'Italia ha violato i diritti delle donne perché ha fatto insufficienti progressi misurabili nel promuovere uguali opportunità per quanto concerne una pari retribuzione». Oltre all'Italia sono stati esaminati dal Ceds anche altri 14 Paesi e tutti, tranne la Svezia, hanno evidenziato criticità.

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Oltre all'Italia sono stati esaminati dal comitato Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Finlandia, Francia, Grecia, Irlanda, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovenia e Svezia. Quest'ultima è l'unico paese per cui il Ceds non ha trovato violazioni, e uno dei tre, insieme a Belgio e Cipro, per cui ha constatato progressi misurabili nella promozione della parità di retribuzione. «Il divario retributivo tra donne e uomini è inaccettabile, eppure continua a rappresentare uno dei principali ostacoli al conseguimento di una reale uguaglianza nelle società moderne», ha affermato Marija Pejcinovic Buric, segretario generale del Consiglio d'Europa. «I governi europei devono intensificare urgentemente gli sforzi per garantire pari opportunità professionali», ha aggiunto.

LA BOCCIATURA
«Anche l'Europa individua nella misurabilità il criterio in base al quale si valutano le politiche degli Stati membri. E sulla parità di genere, come purtroppo abbiamo denunciato e avvisato più volte, per l'Italia arriva una sonora bocciatura». Lo afferma la senatrice Pd Valeria Fedeli. «Il comitato europeo dei diritti sociali (Ceds) del Consiglio d'Europa esprimendosi sul reclamo presentato dall'ong University Women of Europe ha infatti sancito che il nostro Paese ha violato i diritti delle donne perché ha fatto insufficienti progressi misurabili nel promuovere uguali opportunità per quanto concerne una pari retribuzione. La mozione di maggioranza votata a maggio dal Senato impegna il governo a mettere in campo scelte radicali per sostenere e ampliare la partecipazione femminile al mondo del lavoro, valutare ex ante l'impatto di genere delle politiche, combattere dimissioni in bianco, gender pay gap ecc. Ma va fatto ora. Senza questa presenza non solo l'Italia resterà un Paese che viola il principio costituzionale della parità ma nemmeno potrà agganciare la crescita. Non c'è sviluppo e futuro senza il lavoro delle donne. Bisogna agire subito!», conclude Fedeli.

Ultimo aggiornamento: 13:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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