Se gli stranieri fanno incetta dei gioielli del made in Italy la colpa non è solo della politica

PER APPROFONDIRE: brand, italia, vendita
Caro direttore,
mi si stringe il cuore ogniqualvolta prestigiosi simboli del made in Italy si trasferiscono in mani straniere. A distanza di pochi giorni, i brand Versace dell'alta moda e Candy elettrodomestici della famiglia Fumagalli sono divenuti rispettivamente proprietà di Michael Kors imprenditore statunitense nella moda e nel prét-à-porter, e dell'azienda cinese Qindao Haier leader mondiale nella produzione di lavatrici. Prevedo in arrivo altre dismissioni per sfinimento, dopo più di un decennio di crisi che pare divenuta endemica in assenza di iniziative politiche per superarla. Assistere alla perdita di realtà produttive in buona salute e in divenire, per un paese in sofferenza è ingiustificabile e sconsolante. Ritengo che sarebbe saggio porvi rimedio. Giacché non sarà di certo il reddito di cittadinanza con altro disavanzo, uno stimolo alla crescita come affermano Di Maio e Salvini per contenere le perdite derivanti dalle cessioni descritte. Né le opposizioni hanno titolo di ergersi a paladine del rigore, quando a loro volta alla guida del paese sono ricorse ai mercati finanziari per distribuire bonus con dovizia. Allo stato dell'arte il paese è a brandelli, con un sistema produttivo decimato e uno spirito d'impresa al ribasso per le difficoltà ad intraprendere da intralci burocratici e oppressioni fiscali. 


Renzo Nalon
Dolo



Caro lettore,
la politica industriale non ha mai occupato i primi posti dell'agenda dei nostri governi. Nè di quello in carica nè di quelli che lo hanno preceduto. Ma prima di addossare colpe e responsabilità, consideriamo anche qualche numero e qualche dato di fatto. Michael Kors, il gruppo americano che ha preso il controllo di Gianni Versace per quasi 2 miliardi di euro, è una realtà industriale di prima generazione e ha un fatturato di circa 4 miliardi di euro. In altre parole ha una storia simile e una dimensione non troppo superiore a quella dei principali gruppi della moda italiani. Eppure Kors ha trovato la forza finanziaria e le energie strategiche di prendersi Versace e prima ancora un marchio di scarpe di lusso come Jimmy Choo. Come mai gruppi italiani non hanno fatto altrettanto? Nel settore del lusso, nel corso dell'ultimo decennio, i gruppi stranieri hanno fatto shopping dei nostri marchi. Salvo rare eccezioni, non è accaduto l'inverso: siamo stati quasi sempre prede, raramente predatori. Colpa dei governi? Colpa della politica? Forse non solo. La realtà è che noi italiani siamo dotati di grande spirito creativo e imprenditoriale, ma scontiamo ancora un ritardo culturale sul piano gestionale e manageriale. Soprattutto quando i mercati impongono di confrontarsi con dimensioni globali ed equilibri azionari più complessi di quelli familiari o locali.
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Mercoledì 3 Ottobre 2018, 13:03






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5 di 12 commenti presenti
2018-10-04 11:07:04
Appena successo anche a Moto Morini, venduta ad un colosso cinese di scooter che la userà per invadere il mercato europeo. Il fatto è che servirebbe serietà, rispetto, affidabilità, coerenza. Invece in italia, per questioni di sedia, ognuno pensa a piazzare se stesso e l'amico fidato (fosse anche l'ultimo cialtrone) più che a sviluppare la produzione. E se per fare questo bisogna demolire tutto quello che ha fatto il precedente, buono o cattivo che sia, lo si demolisce. In una situazione del genere chi può imbarcarsi in una avventura industriale sapendo che oggi fai dei programmi perchè ci sono delle norme e dopo sei mesi (e ogni sei mesi) prima ancora di aver prodotto un chiodo, li devi cambiare perchè ogni politico vuole fare il contrario del suo predecessore? solo chi il sistema italiano non lo ha ancora "provato", cioè gli stranieri.
2018-10-04 10:22:09
i kors il gruppo irlandese pop rock?
2018-10-03 17:19:48
lavoravo in una ditta metalmeccanica con un discreto fatturato. se ricordo circa 120 miliardi di lire. il gruppo aveva bisogno di investimenti per essere in linea col mercato e con le spese di produzione, leggi attrezzature sia di lavoro che di gestione più moderne ed al passo coi tempi. i due soci, che non so se avessero figli, non erano disposti a nuovi investimenti, della serie finora mi sono fatto un mazzo così ed ora non voglio più rischiare, ed hanno venduto tutto ad un gruppo danese. il risultato è che ci hanno messo un bel pò di milioni, nel frattempo si era passati agli euro, hanno fatto altri acquisti, ed il fatturato ora naviga tranquillamente oltre i 300 milioni. il tutto con dirigenza esclusivamente italiana che a fine anno ovviamente deve rendere conto ai padroni. che fine hanno fatto i vecchi proprietari? non lo so ma di certo faranno una vita più tranquila, loro ed i loro figli e nipoti, almeno economicamente. perchè quando si arriva ad un certo punto le favole, di solito col finale rosa ma non necessariamente in campo industriale, comunque finiscono.
2018-10-03 22:43:14
Permettimi una battuta, tu dici che: di certo faranno una vita più tranquila, loro ed i loro figli e nipoti, almeno economicamente. Invece io non ne sarei così sicuro, infatti guardandomi intorno, ho visto dei figli che hanno saputo dilapidare i beni prodotti dai loro padri.
2018-10-04 10:38:23
come dice mauro corona, lo scrittore, la vita è come la scultura, è togliere. molto più semplice di quanto si pensi.