I furbetti dei vaccini esistono perché le norme non erano chiare: ora finalmente vale l'ordine di età

Domenica 11 Aprile 2021

Egregio Direttore,
mi hanno meravigliato in questi ultimi giorni alcune considerazioni espresse dal nostro presidente Draghi su quelle persone che sono riuscite a vaccinarsi malgrado non appartenessero a categorie prioritarie che ha prontamente definito i furbetti. Queste considerazioni sono state a loro volta successivamente oggetto di discussione in vari talk show dove queste persone continuavano ad essere sempre definite come furbetti. Ecco, è proprio la definizione di furbetti che mi indispone e trovo decisamente inappropriata, fuorviante e decisamente offensiva. Il furbetto è quello che salta la fila al supermercato o quello che parcheggia l'auto in seconda fila ma non colui che richiede e riceve il vaccino ora malgrado non abbia alcun diritto di priorità. Credo che tali persone, tipo il giornalista Scanzi sempre prodigo a dispensare lezioni di moralismo a tutti noi, che con le loro azioni hanno privato di vaccino qualcun altro, come ad esempio mio padre risultato positivo e deceduto a 90 anni il giorno di Pasqua senza mai essere stato convocato per la vaccinazione, vadano per lo meno chiamate delinquenti e come tali andrebbero penalmente perseguite.


Riccardo Ventura


Caro lettore,
capisco la sua rabbia, ma non credo che sia un problema di definizioni o di etichette. La sostanza è una: molte, troppe persone in queste settimane in Italia si sono vaccinate prima di chi, per età o per motivi di salute, ne avrebbe avuto il diritto. Draghi ha fatto benissimo a rimarcare la propria indignazione per questa vergogna. Ma perché è successo? Certamente ha inciso l'attitudine, tutta italiana, ad arrangiarsi, a trovare scorciatoie e a interpretare regole e leggi a proprio uso e consumo. Qualcuno, come il giornalista Andrea Scanzi, si è addirittura pubblicamente vantato di questa sua particolare abilità di saltafila. Molti altri hanno preferito tenere un profilo più basso: si sono fatti fare il siero e via. In qualche caso si è vaccinato chiunque pur di non sprecare sieri di AstraZeneca rimasti inutilizzati. Ma a facilitare questo clima da assalto alla diligenza ha molto contribuito la poca chiarezza delle norme, l'assenza di criteri chiari e eguali per tutti. Una responsabilità evidente l'ha il precedente governo, quello guidato da Giuseppe Conte, che ha introdotto, come criterio per la priorità nelle vaccinazioni, il principio delle categorie essenziali, aprendo la strada a una dissennata corsa al siero. Sull'onda di questa disposizione si è infatti scatenata un'indegna gara di categorie e ordini professionali: tutti impegnati, dai magistrati agli avvocati passando per giornalisti e impiegati comunali, a vantare il proprio ruolo essenziale nella società e a pretendere quindi il diritto, per i loro iscritti e colleghi, ad essere vaccinati prima di altri. E in molti, non tutti per fortuna, hanno raggiunto il loro obiettivo. Ora il commissario per la vaccinazione ha finalmente stabilito che va sempre applicato il criterio dell'età: cioè prima gli over 80, poi i settantenni e i sessantenni. Meglio tardi che mai. E speriamo che succeda davvero.

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