Contro il virus servirebbero misure chirurgiche, basate sui contagi e sulle caratteristiche dei territori

Mercoledì 28 Ottobre 2020
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Gentile Direttore,
sono titolare di un bar-tabacchi alla periferia di Bassano del Grappa e non capisco per quale motivo le misure anti-movida decise con l'ultimo Dpcm debbano essere applicate in modo uguale in tutto il territorio: sembra che la movida sia presente allo stesso modo tra i navigli di Milano quanto nei bar dei piccoli centri. L'applicazione rigidamente omogenea delle misure restrittive finisce per far crescere il senso di frustrazione in chi ha sempre rispettato regole, cautele e protocolli. Credo che, in tutti i Comuni d'Italia, le forze dell'ordine conoscono benissimo il territorio in cui operano. Potrebbe allora essere sufficiente adottare misure meno penalizzanti di quelle attualmente in vigore, controbilanciandole con più stretti controlli, anche mirati laddove serve. Proprio mentre scrivo peraltro, giunge la notizia di come la Provincia autonoma di Bolzano abbia provveduto per il proprio territorio, ammorbidendo per le attività economiche altoatesine i limiti delle restrizioni introdotte dal Governo: E ciò, proprio in ragione dei necessari «adattamenti alla realtà locale» Le chiedo: alla luce di tutto questo, non le sembra ancor più giustificato il mio senso di frustrazione?

Lucio Andolfatto


Caro lettore già nel primo blocco totale, quello di marzo, si è commesso l'errore di fermare tutto e tutti, senza tener conto del diverso andamento del contagio e dei malati nei diversi territori. Abbiamo chiuso, penalizzandole senza motivo, intere regioni dove c'erano pochi pazienti ricoverati e abbiamo invece perso tempo prezioso per intervenire con misure drastiche su realtà ormai fuori controllo. Anche in questo ultimo Dpcm è evidente il rischio di aver emanato provvedimenti uguali per tutti, senza tener conto delle specificità territoriali, sociali ed epidemiologiche. E' evidente il suo locale e un bar della movida appartengono a due mondi diversi e diversissimo è il rischio di contagio e di assembramento che si registra. La realtà è che il virus andrebbe affrontato in modo chirurgico e selettivo, colpendolo, senza remore, dove è maggiormente presente e allentando le misure dove è meno forte la sua diffusione. Non è semplice da fare, ovviamente. Ma le regole uguali per tutti hanno già dimostrato i loro limiti. Quanto all'Alto Adige, fa valere la sua autonomia. Che consente alla provincia autonoma di stabilire regole diverse. Anche in questo caso però a definire divieti e norme non dovrebbe essere semplicemente la specificità, ma il quadro clinico, cioè l'andamento del contagio e la sua origine: perchè questi sono i due criteri a cui ancorare regole e decreti. Che, in caso contrario, rischiano di non essere compresi dai cittadini che poi li devono applicare e subire. 

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