Aver perso la credibilità, ecco la vera colpa dei politici che hanno chiesto o intascato il bonus

Venerdì 14 Agosto 2020
1
Caro direttore,
condivido sostanzialmente quanto scritto nel Gazzettino sul bonus Covid 19 percepito indebitamente da qualche Parlamentare. Forse se ne è parlato troppo, come pure eccessivo è risultato lo stupore. Vale la pena di sottolineare un aspetto di tutta la vicenda, cioè l' opportunità che ha guidato l'agire dei protagonisti. Al minimo sospetto sui parlamentari rei del crimine, si è gridato allo scandalo. Che dire? Vi è stato, forse, un rigurgito di ammirevole moralità e di senso civico? Oppure, come si sospetta giustamente, è prevalsa la preoccupazione dell'utile, del consenso popolare in vista delle prossime scadenze elettorali? Dall'altra parte anche i parlamentari e consiglieri, colpevoli di essersi impossessati del contributo destinato ai bisognosi, si sono avvalsi dell'opportunità di seguire il proprio tornaconto nel rispetto della legge. Come si vede, agire secondo opportunità e il proprio buon senso, può avere diversi obiettivi, anche contrapposti. Inoltre non essere necessariamente sanzionato dalla legge. La realtà si presenta molto problematica e induce a volte al pessimismo. Che dire, ad esempio, dei nostri parlamentari con collaboratori senza contratto? Che dire anche del comune cittadino guidato generalmente dalla opportunità del proprio interesse, come dimostra la diffusissima evasione fiscale (non tutta uguale) presente tra la nostra gente, compreso il lavoro dipendente?

 
Luigi Floriani
Conegliano


Caro lettore, 
se la legge avesse stabilito che poteva avere diritto al sussidio solo chi era al di sotto di un certo livello di reddito, avremmo evitato abusi e polemiche. E forse, chi davvero avevo bisogno di sostegno economico per l'emergenza sanitaria, avrebbe potuto ottenere anche qualche soldo in più. Ma un comportamento scorretto resta tale anche se la legge è sbagliata o se, come qualcuno dice, in giro c'è molto di peggio. I parlamentari e i consiglieri regionali che hanno richiesto o ottenuto il bonus di 600 euro non hanno infranto la legge. Non hanno compiuto alcun tipo di reato. Ma hanno messo in atto comportamenti inaccettabili per chi, come loro, gode di elevate retribuzioni pagate con i soldi pubblici. E poco conta che qualcuno sia stato vittima della superficialità propria, di qualche collaboratore o familiare. La buona fede, in questi casi, non è un'attenuante. Come non lo è certamente aver poi destinato quei soldi a una buona causa o in beneficenza. Perché in gioco c'è una materia da cui chi fa politica non può prescindere: la credibilità. E un parlamentare o un amministratore pubblico di alto livello che chiede qualche centinaia di euro di sostegno economico approfittando del suo status e di una legge destinata ad aiutare chi è in difficoltà, non è più credibile. Punto.  © RIPRODUZIONE RISERVATA