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Oziofobia, cos'è la paura del tempo libero che può provocare stress: ecco chi ne soffre di più

Mercoledì 3 Agosto 2022 di Carla Massi
Oziofobia, cos'è la paura del tempo libero che può provocare stress: ecco chi ne soffre di più
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Il nome scelto è oziofobia. Può comparire durante tutto l'anno, soprattutto nei giorni di festa, ma in estate riesce a diventare anche un vero e proprio rovina-vacanze. Parliamo di quelle smanie per la villeggiatura che, improvvisamente, si trasformano in paura del vuoto, obbligo (mentale e fisico) di organizzare, programmare, riempire ogni spazio della giornata. Sicuramente un surplus di lavoro, un dispendio di energie e non certo di relax.
L'oziofobia si placa con difficoltà e anche quando ci mettiamo d'impegno ad avere la mente sgombra e il fisico a riposo, può riemergere prepotente. Rimettendo in moto il vecchio meccanismo del timore del tempo libero. Della paura di giornate senza impegni a catena fissati. Addirittura la mancanza di stress può diventare un piccolo grande problema. Già perché in alcuni la mancanza di questo impulso continuo crea disagio, genera ansia. A causa dell'incapacità (o della paura di essere incapaci) di gestire le ore libere a disposizione.

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LE CONQUISTE
Alla base, come spiegano gli esperti di Guidapsicologi.it, c'è un pensiero di eccessiva produttività ed efficienza, che antepone le mete da raggiungere alla felicità. Prevale indisturbata una visione quantitativa o produttiva (quanti obiettivi sono stati raggiunti, quanti compiti sono stati svolti) che non si concentra certo sulla qualità dei risultati.
In modo sommario è possibile tracciare il ritratto di chi, una volta in vacanza, rischia di trovarsi in questa situazione: i soggetti razionali, pianificatori, che provano a governare l'ansia tenendo tutto sotto controllo e programmando gran parte della giornata. Quando sono in ferie alcuni punti fermi vengono a mancare e l'assenza di schemi rischia di diventare solo uno spaventoso vuoto. Dimenticando che l'imprevisto, lo spazio al pensiero e ogni occasione nuova possono diventare davvero un divertimento o una ricchezza.
Per queste persone la vera vacanza dovrebbe essere invece partire senza un programma, anche da soli, pronti ad affrontare tutte le eventualità, gli imprevisti, le sorprese che un viaggio può riservare. Proprio gli imprevisti e la capacità di superarli servono a rafforzare l'autostima.
«Le persone che soffrono di oziofobia hanno bisogno di avere sempre il tempo occupato, poiché non sopportano sentire il vuoto causato dal non avere un compito da svolgere. In loro - spiegano gli psicologi - prende il sopravvento la paura di non avere il controllo della situazione. Il timore di annoiarsi. Questo tipo di fobia può colpire chiunque. La fobia del tempo libero non fa distinzioni».
Primo suggerimento: identificare che cosa sta scatenando quella paura per capire le cause ed essere in grado di stabilire delle linee guida per gestirla. È molto importante essere consapevoli del problema e riconoscere la situazione che si sta attraversando. «Essere costantemente esigenti con se stessi - aggiungono gli esperti - non genera buoni risultati. È fondamentale fissare obiettivi e scadenze, ma al tempo stesso essere coscienti dei propri limiti e rispettarli. Riconoscere il massimo che si può dare senza dover per forza fare sempre di più». È altamente raccomandato che ognuno di noi abbia un tempo libero per non fare nulla.

 


L'IGNOTO
Non basta partire, dunque, bisognerebbe cambiare ritmo e lasciarsi andare: i benefici del riposo per la mente arrivano quando ci sentiamo finalmente liberi di scegliere e affrontiamo l'ignoto. Fare un po' di vuoto, per fermare lo stress. Cosa sia rilassante è sicuramente molto soggettivo: per qualcuno può essere un tour de force in montagna, per altri stare spalmati sulla spiaggia.
«L'importante - ricorda la psicologa Giulia Maffioli presidente dell'Associazione Nazionale Psicologi Psicoterapeuti - è poter scegliere liberamente, uscire dalla logica del devo fare per dedicarsi a quello che voglio fare. Anche se non sempre, per tutti, è facile riconoscere queste due condizioni. Scomodiamo il latino per ricordare che cosa vuol dire vacanza. Vacantia neutro plurale sostantivato di vacans, participio presente di vacare essere vuoto, libero. Quindi credo sia chiaro l'obiettivo da perseguire. Dovremmo essere guidati da due certezze di base. Il nostro profondo desiderio comprendendo i bisogni che abbiamo e la curiosità che si dimostra sempre una buona alleata. Se queste due spinte mancano attenzione a non sbagliare. E attenzione anche ad essere travolti dall'obbligo di fare, andare, decidere, muoversi. Perché non prendere in considerazione anche l'ozio creativo?».


L'IRREQUIETEZZA
Il segreto, in vacanza come a casa, è quello di vedere brevi momenti di vuoto (forse di noia) come qualcosa di positivo, senza che questa condizione generi malessere o irrequietezza. Ma, piuttosto favorisca pensieri propositivi e voglia di fare. Senza obblighi.

Ultimo aggiornamento: 14:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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