App spogliadonne Fake nude, il Garante indaga: «Vittima chiunque abbia postato una foto»

Giovedì 22 Ottobre 2020 di Stefania Piras

Centomila persone sarebbero vittime di Deepnude, l'applicazione che prende la foto di una donna vestita e riesce a spogliarla, mostrandola nuda. Non esistono solo le fake news ma anche le fake nude, i falsi nudi. Il software spuntò per la prima volta un anno fa e l'ideatore dovette chiuderlo in fretta e furia (24 ore) dopo l'ondata di sdegno che provocò. Questa applicazione intercettata oggi sarebbe una ulteriore evoluzione di Deepnude che in questo modo ha continuato a circolare e a mietere vittime: 104.852 donne, secondo Sensity, una startup che si occupa di Cybersecurity.  Le loro immagini personali "spogliate" sono state condivise pubblicamente a partire dalla fine di luglio 2020 e si calcola che in tre mesi il volume di queste foto sia cresciuto del 198%.

Cosa è successo? Per cadere nella rete è sufficiente aver scambiato una foto (vestita) su Telegram o aver condiviso pubblicamente una foto sui social media. Ora vuole vederci chiaro anche il Garante della Privacy che ha aperto un'istruttoria nei confronti di Telegram, per il software "Spogliadonne". «Notizie di stampa hanno, nei giorni scorsi, riportato il caso di alcune ragazze vittime di un particolare tipo di deep fake, si legge in una nota del garante della Privacy - cioè video e immagini realizzati attraverso delle app che consentono di trasformare il volto, la voce e il corpo delle persone, creando veri e propri falsi. Le ragazze si sono ritrovate, a loro insaputa, spogliate su Telegram dopo che alcuni utenti avevano manipolato le loro foto usando un programma informatico, derivato da un software chiamato DeepNude, disponibile sul canale social e che impiega l'intelligenza artificiale per ricostruire l'aspetto che avrebbe il corpo sotto gli indumenti».

Secondo Forbes sarebbe il 70% la quota di privati, non vip, che hanno subito la falsificazione delle propria immagine. Il CEO e Chief Scientist di Sensity, Giorgio Patrini, ha detto a Forbes che, a differenza dei video deepfake delle celebrità, «solo una singola immagine in una chat room è necessaria per far funzionare questa tecnologia». 

 

 

«Preoccupato per gli effetti prodotti dal software e dalla sua diffusione tra gli utenti del social - continua la nota del Garante per la protezione dei dati personali - ha deciso di aprire un'istruttoria nei confronti di Telegram, social già oggetto di un'attività di verifica da parte dell'Autorità». «Le gravi lesioni alla dignità e alla privacy a cui l'uso di un software simile espone le persone, soprattutto se minori, sono evidenti, considerati anche il rischio che tali immagini vengano usate a fini estorsivi o di revenge porn e tenuto conto dei danni irreparabili a cui potrebbe portare una incontrollata circolazione delle immagini, - prosegue ancora la nota del Garante - fino a forme di vera e propria viralizzazione. La facilità d'uso di questo programma rende, peraltro, potenzialmente vittime di deep fake chiunque abbia una foto sul web».

 

«Il Garante chiederà a Telegram di fornire informazioni, al fine di verificare il rispetto delle norme sulla protezione dei dati nella messa a disposizione agli utenti del programma informatico, nonché di accertare l'eventuale conservazione delle immagini manipolate e le finalità di una tale conservazione. Oltre all'avvio dell'istruttoria, - chiude la nota - il Garante sta valutando ulteriori iniziative per contrastare gli usi illeciti di questo tipo di software e contenere gli effetti distorsivi del più ampio fenomeno del deep fake».

 

 

Ultimo aggiornamento: 18:44 © RIPRODUZIONE RISERVATA