Vaccini, Garattini: «Morire dopo il vaccino non vuol dire morire a causa della somministrazione»

Venerdì 12 Marzo 2021
Covid, Garattini: «Morire dopo il vaccino non vuol dire morire a causa del vaccino»
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Cresce la preoccupazione dopo alcune morti che sono avvenute a seguito del vaccino Astrazeneca. Ma Silvio Garattini, fondatore e presidente dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri Irccs di Milano, rassicura. «Credo che alla fine troveremo che i vaccini non sono collegati ai casi di trombosi», risponde in un'intervista. E poi avverte che se non c'è trasparenza nell'informazione si rischia di generare «sfiducia tra la gente». Aggiunge quindi che casi di trombosi «non sono stati rilevati in Gran Bretagna o in Israele».

Il problema della fiducia nel vaccino

«È giusto fare tutti i controlli – ribadisce Garattini – ma credo che alla fine troveremo che i vaccini non sono collegati ai casi di trombosi. Finora abbiamo somministrato decine di milioni di dosi e non ci sono stati gravi effetti collaterali. Non più di quelli degli altri vaccini. Anche durante le sperimentazioni AstraZeneca aveva registrato un sospetto evento avverso, un caso di mielite. Ma poi si era capito che quel disturbo non dipendeva dal vaccino», anche se «ci vuole più trasparenza in queste materie – avverte il farmacologo – altrimenti si genera sfiducia tra la gente. Oggi mi sarei aspettato un comunicato ufficiale delle nostre autorità sanitarie per spiegare quali e quanti sono i casi sospetti e che tipo di controlli saranno messi in opera. Invece non ho sentito nulla del genere. E non è la prima volta», osserva.

Nessun caso in Gran Bretagna o Israele

Casi di trombosi, fa notare Garattini, «non sono stati rilevati in Gran Bretagna o in Israele dove la vaccinazione è stata fatta a milioni di persone». Va bene fare tutte le verifiche del caso, ripete, «però poi bisogna accettare il giudizio delle commissioni che dicono che non c'è alcun rapporto» fra un sospetto effetto collaterale e il vaccino, «come è successo durante la sperimentazione – rammenta il presidente del 'Mario Negrì – quando l'uso del vaccino AstraZeneca è stato stoppato per un certo numero di giorni per casi di mielite che poi si sono dimostrati non collegati».

 

I trombi conseguenza del Covid

Garattini poi risponde alla domanda su cosa potrebbere essere successo per le morti dopo il vaccino Astrazeneca. «Non lo so, tutto può essere – risponde lo scienziato –. Sappiamo che i trombi sono una delle conseguenze del Covid e che alcune polmoniti si sviluppano in modo silente, senza dare sintomi. I vaccini poi non sono molecole chimiche, frutto di processi di sintesi che avvengono in modo sempre uniforme. Nascono da processi biologici, di fermentazione, che possono dare luogo a disomogeneità e devono seguire processi di purificazione. I controlli però sono rigorosissimi. È difficile pensare che un lotto sia stato rilasciato senza aver seguito tutte le procedure».

Più chiarezza

Il vaccino anti-Covid di «AstraZeneca – ricorda Garattini – è stato all'inizio consigliato sotto ai 55 anni, poi si è deciso di estenderlo anche ai più anziani, ma senza spiegare il perché, senza dire che nel frattempo erano usciti altri dati scientifici incoraggianti. Cosa deve pensare un cittadino? I messaggi in politichese non vengono capiti dalle persone. Ci vuole più chiarezza nella comunicazione da parte del ministero della Salute e dei cosiddetti esperti», ammonisce il presidente del Mario Negrì. Andrebbe detto, per esempio, «che ogni anno in Italia muoiono 600mila persone, cioè più di mille al giorno. È possibile che qualcuno muoia in concomitanza con il vaccino. Ma il fatto che un evento accada dopo un altro non vuol dire che fra i due ci sia un rapporto di causa ed effetto. Anzi, in genere non è così. Cercare di capire se c'è un nesso fra i due avvenimenti è un'operazione complessa, che richiede molte ricerche e controlli».

Giusto bloccare

C'è anche chi avanza l'ipotesi che le morti siano dovute a un dosaggio sbagliato. «Non credo che un dosaggio anche eccessivo possa causare questo tipo di problemi. Ma vedremo. È giusto in questi casi fermarsi e controllare tutto fino in fondo», conclude Garattini che ricorda quando nel 2014 venne bloccato in Italia il vaccino Fluad: «Fu bloccata una campagna contro l'influenza per alcune morti sospette. Poi si verificò che erano persone dalla salute già compromessa. Il vaccino fu assolto e la campagna riprese».

Rischio 40mila contagi al giorno

«Stiamo certamente andando in quella direzione», cioè verso una situazione epidemiologica in cui i casi di Covid-19 in Italia potrebbero raggiungere i 40mila al giorno per fine marzo. «D'altra parte si vedeva molto bene» che sarebbe stato così, «perché a partire da marzo abbiamo osservato un leggero, ma costante aumento dei contagi. Quindi è giusto che si prendono delle decisioni» su nuove restrizioni, però con una «regia centrale» e coniugando «da un lato il diritto dei cittadini di saperlo in anticipo e dall'altro la tempestività. Perché non è che si possa aspettare tanto tempo, quando le cose sono ormai molto chiare».

Misure anti-contagio non sufficienti

Le misure anti-contagio si sono dimostrate in questa nuova ondata di Covid-19 «molto scarse non per la loro natura, ma perché c'è troppa gente che non le osserva». Lo ha evidenziato ad Agorà su Rai3 Silvio Garattini, fondatore e presidente dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri Irccs di Milano, lanciando un appello alla responsabilità individuale: «Bisogna convincere le persone che siamo in una situazione difficile – ammonisce lo scienziato – e che dipende da noi evitare soprattutto che ci siano tanti morti», oltre «che si debba ricorrere alla chiusura». «Basta guardarsi in giro – sottolinea Garattini – per vedere come ci sia ancora, soprattutto tra i giovani, troppa gente che gira senza mascherina, gente che si assembra, che prende da bere nei bar prima delle 18 e poi si affolla in varie zone della città per continuare a chiacchierare. È nell'inosservanza» delle regole l'orgine della maggior parte dei contagi da Sars-CoV-2 di nuovo in crescita in Italia.

Tener conto del rapporto benefici-rischi

Lo scienziato commenta infine il rapporto dell'Aifa secondo il quale, su oltre 4 milioni di dosi di vaccino anti-Covid somministrate nel nostro Paese (non solo AstraZeneca, ma di tutti i prodotti a oggi disponibili), si sono verificate 30mila reazioni avverse. «Bisogna tenere conto del rapporto benefici-rischi», ragiona l'esperto: «Abbiamo 100mila morti» per Covid-19 in Italia a fronte di «30mila reazioni ai vaccini, che vuol dire mal di testa, febbre, qualche dolore articolare. Io credo che dobbiamo tener conto che c'è una grande differenza tra i benefici ottenibili e i danni connessi con l'impego di qualsiasi farmaco. Ogni farmaco - puntualizza Garattini - ha i due lati della medaglia».

Ultimo aggiornamento: 11:38 © RIPRODUZIONE RISERVATA