Messina Denaro, arrestato il medico Tumbarello. Preso un complice, cugino e omonimo del prestanome

Alfonso Tumbarello ha firmato più di 130 ricette per il mafioso latitante

Martedì 7 Febbraio 2023
Messina Denaro, arrestato il medico Alfonso Tumbarello di Campobello di Mazara

Oltre 130 ricette fra richieste di ricovero, esami specialistici e farmaci prescritti a una persona sana che si è finta malata di tumore. Circostanza già di per sé grave, che lo diventa molto di più se il vero malato di cancro è Matteo Messina Denaro. A firmare la «serie impressionante di prescrizioni» è stato Alfonso Tumbarello, 70 anni, pneumologo e medico di base a Campobello di Mazara. I carabinieri del Ros lo hanno arrestato assieme ad Andrea Bonafede, 53 anni, cugino e omonimo del geometra che ha prestato l’identità al padrino e che per questo nei giorni scorsi è finito in carcere per mafia. Bonafede avrebbe fatto da cerniera con il medico per la consegna delle prescrizioni. Il giudice per le indagini preliminari Alfredo Montalto ha accolto la richiesta del procuratore di Palermo Maurizio de Lucia, dell’aggiunto Paolo Guido e dei sostituti Gianluca De Leo e Pierangelo Padova. I pm contestano a Tamburello il reato di concorso esterno in associazione mafiosa e falso. Bonafede deve difendersi dall’accusa di favoreggiamento e procurata inosservanza della pena, e cioè gli ergastoli inflitti a Messina Denaro. 

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Analisi e cure

Per oltre due anni, da novembre 2020 al 16 gennaio scorso, Tumbarello ha seguito passo dopo passo il percorso terapeutico di Messina Denaro. Non è stato ancora accertato chi per primo gli abbia diagnosticato il cancro, ma è certo che sia stato Tumbarello a sollecitare il primo ricovero a cui è seguito, pochi giorni dopo, l’intervento chirurgico del 13 novembre 2020 all’ospedale Abele Ajello di Mazara del Vallo. Ed ancora gli ha prescritto l’11 gennaio 2021 una Pet all’ambulatorio di Mazara del Vallo, il 28 gennaio 2021 e l’1 febbraio l’analisi della mutazione e l’estrazione del Dna alla clinica La Maddalena di Palermo dove è stato operato nel maggio 2021. Esami e interventi costosissimi di cui il padrino corleonese ha goduto a carico dal servizio sanitario nazionale. Mentre lo Stato gli dava la caccia, lo stesso Stato lo curava.
Tumbarello prescriveva tutto ciò che serviva a Matteo Messina Denaro, alias Andrea Bonafede. Lo avrebbe anche incontrato personalmente per visitarlo e compilare l’anamnesi necessaria per avviare il percorso terapeutico. Il medico sapeva che il Bonafede vero, suo assistito dal 2018, godeva di buona salute. Nessuno lo ha mai visto dalle parti dello studio di via Umberto. Non era lui a ritirare le ricette. Di questa incombenza si occupava il cugino omonimo. Impossibile che quest’ultimo non sapesse che il parente non ha il cancro. Da qui l’accusa di essersi prestato al gioco sporco fino all’ultimo giorno. Alle 9,30 del 16 gennaio, infatti, mentre a Palermo i carabinieri arrestavano Messina Denaro, Andrea Bonafede si è presentato in ambulatorio per conto del cugino. Gli serviva un farmaco, il Bisoplororo, per l’ipertensione arteriosa e i disturbi cardiovascolari. 
Il gip considera Tumbarello una pedina della rete di protezione del latitante che si è attivata quando ha deciso di curarsi in Sicilia. Una cerchia di fedelissimi di cui farebbe parte il medico da tempo legato alla famiglia Messina Denaro. A Tumbarello si era rivolto Antonio Vaccarino, ex sindaco di Castelvetrano, oggi deceduto, condannato per droga e assoldato dai servizi segreti per stanare il latitante. Avevano avviato un rapporto epistolare. Si firmavano rispettivamente Svetonio e Alessio. Vaccarino aveva agganciato il fratello di Matteo Messina Denaro, Salvatore, nello studio di Tumbarello, medico con la passione per la politica e massone iscritto al Grande Oriente d’Italia, loggia da cui è stato sospeso dopo che il suo nome è stato collegato a Messina Denaro. 

 

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Viaggi e affari

Il latitante viaggiava, accumulava soldi, gestiva affari in Italia e all’estero. Quando si è ammalato di cancro ha scelto di stabilirsi nel paese trapanese, approfittando di quello che i pm definiscono «assordante silenzio dell’intera comunità di Campobello di Mazara». Un silenzio che «con diversi livelli di compiacenza omertosa, paura, o addirittura complicità, ha consentito impunemente al pericoloso stragista ricercato in tutto il mondo (e per la cui cattura lo Stato ha impegnato sino allo stremo, dirottandole da altre priorità, le migliori intelligenze investigative del Paese, nonché mezzi e tecnologie dai costi elevatissimi) di affrontare almeno negli ultimi due anni cure mediche e delicatissimi interventi chirurgici in totale libertà, godendo della disponibilità di somme di denaro, macchine, appartamenti, addirittura relazioni sentimentali».

Ultimo aggiornamento: 9 Febbraio, 08:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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