Green pass nei ristoranti solo se i contagi decollano. ​Il virus corre

Giovedì 15 Luglio 2021 di Alberto Gentili
Green pass nei ristoranti solo se i contagi decollano. Il virus corre

Sul principio sono tutti d’accordo. O quasi. Estendere l’uso del green pass ad altri settori, dopo matrimoni, stadi, visite alle Rsa, serve per evitare nuove chiusure e restrizioni ora che la variante Delta si fa sempre più aggressiva: più 61% di positivi in una settimana, secondo la fondazione Gimbe. In più, un uso ampio del codice Qr sarebbe indispensabile per spingere la campagna vaccinale che sta arrancando: meno 73% di prime dosi in sette giorni, a riprova che la platea di immunizzati non si sta allargando come sperato. Tant’è, che c’è chi sostiene che l’alternativa è introdurre l’obbligo vaccinale. Per il resto, però, il governo e la maggioranza sono divisi.

 

 

In vista della cabina di regia prevista all’inizio della prossima settimana, l’intesa appare vicina solo sulla necessità della seconda dose di vaccino per il rilascio del green pass, sul via libera ai balli nelle discoteche (con codice Qr) e sul cambio dei parametri per il passaggio delle Regioni in fascia “gialla” o “arancione”: il criterio prevalente non sarebbe più il numero di positivi, ma quello dei ricoveri in area medica e nelle terapie intensive. Sicura poi la proroga dello stato d’emergenza, anche se Matteo Salvini dice: «Vedremo il 30 luglio se prorogarlo».
Per il resto è braccio di ferro. Il Pd, il ministro della Salute Roberto Speranza, Matteo Renzi, il commissario straordinario Francesco Figliuolo, i tecnici e gli scienziati del Cts, i governatori Enzo De Luca e Giovanni Toti, spingono per il “modello francese”. Traduzione: green pass anche per prendere un caffè al bar, andare a cena al ristorante, salire su un bus e sulla metro. E questo per «scongiurare nuove chiusure». La Lega, Forza Italia e i 5Stelle, trovando sponda in Mario Draghi che ritiene il modello scelto da Emmanuel Macron un po’ troppo spinto, invece vogliono limitare l’uso del codice Qr a cinema, teatri, palestre, piscine, eventi. Oltre ai settori, come stadi, matrimoni, Rsa, per i quali viene già utilizzato.

Il premier proverà a trovare una sintesi la prossima settimana, sulla base dei dati oggettivi sull’andamento della variante Delta, la situazione degli ospedali, la diffusione della campagna vaccinale per fasce d’età, le dosi disponibili. Da ciò che filtra, si cercherà una mediazione legando l’impiego del pass all’andamento dell’epidemia. Più la situazione sarà seria, maggiori saranno i settori coinvolti, bar e ristoranti inclusi. «E questo per evitarne la chiusura», dice una fonte di governo. Se restasse sostanzialmente stabile, le aree di utilizzo saranno limitate. Prevedendone comunque fin da ora l’obbligo «dove c’è rischio di assembramenti».

Dunque forse per i ristoranti al chiuso. E quasi certamente per i trasporti, come treni, aerei e traghetti, a lunga percorrenza. «Difficile invece che si possa introdurre il pass per bus e metro, anche perché sarebbe complesso garantire i controlli», dice una fonte che segue il dossier. I provvedimenti saranno adottati con un decreto entro il prossimo fine settimana.
Insomma, si accelera. Anche perché c’è chi, come il fisico Giorgio Sestili, ritiene che la stima di Gimbe sia ottimistica: «La crescita dei contagi in una settimana è stata del 75%. In poche settimana raggiungeremo i contagi della Gran Bretagna», dove ieri sono stati registrati quasi 50mila nuovi casi. In Italia 2.455, ma con tasso di contagiosità Rt schizzato sopra l’1,%.

Però dopo Salvini (passato da un quasi sì a un «di green pass ne parleremo solo se necessario, temo dovremo convivere con il virus per 10 anni...»), a fare la voce grossa contro l’impiego del codice Qr per bar e ristoranti sono i 5Stelle. Per il resto tra partiti e Regioni si va in ordine sparso. Letizia Moratti, vicepresidente e assessore al Welfare della Lombardia dice sì al «modello francese», ma subito dopo il suo capo leghista Attilio Fontana parla di «discussione fuori luogo». Divisioni pure nel Pd. Il ministro Andrea Orlando, capo delegazione nel governo, difende la scelta di Macron: «Onestamente non vedo una sola ragione per non prendere spunto da ciò che accade in Francia visto l’incalzare della variante Delta». Nicola Zingaretti, governatore del Lazio invece frena: «Che sul green pass si cerchi una via italiana mi sembra molto ragionevole». E di via italiana aveva parlato per prima la ministra forzista Mariastella Gelmini. Traduzione: no al codice Qr per bar e ristoranti. Segue promessa: «Troveremo una soluzione unitaria». Si vedrà, di solito a Draghi l’impresa riesce.

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 16 Luglio, 09:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA