Covid, boom di focolai tra gli ospiti delle Rsa. Ma sono immunizzati: rari i casi gravi

Infezioni nelle residenze in molte regioni. Nel Lazio in due giorni cluster nelle province di Latina e Viterbo

Venerdì 5 Novembre 2021 di Mauro Evangelisti
Covid, boom di focolai tra gli ospiti delle Rsa. Ma sono immunizzati: rari i casi gravi

«Ormai è evidente: i nuovi casi positivi di Sars-CoV-2 stanno aumentando nelle Residenze per anziani. Ci sono due possibili spiegazioni, due fattori che probabilmente si sommano. La prima è che ci sono alcune sottovarianti della Delta che hanno un trasmissibilità più alta. Penso a quella che comunemente chiamiamo Delta plus, che è almeno il 10-15 per cento più contagiosa. La seconda ragione è che gli anziani delle Rsa sono stati i primi a essere vaccinati e dunque, dopo sei mesi-otto mesi dalla seconda iniezione, compare un calo marcato degli anticorpi». Il professor Vittorio Sambri, direttore dell'Unità Operativa Microbiologia del Laboratorio Unico dell'Ausl Romagna, offre questa spiegazione per un fenomeno a cui, da settimane, si sta assistendo in tutta Italia. Nelle Residenze per anziani e nelle case di riposo è tornato a circolare, in modo intenso, il virus.

 

 

 

BARRIERA

Per questo si sta alzando una nuova barriera difensiva, con le terze dosi. Ma a volte si arriva tardi, a volte è insufficiente. «Anche se - osserva il professor Pier Luigi Lopalco, epidemiologo e assessore alla Sanità in Puglia - per fortuna vediamo un numero di decessi e ricoveri neanche lontanamente paragonabile a quelli del 2020 nelle Rsa. Sicuramente la protezione dall'infezione decade più rapidamente negli anziani, ma persiste in genere rispetto alla malattia grave. Però, certo, nei soggetti molto fragili, a volte non basta». Le segnalazioni nell'ultima settimana sono state numerose ovunque. Prendiamo il Lazio: a Tarquinia, in provincia di Viterbo, il sindaco Alessandro Giulivi, ha isolato la casa di riposo Villa Letizia, dove ci sono 14 positivi su 50 ospiti, nessuno è grave. Bloccate ora le visite dall'esterno. Situazione simile nel Sud della regione: a Lenola, in provincia di Latina, cluster in una casa di riposo, contagiati due operatori e sei ospiti, le loro condizioni per fortuna non sono preoccupanti. In Veneto, a Conselve, in provincia di Padova, un focolaio di una casa di riposo conta 60 positivi tra gli ospiti, tutti vaccinati e, grazie a questo, solo 17 sono sintomatici, solo uno è stato ricoverato. Nove contagiati a Forlì, in una piccola casa-famiglia per anziani: l'unica non vaccinata è in ospedale. Ancora: venti contagiati in una Rsa di Prato, in Toscana, solo due in ospedale. Ha spiegato al quotidiano La Nazione Paolo Migliorini, amministratore delegato della società che gestisce la struttura: «Il vaccino e la terza dose hanno assolto alla loro funzione di protezione. I positivi sono per la maggior parte asintomatici».

 

 

Undici positivi anche in una residenza per anziani a Sesto Fiorentino. L'elenco in realtà, nelle ultime settimane, sarebbe ancora più lungo. Anche i dati del report dell'Istituto superiore di sanità confermano un aumento dell'incidenza tra gli over 60. «Bisogna fare presto con le terze dosi - avverte Sambri - Sia chiaro: non significa che con le due dosi la protezione ora sia pari a zero, tutt'altro, ma teniamo sempre conto che in una Rsa vivono persone fragili, con comorbidità, è importante consolidare lo scudo contro il Covid ora che la circolazione del virus è sostenuta». A che punto sono le dosi booster per gli anziani? Siamo lontani dal traguardo. Tra gli over 80, su 4,2 milioni di persone vaccinate, solo poco più di un milione ha già ricevuto il rinforzo. Va peggio per i settantenni: su 5,5 milioni vaccinati di età compresa tra i 70 e i 79 anni, appena 200mila hanno avuto la terza dose. Certo, non sono tutti ospiti di Rsa, ma se è vero che dopo sei mesi la protezione diminuisce, per la popolazione più anziana i rischi stanno aumentando.

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 16:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA