Coronavirus, Giuseppe Conte: «Nuovo dl da 25 miliardi», ma l’opposizione: ci esclude

Giovedì 26 Marzo 2020 di Alberto Gentili
Coronavirus, Giuseppe Conte: «Nuovo dl da 25 miliardi», ma l’opposizione: ci esclude

«Con determinazione, coraggio e fiducia, restando uniti usciremo presto dall'emergenza coronavirus». Solo questa frase, in quasi 50 minuti di discorso in cui mai pronuncia la parola «opposizioni», è dedicata da Giuseppe Conte al tema dell’unità nazionale. Quello che più lo fa tremare, nelle ore in cui tornano i boatos su un governo di ricostruzione affidato a Mario Draghi. Ma inviso, oltre che al premier, anche a Pd e 5Stelle.

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In un’aula semideserta a causa dell’epidemia, con qualche deputato con la mascherina e tutti a distanza di sicurezza, il premier è chiamato a svolgere la prima informativa sui provvedimenti del governo nella lotta al coronavirus. Il suo è un discorso sulla difensiva, in cui annuncia per aprile un altro decreto «da almeno 25 miliardi», oltre alla lotta sul fronte europeo per provare a incassare i “Covid-bond”.

E il cui incipit, dopo il ricordo delle vittime accolto da una standing ovation (l’unica), è quello di chi si sente più sul banco degli imputati, piuttosto che sullo scranno riservato al presidente del Consiglio: «La storia domani ci giudicherà e ci dirà se siamo stati all’altezza», scandisce Conte, «verrà il tempo dei bilanci, delle valutazioni su quello che avremmo potuto fare e non abbiamo fatto, ma oggi è il tempo dell’azione e della responsabilità». E citando i “Promessi sposi”: «C’è antico proverbio per cui “del senno del poi son piene le fosse”». 

Conte chiarisce di ritenersi nel giusto: «Il governo ha agito con la massima determinazione e assoluta speditezza. Siamo stati i primi a dichiarare lo stato di emergenza nazionale». E sottolinea come ogni decisione si sia sempre stata basata «sulle relazioni del Comitato tecnico-scientifico», attenendosi «ai principi della massima precauzione, ma contestualmente anche quelli della proporzionalità». Da qui «la gradualità delle misure». Una risposta a chi, come Matteo Salvini e Giorgia Meloni, l’ha accusato di aver attuato il giro di vite troppo tardi. 

Conte poi ringrazia medici e infermieri, descrive la lotta contro «un nemico invisibile e insidioso che entra nelle case». Ricorda che, per contenere l’epidemia, «per la prima volta, dalla fine del secondo conflitto mondiale, siamo stati costretti a limitare delle libertà fondamentali» con dei Dpcm, «per modulare meglio le misure». Soprattutto, con puntiglio, il premier elenca i provvedimenti assunti, definendo «doveroso» il «coinvolgimento del Parlamento e delle Regioni» (altro tema delicato).

LA MOSSA DI APRILE
Pezzo forte è l’annuncio del varo del “Cura Italia bis”: «Stiamo lavorando a un nuovo decreto, di importo non inferiore ai 25 miliardi già stanziati, che possa potenziare e rafforzare le misure economiche adottate, sia sul fronte della liquidità, della protezione sociale e del sostegno al reddito, per le imprese, per le famiglie e per i lavoratori in particolare autonomi, in grado di mobilitare una cifra pari o superiore ai 350 miliardi di euro». Nello stesso decreto verrà inserito il «golden power per difendere gli asset industriali e aziendali del nostro Paese senza precluderci di allargare l’intervento ad altri settori strategici».

Non manca un avvertimento agli altri Stati europei, facendo balenare la chiusura delle frontiere una volta debellata l’epidemia: «L’Italia non potrebbe accettare che altri Paesi non siano rigorosi e non adottino la nostra soglia di precauzione massima. Immaginate la iattura di un contagio di ritorno».

LE REAZIONI
Alla fine gli applausi scattano solo dai banchi della maggioranza. Ma anche Italia Viva, con Maria Elena Boschi è critica: «Meglio una volta in più in Parlamento che una diretta Fb. Non ci giudicherà la storia ma la gente, che ha bisogno di risposte concrete». Delusa la Meloni, leader di Fdi: «Volevamo qualcosa di più, non semplici comunicazioni. Il punto è collaborare sul serio. Dall’inizio abbiamo insistito, pensando che il Parlamento dovesse e potesse fare di più».

Critica la Lega, con Salvini che decide di far parlare Guido Guidesi, deputato di Codogno: «Non abbiamo sentito un appello alla collaborazione dell’opposizione». Quella che Conte non vuole, scontendando anche il Pd: «Un tavolo unitario è un’esigenza assoluta», dirà in serata Andrea Orlando.
Alberto Gentil

Ultimo aggiornamento: 11:26 © RIPRODUZIONE RISERVATA