A spaventare di più non è stata la richiesta di denaro - pretendeva pochi soldi - quanto più il modo con cui ha minacciato il titolare di una barberia di Prati. «O mi paghi subito e mi dai quello che ti ho chiesto, oppure ti ammazzo e poi torno e do fuoco al locale». È pieno giorno quando M.
LA DINAMICA
Il titolare all’inizio ha provato a farlo uscire, non c’erano clienti in quel momento ma il 30enne non ne voleva sapere e ha continuato a minacciarlo fino a quando la vittima ha alzato il telefono e chiamato i carabinieri. A quel punto l’uomo è uscito dalla barberia ma con la stessa calma con cui era entrato: non ha distrutto nulla, ha voltato le spalle al proprietario del negozio ed è uscito camminando. Tuttavia dopo pochi minuti è stato rintracciato da una pattuglia del Nucleo Radiomobile dell’Arma che, impegnata nel controllo del territorio, ha immediatamente raccolto la segnalazione riuscendo a fermare il 32enne non molto distante dall’attività commerciale. È stato fermato con l’accusa di tentata estorsione ma anche con i militari non ha avuto atteggiamenti sconclusionati e non ha detto, come era prevedibile, nulla in merito all’episodio avvenuto poco prima. La vittima ha presentato regolare denuncia, l’arrestato è stato trattenuto in caserma e successivamente condotto a piazzale Clodio per il rito direttissimo. Al termine dell’udienza l’arresto è stato convalidato e al 30enne è stato imposto il divieto di avvicinamento alla vittima. Da successive verifiche però sembrerebbe che altri possano essere i commercianti della zona taglieggiati in passato e che dunque, non fosse questa la prima tentata estorsione compiuta dall’uomo.
LE INDAGINI
Stando infatti ai racconti di diversi negozianti del quartiere, il 30enne era stato visto già nelle scorse settimane aggirarsi per Prati e nell’area di San Pietro pur essendo residente, come accerteranno i militari, in una zona ben più lontana. Non si può dunque escludere che l’uomo avesse scelto proprio quest’area da sempre ad alta densità turistica e con un nutrito numero di attività commerciali per compiere o tentare delle estorsioni. Dagli accertamenti risulta essere un cosiddetto “cane sciolto” senza legami anche solo indiretti con membri od appartenenti a gruppi criminali più strutturati. Ma ciò non mitiga la gravità della tentata estorsione ai danni del barbiere né esclude, appunto, altri episodi. Si sta dunque cercando di far chiarezza e capire se esistano casi analoghi firmati sempre dalla stessa persona e magari non denunciati per diverse ragioni, a partire dalla paura che comunque l’uomo potrebbe aver indotto. C’è sicuramente un aspetto che riguarda la criminalità da strada e che, anche al termine della pandemia da Covid-19, ha fatto aumentare i casi delle tentate estorsioni compiute pure da singoli soggetti e quindi non da gruppi più o meno strutturati. Un esempio su tutti anche le truffe in danno per lo più agli anziani dove le vittime, raggirate, in più di un’occasione sono state minacciate seguendo il “protocollo” che si confà ai metodi estorsivi.
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