Salvini, il figlio Federico rapinato in strada: «Minacciato con una bottiglia di vetro rotta». Il ministro: «A Milano capita a tanti»

L’allarme dato dalla scorta del ministro, che attacca Sala: «A Milano capita a tanti»

Lunedì 26 Dicembre 2022
Salvini, il figlio rapinato in strada a Milano: «Minacciato con una bottiglia»

Erano in due, gli si sono avvicinati con una scusa. Hanno borbottato qualcosa, forse hanno chiesto una sigaretta. Poi, una volta ottenuta la sua attenzione, però, gli hanno puntato al collo un coccio di bottiglia e si sono fatti consegnare il cellulare. A finire nel mirino dei rapinatori di strada, stavolta, è stato Federico Salvini, figlio del vicepremier e ministro delle Infrastrutture. Il colpo è stato messo a segno a Milano la sera del 23 dicembre, intorno alle 20, quando il 19enne stava raggiungendo il padre per la cena. Si trovava a piedi in via Palma, nella zona ovest della città, ed è lì che è stato approcciato da due nordafricani con la classica tecnica utilizzata ogni giorno per decine di piccole rapine. Non avendo nemmeno il tempo di reagire e senz’altro scosso dalla minaccia, il figlio del leader della Lega ha consegnato il cellulare e poi si è recato a casa dal padre: da qui, dalla scorta del ministro, è quindi partita la chiamata alla polizia. Il giorno seguente, poi, il telefono è stato recuperato.

LA REAZIONE
Chi ha preso di mira Federico Salvini probabilmente non lo ha riconosciuto. Non vi sarebbe alcuna ragione politica dietro all’episodio, ma soltanto la semplice sfortuna che investe chiunque finisca vittima di questo tipo di reati. «È capitato a lui come, purtroppo, capita a tanti a Milano», ha commentato ieri il papà Matteo, sottolineando che «fortunatamente non si è fatto male nessuno». Sì, perché i due malviventi gli hanno puntato alla gola un frammento di vetro, ma non appena il 19enne ha messo nelle loro mani il proprio cellulare, questi si sono allontanati a piedi e lo hanno lasciato andare. Fortunatamente solo un grande spavento. Senza la possibilità di avvertire nessuno, il giovane Salvini ha raggiunto in fretta il padre e gli ha raccontato l’accaduto. L’allarme è stato lanciato subito dopo dalla scorta del vicepremier e sul posto sono arrivati gli agenti delle volanti e della Squadra mobile di Milano, guidati dal dirigente Marco Calì. La dinamica della vicenda appare del tutto lineare. Come da prassi, hanno preso il via le indagini. Il cellulare di Federico Salvini è risultato spento e i poliziotti non hanno potuto servirsi della geolocalizzazione per tentare di rintracciarlo. Dopo avere sentito il racconto del ragazzo, quindi, la zona intorno a via Palma è stata passata al setaccio e gli agenti hanno anche acquisito le immagini delle telecamere di videosorveglianza che potevano avere immortalato i rapinatori in fuga. Dei due, però, non sembra esserci alcuna traccia, così come del telefono del 19enne. Questo, almeno, fino al giorno dopo. Il 24 dicembre.

IL RITROVAMENTO
È la vigilia di Natale, quando il commerciante di un piccolo negozietto del quartiere chiama il 112. Agli operatori del centralino riferisce che un cliente si è presentato poco prima nel suo esercizio commerciale, offrendogli un telefono in ottime condizioni, quasi nuovo, a un prezzo molto ridotto. Insospettito dall’affare (troppo strano perché fosse tutto regolare), il cittadino egiziano, titolare del minimarket, decide di allertare le forze dell’ordine e segnalare l’episodio. Ha ancora con sé il cellulare, lasciato nel suo negozio dal falso cliente con l’obiettivo di invogliarlo all’acquisto. All’arrivo della polizia, gli agenti lo prendono in consegna ed emerge presto che si tratta proprio di quello di Federico Salvini, rubato appena 24 ore prima. Ieri, padre e figlio insieme si sono presentati presso la questura di Milano per la restituzione del telefonino. Gli investigatori sono ancora sulle tracce dei malviventi. Più volte il leader della Lega ha lanciato l’allarme sicurezza nel capoluogo lombardo. «Milano è degenerata ormai da tempo», scriveva su Twitter a inizio novembre. «Nel frattempo il sindaco di sinistra Giuseppe Sala fa finta che vada tutto bene. Pugno duro contro delinquenza e illegalità». L’estate scorsa, poi, quando sul tema era intervenuta anche l’imprenditrice Chiara Ferragni, Matteo Salvini aveva condiviso il suo appello sulle proprie pagine social, sollecitando il sindaco di Milano e l’allora ministro degli Interni Luciana Lamorgese: «se ci sono battano un colpo, altrimenti si facciano aiutare».
 

Ultimo aggiornamento: 28 Dicembre, 09:27 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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