Coronavirus, parlamenti europei in ordine sparso l'Italia non chiude, Parigi solo a metà e la Gran Bretagna fa finta di niente

Venerdì 20 Marzo 2020 di Mario Ajello
Con la mascherina in aula alla Camera

La Spagna ha chiuso le Cortes e la Francia ha quasi azzerato l’Assemblea Nazionale. Ma l’Italia non chiude le Camere. L’Europarlamento ha deciso il voto da remoto per le decisioni di Strasburgo e Bruxelles (e un clic sarà il sì o il no alle misure d’emergenza prese dalla Ue, nello scrutinio del 26 marzo). Ma l’Italia tecnologicamente attardata probabilmente andrebbe in tilt (non si può comunque tentare?) se il decretone da 25 miliardi per salvare il nostro Paese dal virus e l’iter parlamentare di questa simil Finanziaria comincia la prossima settimana con tutto il suo carico sovrabbondante di 127 articoli più la montagna di emendamenti, venissero scrutinati on line da casa da parte degli onorevoli. L’anomalia italiana è che i parlamentari, per non farsi sbranare dall’ideologia anti-casta ancora vitale (ecco, li vedete, i soliti fannulloni!) fingono di voler essere al loro posto di lavoro sempre e comunque, appellandosi alla Costituzione anche se la Costituzione quando dice che in caso di emergenza nazionale gli eletti devono essere in Parlamento non specifica (come osserva un gran giurista come Sabino Cassese) che lo debbano essere fisicamente. 

MODELLO UK
In ogni caso, occhio all’Inghilterra. Lì, la strategia di Boris Johnson per Westemister per ora è simile a quella che il premier britannico adotta per i pub: resta tutto aperto, ma please, andate in Parlamento o a prendere una birra il meno possibile. Almeno così per ora, perché poi si sa la forza d’espansione di Convid-19 e le decisioni più morbide o irresponsabili possono essere indurite nel giro di poco. 

LA SOLUZIONE FRANCESE
La soluzione francese sembra essere la più razionale e sostanzialmente, se i partiti in Italia funzionassero, si potrebbe praticare anche da noi. Oltralpe s’è deciso di ridurre le presenze tenendo le proporzioni tra i gruppi e si è arrivati a questo accordo tra le forze politiche: in aula votano i vari provvedimenti un massimo di tre membri (presidente e due deputati) per ogni gruppo, per un totale di 24 deputati. Il voto a distanza invece è stato scartato perché il regolamento in vigore nell’Assemblea nazionale avverte che «lo scrutinio in quest’aula è espresso da uno spettacolo di mani, o da seduti o in piedi, o comunque da un voto visibile dallo sguardo di tutti». Però un Parlamento in cui in questa fase d’emergenza votano in 24 -  gli altri possono comunque essere presenti sia pure a distanza di sicurezza -  è un segno di novità. Del resto in Francia la concezione del parlamentarismo è sempre stata piuttosto elastica. Basti pensare che al tempo della rivoluzione francese il Giuramento della Pallacorda - scritto da Jean-Baptiste-Pierre Beviére - stabilì che l’Assemblea nazionale potesse riunirsi ovunque le circostanze lo richiedessero. Perfino in uno stadio. Come se oggi il Parlamento italiano si potesse riunire allo stadio del tennis, dove comunque c’è il sole e il sole come si sa è nemico del Coronavirus, o al Palasport di Roma come propone il senatore Quagliariello sostenendo che siccome è più ampio di Palazzo Madama e di Montecitorio la distanza di sicurezza tra gli eletti potrebbe essere rispettata con facilità e senza contingentare le presenze.
E viene da chiedersi, guardando l’esempio francese: chi ha detto che da noi Senato e Camera non potrebbero funzionare bene con una ventina di parlamentari a testa? Specie la Lega, ma anche parte della sinistra appellandosi come al solito alla sacralità della Costituzione che in questo caso pare entrarci poco, resistono alla razionalizzazione dovuta all’emergenza. Ma si vedrà. Resta il fatto però che a suo tempo Berlusconi - subito sbranato - aveva proposto un‘idea non scartabile a priori in questa fase: far votare in aula soltanto i capigruppo. 

L'IRAN CHIUDE TUTTO
Allontaniamoci un po’, e vediamo il caso dell’Iran, dove diversi deputati e alti funzionari di Teheran sono stati attaccati dal Coronavirus. Laggiù, chiusura totale del Parlamento fino a data da destinarsi. In Israele, la Knesset per volere del presidente del Parlamento uscente è sbarrata, tra polemiche furibonde di tipo politico e giuridico, ma lì il problema del virus s’unisce a quello della transizione e della formazione del governo dopo il recente voto politico. E tornando qui in Europa, nel caso dell’Olanda la maggior parte dei dibattiti nella Tweede Kamer, la Camera bassa, saranno annullati nelle prossime settimane come ha appena annunciato la presidente di questo ramo del Parlamento, Khadija Arib. Continueranno solo le sedute necessarie, inclusa una sul Coronavirus in programma mercoledì ma il tam tam tra i parlamentari è che sarebbe bene fosse presente solo una delegazione a rappresentanza di tutti. Anche il Senato in Olanda ha deciso di restare chiuso. 
E l’idea della Commissione speciale lanciata qui da noi dal presidente della Camera, Roberto Fico, ossia di un organismo che riassuma con numeri ristretta l’attività del plenum, come avviene ad inizio legislatura quando le commissioni parlamentari non sono ancora insediate? Una ipotesi del genere in Spagna (che ha quasi 30mila contagiati, mentre l’Italia ne ha quasi 40mila) è stata valutata ma anche scartata. In favore della chiusura di ogni attività almeno per 15 giorni. La misura è stata decisa giovedì dopo la diffusione della notizia della positività di Irene Montero, ministra dell’Uguaglianza e parte della direzione di Podemos, partito di sinistra radicale che fa parte del governo insieme ai Socialisti. Montero, che comunque ha scritto di stare bene, è anche la compagna di Pablo Iglesias, leader di Podemos e vicepresidente del governo. Tutti i membri del governo saranno ora sottoposti al tampone (in Italia invece lo hanno per lo più solo i senatori, e non tutti). 

SERRATA TEDESCA
In Germania, la serrata totale di tutte le attività lavorative e civili - nonostante la Merkel sia in allarme e dica che il 60 per cento dei tedeschi possono assere aggrediti dal virus - ancora non c’è e intanto il presidente del Bundestag, Schäuble, ha inviato una lettera a tutti i deputati in cui ha sottolineato la necessità di affrontare responsabilmente la crisi ma in modo prudente. “Oltre alle misure necessarie alla protezione della salute, la massima priorità – ha scritto il presidente - è quella di mantenere la capacità dell’organo costituzionale di agire”. La settimana di sessione dal 23 marzo, cioé lunedì prossimo, dovrebbe aver luogo ma tutto può cambiare anche all’ultimo momento. I capigruppo sono in allerta permanente. Con loro, il presidente Schauble deciderà basandosi sulle informazioni aggiornate fornite dal governo federale e dai competenti organi responsabili a livello federale e statale, come ad esempio il Robert Koch Institute.
E comunque diverse precauzioni sono state adottate già questa settimana al meraviglioso (si pensi alla cupola di Norman Foster) Bundestag berlinese. Sono state chiuse (appunto) la cupola e la terrazza sul tetto, eventi e visite sono stati annullati, sono state cancellate le trasferte delle delegazioni parlamentari, e così i viaggi delle delegazioni di europarlamentari sono limitati al necessario, mentre per quanto riguarda le votazioni le urne sono state poste a grande distanza l’una dall’altra e il periodo di votazione esteso a due ore in modo che i parlamentari possano mantenere la distanza interpersonale di sicurezza.
“Lo sviluppo dinamico in corso rende comunque necessario rivalutare la situazione ogni giorno”, scrive il Presidente Schäuble ai deputati. E questo tipo di allarme, per ora non si chiude ma dopo chissà, vige anche in Gran Bretagna dove comunque per ora sono sbarrate le scuole. In Grecia, il Parlamento non è chiuso ma lavora a ranghi e a scartamento ridotto, pochi deputati che votano in rappresentanza di tutti. E Ekaterini Sakellaropulou, la prima presidente donna del Parlamento greco nella storia di questo Paese, ha appena giurato nell’assemblea ateniese con una cerimonia abbreviata e con il numero dei presenti ridotto da mille a poco più di 150 per paura del contagio. Eppure, in Grecia ci sono appena - si fa per dire - 117 casi registrati di Coronavirus, niente rispetto all’Italia. Il governo ha chiuso scuole tribunali, cinema, teatri nel tentativo di contenere l’epidemia e quanto all’assemblea legislativa s’è deciso che voterà soltanto un progetto di legge a settimana e a ranghi ridotti. 

LA MORALE ITALIANA
La morale di questa storia, la cui conclusione purtroppo non si sa quando sarà, è che i parlamenti europei si muovono in ordine sparso. E che le Camere italiane nonostante la particolare virulenza del morbo nel nostro Paese non sembrano aver preso il toro, ossia il virus, per le corna. Eppure, basta leggere i libri di storia o conversare con qualche anziano onorevole, durante la Prima Repubblica decisioni anche cruciali per la nazione venivano prese con votazioni in cui partecipavano in pochissimi. Bastava l’accordo tra i grandi partiti, Dc e Pci, e spesso l’accordo c’era, perché nessuno chiedesse il numero legale. E tutto si risolveva presto e bene. Ma ora i partiti praticamente non ci sono più e spesso bisogna farsi dare lezioni dall'estero. 

Ultimo aggiornamento: 20:45 © RIPRODUZIONE RISERVATA