Ora solare, stanotte dormiremo un'ora in più: l'illusione di controllare il tempo

Stanotte sposteremo le lancette indietro recuperando i sessanta minuti che ci erano stati sottratti a fine marzo. Una convenzione introdotta in Italia nel 1966 ma che ha origini molto più antiche. E che oggi si vorrebbe abolire

Sabato 30 Ottobre 2021 di Carlo Nordio
Ora solare, stanotte dormiremo un'ora in più: l'illusione di controllare il tempo

Questa notte dormiremo un'ora in più. Oppure, a seconda delle prospettive, ci riprenderemo l'ora di vita che ci era stata sottratta alla fine di marzo, con l'introduzione dell'ora legale. Ammesso che Cloto, quella delle tre Parche che tesseva il filo di ogni esistenza, tenga conto delle nostre convenzioni, dovrà riavvolgere, sia pure provvisoriamente, la fatale matassa. Del resto anche la lunghezza del filo dipende dalla nostra soggettività: «Tempus - diceva Sant'Agostino - est distensio animi». Quando, nel 1966, l'ora legale fu introdotta in Italia, sembrò una novità assoluta e quasi stravagante, benché fosse già stata adottata in varie circostanze precedenti. In effetti era vecchia di quasi due secoli, e vale la pena di rievocarne l'origine.

 

L'INTRODUZIONE

L'idea era nientemeno che di Benjamin Franklin, uomo politico, scrittore e scienziato americano, inventore del parafulmine, della sedia a dondolo e delle lenti bifocali. Questo instancabile e poliedrico Archimede Pitagorico aveva ritenuto irragionevole che la popolazione dormisse con il sole alto, per poi lavorare a lume di candela, e quindi propose di spostare in avanti, nei mesi estivi, le lancette dell'orologio. Fu considerato il frutto bizzarro di una mente troppo fertile, e finì dimenticato. Ma l'iniziativa sarebbe stata ripresa nel 1895 dall'entomologo neozelandese George Vernon Hudson che ne definì meglio i contorni e la funzione. William Willet se ne fece, nei primi anni del secolo scorso, tenace promotore, e nel 1916 fu introdotta nel Regno Unito. Se la guerra non poteva risparmiare vite, faceva almeno risparmiare risorse.

 

 

IL FUSO

In realtà anche l'ora solare è una pura convenzione. Poiché la terra gira, e il sole resta fermo (in realtà si muove anche lui, con l'intera galassia e il resto dell'universo) bastano pochi chilometri di longitudine per far variare la sua posizione: quando a Milano è a picco, a Venezia il mezzodì è già passato, e a Torino deve ancora arrivare. Ma per comodità ogni fuso orario indica la media del meridiano centrale. E così ha fatto anche l'Europa, a costo di creare differenze sensibili: basta guardare una carta geografica per capire che quando a Madrid il sole sorge, a Vienna è già alto. Il regno Unito, come al solito, è andato per conto suo: di conseguenza l'orologio europeo è un'ora più avanti di quello di Greenwich e di Londra. A noi sembra tutto semplice, perché l'Italia si trova in una posizione intermedia, ma più si va al nord, più la situazione si estremizza: d'inverno pochissime ore di luce, d'estate una notte corta e semiluminosa. A Kirkenes, in Norvegia, in giugno il sole non tramonta mai.

 

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L'ANTICA ROMA

A ben vedere l'ora legale è più fedele alla tradizione di quella solare. Per millenni infatti l'uomo, dedito prevalentemente all'agricoltura, ha adattato i suoi ritmi al variar dell'alba e del tramonto, senza badare alla divisione fittizia fornita dagli orologi. I romani indicavano l'ora con i numeri, a seconda del sorgere del sole: Gesù fu giudicato, ci dicono i Vangeli, all'ora terza, cioè alle nove, fu crocifisso all'ora sesta, quando «si fece buio su tutta la terra» e spirò all'ora nona, cioè alle tre del pomeriggio. Plauto, che scandiva il tempo solo in base alle esigenze del suo stomaco, maledisse «colui che inventò le ore e collocò la prima meridiana», perché aveva «frantumato il suo giorno di povero diavolo».
Comunque, in un modo o nell'altro i romani sapevano quale fosse il momento della giornata per lavorare, mangiare e riposare. In genere un araldo suonava con un corno le ore e per i ricchi esistevano orologi ad acqua, a clessidra, a fischietto. Non erano molto precisi, e Seneca scrisse che era più facile metter d'accordo i filosofi che gli orologi. Nonostante ciò, Roma costituì un impero superato soltanto, secoli dopo, da quello britannico.
L'ora legale porta indubbi vantaggi economici, e il risparmio di risorse energetiche è valutato, per il nostro Paese, in oltre 120 milioni di euro. Essa tuttavia genera, a seconda dell'emotività dei soggetti, una serie di disturbi psicofisici: insonnia, inappetenza, emicrania, calo della concentrazione, sbalzi umorali, ipertensione, asma, e, per molte donne quelli che i francesi chiamano vapeurs féminines, che provocano rossori, vertigini e svenimenti.

 

GUFI E ALLODOLE

Anche per le persone sanissime c'è qualche conseguenza. I neurofisiologi le distinguono secondo il cronotipo da gufi o da allodole: i primi si addormentano e si svegliano tardi, i secondi se addormentano e si svegliano presto: entrambi, con l'ora legale, soffrirebbero di scompensi ormonali. Probabilmente dipende anche dalla compagnia, e naturalmente dall'età; tutti conoscono l' implorazione di Giulietta affinché Romeo ritardi la partenza, perché il canto che sente è ancora quello dell'usignolo; poi riconosce che si tratta dell'allodola, messaggera del mattino e sprona l'amante a partire. Ma quelli erano gagliardi adolescenti. D'altro canto, confermando il pensiero sopra citato di Sant'Agostino, Albert Einstein invitato a definire in due parole la relatività del tempo, rispose che cinque minuti accanto alla fidanzata non sono cinque minuti con il sedere su una stufa rovente.

 

LA RISOLUZIONE

Oggi l'ora legale è sotto processo, e molti propongono di abolirla, perché l'illuminazione non è più la maggior fonte di consumo energetico, e complessivamente gli svantaggi supererebbero i benefici. Il Parlamento Europeo ha votato una risoluzione che elimina l'obbligo dei singoli stati ad adottarla, lasciando a ciascuno la libertà di scegliere, con il rischio di trovarsi i fusi orari a macchia di leopardo. Un rischio peraltro da poco, visto che fino a qualche decennio fa bisognava spostare le lancette anche varcando la frontiera di Ventimiglia, e l'Italia progrediva molto più di adesso. Forse ora l'Europa ha ben altri problemi.

 

LO SPRECO

In conclusione, la scansione del tempo non dipende dagli orologi e tantomeno dallo spostamento delle loro lancette, ma dall'uso che ne facciamo. Ammesso che ognuno di noi ne disponga, come per la matassa delle Parche, di una quantità stabilita dal destino, è nostro dovere impiegarlo bene, e goderne, nei limite del possibile e del lecito, le opportunità. Sprecarlo non sarà un sacrilegio, ma non è nemmeno intelligente, e non esiste espressione più irritante di quella di volerlo ammazzare. Anche perché, presto o tardi, sarà lui ad ammazzare noi.

Ultimo aggiornamento: 12:17 © RIPRODUZIONE RISERVATA