Musicista ucciso a Napoli, il padre: «Basta fiction sui baby criminali come “Mare Fuori”»

Il 24enne è stato ucciso da un 16enne in piazza Municipio

Venerdì 1 Settembre 2023 di Giuliana Covella
Musicista ucciso a Napoli, il padre: «Basta fiction sui baby criminali come Mare Fuori »

«La soluzione è una: togliere i figli alle famiglie malavitose. Altrimenti non ci sarà speranza per questa città. Mio figlio - un talento che avrebbe potuto far parte dell’Orchestra Sinfonica di Milano, un lavoratore, uno studioso - è morto e non so farmene una ragione». Franco Cutolo, 60 anni, regista e scenografo teatrale, è il papà di Giovanbattista, il 24enne trovato senza vita all’alba di ieri in piazza Municipio a Napoli. Uno strumentista della Scarlatti Young, a cui un ragazzino di 16 anni ha sparato uccidendolo sotto gli occhi della fidanzata inerme.

Rabbia e dolore si uniscono nelle parole di uno dei genitori della vittima, di fronte all’ennesima morte di un giovane innocente da parte di un minorenne: «Non diamo sempre le colpe alle istituzioni o alle forze dell’ordine, Napoli è alla deriva perché i criminali prevalgono e a danneggiare tutto si aggiungono fiction che sono solo strumentalizzazioni per fare audience». 

Come sta?

«Come vuole che stia? Come un padre che ha perso il figlio in modo innaturale. Non ci sono termini per definire la modalità in cui è stato ucciso: come mi hanno detto, colpito alle spalle con tre pallottole». 

Sparare a qualcuno alle spalle a 16 anni non è un po’ una modalità camorristica? 

«Sono convinto che quel ragazzino non abbia nemmeno preso coscienza di ciò che ha fatto. È uscito di casa con una pistola e quando l’ha impugnata l’ha sperimentata usandola quasi come un gioco. I veri responsabili sono i genitori». 

Suo figlio non aveva mai pensato di lasciare Napoli?

«Sì, ma lo stavo convincendo. Andando via avrebbe avuto maggiori possibilità di emergere. Pochi mesi fa era uscito il bando per la Sinfonica di Milano e lui da cornista avrebbe voluto partecipare, ma serviva la laurea così aveva deciso di concludere gli studi a breve. Dopo l’estate avrebbe dovuto fare un provino a Sanremo, ma qualcuno ha stroncato i suoi sogni». 

 

Chi era suo figlio? 

«Giogiò era un ragazzo solare, sempre sorridente, motivato, appassionato di filosofia, in particolare di Galimberti di cui aveva letto tutti i libri. Faceva anche il tutor ai bambini dei Quartieri Spagnoli. Ma soprattutto amava la musica sin dalla più tenera età. D’altronde era cresciuto in una famiglia di artisti, oltre a me gli zii Angelo, che fa il musicista e Paolo, che è un cantante al Massimo di Palermo. A 3 anni strimpellava il pianoforte mentre nel salotto di casa io facevo le prove con Peppe Barra o la Nuova Compagnia di Canto Popolare. Poi a 9 anni è venuto fuori il suo talento. Ha iniziato col piano proseguendo con il corno, che infine scelse studiando al Conservatorio di San Pietro a Majella perché era uno strumento raro. Mi disse “papà, il pianoforte lo suonano in tanti, il corno no”». 

Come ha reagito quando ha saputo della notizia? 

«Gli dicevo sempre di non rincasare di notte, perché questa città è insicura. Tanto è vero che io stesso, quando mi sono separato da sua madre 13 anni fa, sono andato via dalla zona del Cavone di piazza Dante perché ad alto rischio criminale. Ma il problema è che la criminalità è ovunque qui. Non c’è più niente da fare per Napoli». 

Che cosa intende dire? 

«Qui non possono farcela né le istituzioni né le forze di polizia, che possono anche essere 20mila tra le strade ma non si risolve il problema. Napoli è infestata da gente di malavita e anche certe serie tv non aiutano, anzi». 

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Di quali parla?

«Sono contro fiction come “Mare Fuori”, che rappresentano la strumentalizzazione della delinquenza giovanile napoletana a fini di audience. Si mira a fare numeri per lo share che danno vita a questa sub-cultura camorristica, nel senso che quando questi ragazzini si vedono sullo schermo si esaltano e impugnano una pistola uccidendo un innocente». 

Qual è la soluzione? 

«Togliere i figli alle famiglie malavitose e l’obbligo scolastico. Il 16enne che ha ucciso mio figlio che adulto diventerà? La colpa è dei genitori, è su di loro che bisogna intervenire, altrimenti quei ragazzini saranno “repliche” dei loro padri e madri. Tutto il resto, i laboratori, i progetti sono inutili, se si arriva a sparare a un ragazzo di 24 anni con tre colpi di pistola dietro la schiena». 

Cosa si aspetta? 

«Anzitutto che la giustizia faccia il suo corso. Ma mio figlio non c’è più».

Ultimo aggiornamento: 16:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA